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Documentati! Dieci consigli per un aspirante scrittore partendo dagli errori più comuni/2

bibliotecaInnanzitutto, ricapitoliamo. Vogliamo scrivere 10 post per segnalare ad aspiranti scrittori (e scrittori veri e propri) gli errori più comuni che notiamo nelle bozze di romanzi e racconti che ci inviano.

Il primo post (eccolo) era incentrato su uno degli errori più gravi e più difficili da risolvere: scrivere per se stessi, dimenticandosi totalmente del destinatario. Va benissimo per il tuo diario personale, ma se hai velleità da scrittore devi ricordarti sempre di avere un destinatario. E immaginartelo, rivolgendoti a lui mentre scrivi.
Ora eccoci al secondo consiglio: documentati.

Un esempio, tanto per capirci

L’altro giorno leggevo un manoscritto che ci ha inviato un ragazzo. Lui è un tizio con un’intelligenza frizzante e una grande loquacità orale che incredibilmente si tramuta in testi scritti stringati e sintetici, ma anche particolarmente espressivi. Questo ragazzo, che chiamerò Roberto, ha scritto un romanzo interessante e molto ironico che intende far pubblicare. Il protagonista è un pensionato un po’ burbero, curioso e dinamico. Fin qui tutto bene.

Ha vissuto la seconda guerra mondiale e alcuni episodi accaduti in quel periodo gli hanno cambiato la vita. soldatoQuando li racconta, però, sorgono problemi enormi: sono pagine molto belle dal punto di vista del valore letterario, ma sono tutte da cestinare. Ogni episodio è infarcito di elementi storici inesatti, di cui l’autore dà per scontata la veridicità. Per giunta, su queste inesattezze si fonda una parte importante degli accadimenti successivi.

Leggendo, volevo quasi piangere: si trattava di pagine molto, molto coinvolgenti e ben scritte, ma non c’era quasi nulla di recuperabile. E, per giunta, i tagli necessari avrebbero mutato radicalmente la trama. (In che senso? Nel senso che, per un concatenamento di azioni ed eventi diversi, il protagonista non poteva trovarsi nella città in cui era ambientato tutto il romanzo, per esempio. Per raccontare solo uno dei problemi che è emerso).

In sintesi, la mancanza di documentazione approfondita ha fatto sì che intere parti di un romanzo ben scritto siano da riscrivere. Il buon Roberto, dopo qualche giorno di sconforto, è lì che sta ripassando la storia del nord-est d’Italia durante la seconda guerra mondiale. E poi inizierà a riscrivere.

Il problema di riscrivere

La riscrittura non è un problema di poco conto: in tanti, dopo aver già scritto un testo, faticano a riscriverlo immaginando trame diverse. È normale: dopo aver scritto 30-40-50 pagine di un testo, chi ha voglia di buttare via tutto e iniziare da capo? Nessuno, quasi nessuno. (Io no sicuramente).

Inoltre, una volta che è stato scritto, un racconto è ormai cristallizzato. La tua mente non è più elastica come prima, la tua immaginazione sull’argomento si è esaurita. Non sei più capace di trovare delle valide alternative a ciò che hai già scritto.

Come documentarsi?

primoCaDocumentarsi è necessario, e sarebbe importante farlo, se ci riesci, prima di iniziare a scrivere. Io non ci riesco, lo dico chiaro e tondo, e così mi documento mano a mano che procede il romanzo. Ma se riesci a “studiare” prima di iniziare a scrivere è molto meglio: avrai più dettagli da utilizzare, più idee da sfruttare per il tuo romanzo, più informazioni da consultare nella tua mente mentre scrivi e che possono far emergere inediti particolari, utili per il proseguimento della tua storia.

Come puoi documentarti bene? Beh, di modi ce ne sono molti. Leggi, visita i luoghi di cui scrivi (o scrivi di luoghi che conosci molto bene), parla con le persone, informati su internet o rovista negli archivi.

In sintesi, il consiglio allo scrittore

Sbagliare l’ambientazione storica o l’ambiente di vita di un personaggio, anche se si trattasse solo di dettagli, è un errore gravissimo. C’è solo un modo per evitare questi problemi: documentarsi, leggendo, visitando, parlando con le persone.

3 commenti su “Documentati! Dieci consigli per un aspirante scrittore partendo dagli errori più comuni/2”

  1. Ma uno scrittore professionista non dovrebbe riscrivere il proprio romanzo almeno 3 volte? Tu stai dicendo che il libro dovrebbe già esser pronto alla prima stesura. La prima stesura non sarà mai buona.

  2. Fiorenzo Oliva

    Ciao Nordlys, grazie per il tuo intessante spunto (che ci permette, tra l’altro, di fare alcune precisazioni). Il discorso è complesso. Innanzitutto, e voglio precisarlo subito, non abbiamo mai scritto che “il libro deve già essere pronto alla prima stesura”! Al contrario, in molti post che abbiamo pubblicato su questo sito abbiamo sottolineato come un manoscritto vada letto, rivisto, rivisitato, corretto, riletto di nuovo, se necessario modificato ampiamente o addirittura stravolto. Altra cosa importante che ci terremmo fosse chiara per ogni post che scriviamo è che non esistono “ricette pronte” che vanno bene per tutti. Ogni scrittore ha le sue caratteristiche e un suo modus operandi.
    Il focus del post che hai appena letto invece invita a documentarsi adeguatamente, a essere il più preparati possibile prima di iniziare a scrivere, per evitare di dover stravolgere l’intero manoscritto non per ragioni “letterarie”, ma semplicemente perché prima di iniziare non ci si è documentati a sufficienza. L’esempio fatto sul manoscritto di Roberto è lampante in questo senso: lui ha scoperto “in corsa” aspetti fondamentali dell’ambientazione del suo manoscritto che avrebbe dovuto conoscere fin dall’inizio. Nel momento in cui Roberto avrebbe dovuto riprendere in mano il manoscritto per riscriverne intere parti, la sua fantasia si è arenata, la sua voglia è scemata, e per il momento ha abbandonato il progetto. Scrivendo il paragrafo “Il problema di riscrivere” ho provato a invitarvi a ragionare proprio su questo tema: le difficoltà che si hanno – sotto molti aspetti – a riscrivere una storia, non cambiandone solo dei particolari, ma modificando degli aspetti di base della trama. E’ un grosso problema per molti. Soprattutto per chi – come capita quasi sempre nel mondo letterario – non si guadagna da vivere scrivendo libri ma deve ritagliarsi (faticosamente, orgogliosamente, gravosamente) il tempo per scrivere in mezzo ai mille impegni quotidiani, lavorativi e non. La domanda che vorrei che si facesse il lettore di questo post dopo la lettura è: “Dopo che ho scritto un intero manoscritto avrei la voglia, il tempo, la forza, la volontà di riscriverlo interamente?”. Se la risposta è no (e di fatto lo è quasi sempre), allora un buon inizio è quello di documentarsi il più possibile su tutti i dettagli di quanto andrai a scrivere.
    Resta inteso, ovviamente, che ci sono mille altre ragioni potenziali per cui un manoscritto debba essere rivisitato, anche ampiamente. E che la prima stesura è solo l’inizio del lavoro.

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