Prima di scrivere, pensa al genere letterario

Salpare nei mari della scrittura

Per salpare nei mari della scrittura, bisogna avere una buona carta nautica, come suggerito qui, ma occorre anche scegliere l’imbarcazione più adatta.

generi1Galeone, fregata, piroga, vascello, baleniera, motoschifo (citazione dotta, in palio un tweet di riconoscenza e riconoscimento a chi arriva prima nel commentarla qui sotto)… Su cosa salire? Al timone di quale mettersi?
Per chi ha la penna in mano (o la tastiera sotto i polpastrelli) è il dubbio nella scelta del genere letterario, scelta spesso affrontata con noncuranza: mi piacciono le poesie, provo a scriverne; ora mi metto a scrivere un romanzo e, se poi dopo un po’ mi stufo, al massimo (/minimo) ne uscirà un racconto.

In realtà sarebbe più utile e divertente maturare consapevolezza anche rispetto al genere letterario in cui si inserisce il proprio testo. Non si tratta solo di un contenitore, ma è parte molto attiva di ciò che si trasmette nel complesso e ha grande influenza su molti altri aspetti della scrittura.

Il mare è aperto

Questa rilevante varietà di implicazioni non deve, però, inibire nella scelta. Infatti, la prima ragione per orientare la decisione è la propria predisposizione, dettata anche dal gusto personale.

generi2Ti senti portato e interessato a scrivere poesie? Lanciati, prova, cerca… Magari dopo averne lette molte (quantità consigliata: innumerevoli) o aver studiato come funziona “un certo metro” (altra citazione; chi la coglie?) o una qualche struttura. Eh, sì, perché anche nell’oceano delle poesie esistono mari molto diversi.

E scrivendo in prosa il soggetto che hai in mente può esprimersi meglio o peggio a seconda del genere in cui ti avventurerai. Tra un romanzo e un racconto non cambia solo la lunghezza, anche se è la discriminante più evidente. Occorrerà immaginare anche una diversa organizzazione della struttura, dello svilupparsi del tempo, dello sfaccettarsi dei personaggi (soprattutto rispetto alla loro evoluzione psicologica).
E poi ci sono tanti generi che non vengono mai considerati e che potrebbero essere un elemento di originalità o uno stimolo in più.

Se nave e capitano si riconoscono vicendevolmente

In ogni caso è sconsigliabile scegliere un genere pensando al best seller del momento.
Caro Alessio Girotti, non tramutarti in Olaf Gravesen sperando che quel tuo giallo ambientato in Monferrato abbia il sapore di un noir scandinavo.

Adattarsi a un genere in voga senza convinzione e competenze potrà forse portare qualche attenzione iniziale in più, ma rivolta a un testo che, senza passione, difficilmente riuscirà ad appassionare.
Invece, intraprendere un sentiero che si mostra congeniale a chi scrive – e alle idee che vuole esprimere – permetterà al testo di fare più strada.

Ho un amico che scrive quasi esclusivamente sonetti, struttura poetica non particolarmente diffusa oggi. Eppure, i suoi componimenti, animati dal suo stile e dal suo entusiasmo, coinvolgono e divertono e hanno già visto numerose presentazioni pubbliche e un paio di pubblicazioni.

Perciò, nell’accingerti a scrivere, curiosa tra le possibilità che ti si aprono: romanzo, fiaba, madrigale, commedia, sonetto, canzone, novella…? Fantascienza, autobiografia, allegoria, giallo, diario di viaggio, romanzo storico, ellenistico, d’avventura…?

Imparare a gestire venti e correnti

La scelta del genere non è tutta libertà e nuove scoperte: comporta – come detto – anche successive attenzioni e inoltre può essere come un po’ di esercizio in porto prima di salpare.

generi3Infatti, sperimentare vari generi – anche solo per gioco – può aiutare a scovare il proprio e aiuta a impratichirsi in alcuni elementi trasversali.

Se, per esempio, ti senti un po’ debole nella costruzione dei dialoghi, perché non sfidarti a scrivere un testo indipendente come dialogo? O Sperimentare qualche componimento teatrale di vario tipo?

E poi i generi si possono anche intrecciare, anzi le commistioni sono frequenti. Pensiamo anche solo alla parodia, con regole proprie, ma inserita sempre su un altro genere che occorrerà saper controllare bene per poterlo riproporre con ironie e arguzie.

Comincio, nel terminare, a parlare di regole, non perché vi sia una particolare rigidità collegata a ciascun genere, quanto per un imprescindibile attivarsi di aspettative nei lettori.

Ciò richiede una buona conoscenza del genere che si propone, per seguirlo o magari anche rivoluzionarlo (un esempio – per me immancabile – tra tutti: il Don Chisciotte di Cervantes, che raccoglie vari generi e li innova in un’operazione assai più complessa della semplice parodia), ma sempre all’interno di un patto tra autore e lettore, patto di cui scriveremo ancora molto…

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