10 consigli per un aspirante scrittore partendo dagli errori più comuni/1

scrivere3Sapete qual è il problema più grave di tanti aspiranti scrittori che inviano a equiLibri digitali i loro manoscritti? Forse la difficoltà nel costruire una trama organica e convincente? Acqua. Allora può essere la complessità nello scrivere dei dialoghi verosimili? Acquissima. Forse non avere cadute di stile? O la terribile maledizione di scrivere incipit che non stanno in piedi? Oppure, ancora, le conclusioni, banali e insipide? Niente di tutto ciò, davvero. Quelli nominati sono tutti problemi che verranno dibattuti in questo blog nel corso dei mesi, ma c’è dell’altro, qualcosa di più profondo.

Il problema vero è che molti di coloro che ci inviano il loro manoscritto per avere un parere e un aiuto professionale scrivono per loro stessi.

Non fraintendeteci: è importante scrivere per se stessi

Non fraintendeteci: è ovvio e normale che le persone scrivano per se stesse. Altrimenti che senso avrebbe farlo? Quasi per nessuno è un’attività remunerativa, innanzitutto. Ed è rarissimo diventare famosi e rispettati scrivendo. In conclusione, se non scrivete per voi stessi per chi altri dovreste scrivere?
Ora proviamo a fare un passo più in là.

Fai bene, tu, aspirante scrittore, a scrivere per te stesso. È una cosa bella e utile, e dà al tuo testo una forte motivazione. Il problema è che tanti si dimenticano totalmente di avere un destinatario. E questo non è un fattore di poco conto per un aspirante scrittore, a meno che non stia scrivendo il suo diario personale. Ma chi mai farebbe valutare a un’agenzia letteraria il suo diario personale?

Perché è un problema dimenticarsi del destinatario

Le basi di ogni teoria della comunicazione prevedono un mittente, un messaggio da inviare e un destinatario che lo recepisce. La situazione è molto chiara quando parli: ti rivolgi sempre a qualcuno. Senti cosa ti risponde, scruti le espressioni del viso, il modo di gesticolare. In qualche maniera moduli il discorso in base al tuo interlocutore.

Nello scrivere cambia tutto. È facile per te che sei davanti al computer dimenticarti del destinatario: non ce l’hai davanti mentre scrivi, né ti dà subito un riscontro di quanto ha letto. Ma se ti dimentichi di lui sorgono immediatamente almeno tre macro-problemi gravissimi (che poi ne creano una miriade di altri più piccoli). In breve:

1.Non hai un destinatario, ciò significa che sei tu il destinatario di quanto stai scrivendo.

Allora ti può capitare di scrivere cose che capisci solo tu, di essere poco chiaro nelle spiegazioni, oppure di dare per scontato ciò che in realtà è ovvio solo per te.

2.Stai scrivendo per te stesso, non hai un contraddittorio.

Sarà facile non renderti conto dei passaggi in cui sei stato banale o poco credibile. Sarà facile non accorgerti del momento in cui la tua storia è diventata poco avvincente o addirittura stancante. Sarà facile non capire quando il tuo protagonista ha un modo di esprimersi che piace tanto a te ma che è poco attinente alla sua caratterizzazione. Di esempi ce ne sarebbero milioni.

3.Scrivere pensando a se stessi e rivolgendosi a se stessi significa anche sfogarsi, confidarsi.

Le persone gli sfoghi li ascoltano da un amico, perché mai dovrebbero leggere quelli di qualcuno che non conoscono?

primoCaUn aneddoto racconta che una notte Joseph Conrad – proprio lui, lo scrittore polacco conosciuto per Cuore di tenebra –, rivolgendosi a un amico che lo aveva appena lodato per il suo ultimo libro, rispose: “Che meravigliosa notizia sapere che apprezzi il mio libro! Perché si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore”.

Uno scrittore scrive sempre a qualcuno

Uno scrittore, quindi, narra sempre a qualcuno. Se non altro perché ritiene che qualcuno prima o poi debba leggere il suo libro (o il suo racconto).

Ecco, quindi, il primo consiglio, caro aspirante scrittore: immagina il tuo lettore, pensalo a fianco a te mentre stai scrivendo.  All’inizio non sarà facile, ma ti sarà utilissimo. Inizialmente non pensare a una tipologia precisa di lettore (laureato o con la licenza elementare, maschio o femmina, ecc.). Pensa solo ad avere una prima basilare attenzione nei confronti della tua scrittura, immaginando qualcuno (il tuo partner o un’amica, ma anche Napoleone o Bruce Springsteen, poco importa) accanto a te che legge quello che stai scrivendo.

Una persona che si emoziona o si stufa, che vorrebbe farti delle domande perché magari ha dei dubbi o perché nelle tue parole ha colto delle discordanze. Una persona che ride quando scrivi una cosa buffa e piange quando narri le vicissitudini dolorose del tuo protagonista. Qualcuno che – capita spesso! – può avere anche delle difficoltà a seguire la narrazione. In pratica, una persona che puoi immaginarti quando vuoi e che ti aiuti a ricordare che un conto è scrivere solo per te stesso, ben altro conto è scrivere rivolgendoti a qualcun altro.

C’è poi anche chi si immagina lettori diversi per libri diversi, o anche solo per diverse fasi della narrazione. Primo Levi, per esempio, in L’altrui mestiere, ha raccontato: “Inguaribilmente, nella prima stesura io mi indirizzo a un lettore ottuso, a cui bisogna martellare i concetti in testa”. Nella stesure successive (e revisioni di quanto scritto), invece, Levi si immaginava un altro tipo di lettore, più intuitivo e agile, che gli permettesse di avvicinarsi il più possibile “a quello che, più o meno consapevolmente, è il mio traguardo, quello del massimo di informazione con il minimo ingombro”.
Levi, quindi, immaginava lettori diversi per narrazioni diverse.

In sintesi, il consiglio allo scrittore

Quindi, riassumendo: scrivi pure per te stesso, ma rivolgiti sempre a un lettore. All’inizio sarà difficile, ma eviterai un sacco di problemi nella narrazione.  (A noi è capitato più volte – per grattacapi simili – di suggerire agli autori la revisione totale di interi capitoli di un manoscritto… meglio lavorarci subito, no?).

4 Comments

  1. Sovraccoperta
  2. Nordlys

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