Il cafone letterario – Un’introduzione

Ospitiamo una nuova rubrica, a cura di Matteo Miceli… Può essere fuorviante presentarlo, giacché imparerete a conoscerlo; a partire da questa introduzione…

 

L’idea nasce da Facebook e dalla lettura di un libro di Eugenio Scalfari; lo dico subito, così sgombro il campo dall’idea che possa essere una cosa seria.

Un elenco di libri fatto con brutale sincerità

kafka-doodle

Un disegno di Franz Kafka, forse raffigurante qualcuno che si spreme le meningi per rispondere a una catena di Facebook (a confronto Il processo è quasi una bazzecola).

Tramite Facebook sono stato coinvolto in una di quelle catene per cui l’utente di turno risponde a tot domande su di sé, quindi chiama in causa alcuni malcapitati che a loro volta ne nomineranno altri e così via, sin quando il circolo mefistofelico non verrà interrotto da qualche eroico utente; in questo caso, la catena era “elenca i 10 libri che ti hanno segnato di più” o qualcosa del genere.

Ora, prima che capitasse a me ho letto un sacco di elenchi del genere in giro per le bacheche di Facebook, tutti colmi di titoli importanti e impegnati che appaiono spesso nelle antologie di storia della letteratura.
Elenchi che a tratti trovavo… sospetti, insomma.

Sono una brutta persona? Probabile.

Però ho scoperto che pensare con calma e in assoluta quanto brutale sincerità ai libri che davvero hanno, più degli altri, lasciato un segno sulla mia persona era divertente quanto interessante: Madame Bovary è stato senza dubbio una lettura appagante, ma davvero è stato più influente sulla mia vita rispetto al libro sui pesci d’acquario che ho letto e imparato in buona parte a memoria quando avevo pressapoco nove anni? In ultima istanza, se sono finito a studiare Biologia e poi Chimica in buona parte è merito (responsabilità, diciamolo pure) di quel libercolo di autori misconosciuti.

pesci d'acquario

… quale avete letto?

bovary

E voi…

Cuore di Tenebra è, adeguatamente contestualizzato, una lettura magnifica, ma mi ha davvero detto qualcosa che già non sapessi? Forse il primo librogame che ho comprato ha, di fatto, segnato me e la mia vita molto di più, non fosse altro perché ha aperto la strada ai successivi centosettantanove. E comunque se dovessi scegliere fra il ricevere una stretta di mano da Joe Dever o da Joseph Conrad non avrei alcun dubbio.

Tutto ciò poteva essere sgradevole, ma era indubbiamente molto vero; sono certo che i grandi titoli, ciò che si “deve” leggere,
abbiano autenticamente influenzato l’esistenza altrui, ma così per me in gran parte non è stato. E avevo il sospetto che la stessa cosa valesse per molte altre persone.

Essendo innamorato delle verità detestabili, mi sono fiondato a scrivere quello che ritenevo essere l’elenco delle dieci letture più influenti sulla mia esistenza (e per l’occasione rendo pubblico il post su Facebook, potete trovarlo qui. Occhio che è scritto senza filtro). Eccolo:

 

pop up dinosauri

Questo post è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per i dinosauri e i classici (superando l’estinzione).

La Scimmia Nuda – Desmond Morris
Alla ricerca delle coccole perdute – Giulio Cesare Giacobbe
Dinosauri – animali di tanto tempo fa – National Geographic Society
I Pilastri della Terra – Ken Follett
Cujo – Stephen King
Il Ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde
L’Altare del Sacrificio – Joe Dever, Gary Chalk
Oceano Mare – Alessandro Baricco
I Pesci d’Acquario – aa.vv.
La Commedia – Dante Alighieri

 

Una cosa, eufemisticamente, sconfortante, lo so. Tra l’altro scritta malissimo, con il “meno” fra titolo e autore, messi in ordine casuale e senza alcuna altra indicazione bibliografica utile. L’accademia rabbrividisce.

 

Paura che i barbari comincino a leggere? Eccoci!

In seguito alla pubblicazione di questo guazzabuglio pseudoletterario (e alle repliche divertite dei miei amici), però, mi resi conto di un’altra profonda verità: molti, moltissimi libri classici io semplicemente non li ho letti. Con “classico” non intendo semplicemente “opera che nel trasmettere il proprio contenuto trascende il contesto personale e storico in cui è stata scritta”, ma anche “romanzo considerato fondamentale nella formazione dei giovani intellettuali”. Il che da un lato potrebbe spiegare il mio attuale status di non intellettuale, dall’altro ci riporta al secondo genitore della chimera di idea che sto per esporre: la lettura del libro di Scalfari.

Il che è ben più grave.

Diderot

Diderot in imbarazzo: vorrebbe alzarsi e andar via, ma è troppo educato per interrompere l’eloquio altrui.

Il libro in questione è Per l’alto mare aperto, un terrificante viaggio allegorico nel corso del quale Scalfari si fa accompagnare da Diderot (se non ricordo male… non ho intenzione di riaprirlo per controllare, abbiate pazienza) in un trip onirico-lisergico nel corso del quale ripercorre la storia della modernità, arrivando a concludere che per quelli come lui, formatisi in un certo modo e su certe opere, sta “calando il dominio dei barbari”, ed essi sono destinati a perire.

Certo.

Eccomi.

Perché è vero che il libro è un’incontenibile eruzione dai forti connotati autoreferenziali in cui a tratti il fondatore di Repubblica pare trastullarsi vessando il lettore incolpevole con l’ennesimo pedante sfoggio della propria colossale cultura letteraria, ma è anche un’ottima occasione per riflettere circa un fatto evidente, o almeno lo è stato per me: quanto la mia formazione assomiglia a quella degli intellettuali di due generazioni fa? Quanto la mia cultura è fiorita sui (pur preziosissimi) libri di saggistica e quanto affonda le proprie radici nel terreno eternamente fertile delle grandi voci del passato? Quanti dei grandi libri senza tempo ritengo di conoscere senza però averli mai aperti per davvero, ma avendone avuto esclusivamente un racconto filtrato da un’insegnante di letteratura o da un riassunto e qualche stralcio del monumentale Baldi?

Parecchi.

E – peggio di tutto – quanti di noi trentenni considerati di buona cultura, preferibilmente versati in quelle che adesso vengono considerate le desiderabili arti tecnico-scientifiche , giacciono nelle stesse condizioni? Stiamo forse diventando una generazione di incolti, formatisi sui riassunti delle opere, piuttosto che sulle opere stesse? Siamo ricchissimi di nozionismo internettaro (che peraltro apprezzo molto, sia chiaro), ma poveri di quella conoscenza forse parziale ma ricca di coerenza, di stimoli alla bellezza della composizione letteraria, anestetizzati e incapaci di percepire e dunque apprezzare le sottile finezze delle infinite varietà stilistiche?

Ovviamente non ne ho idea.

Qualche sospetto sì però, lo ammetto.

Tuttavia ciò non è così rilevante: non ho alcuna pretesa di universalismo, l’importante è che, una volta realizzata l’esistenza di questa distanza, dopo l’iniziale momento di profondo sconforto e di rimuginio circa le occasioni perse, il tempo che non tornerà e altre menate del genere, mi si è ridisegnato il sorriso sulle labbra.

… e vedere l’effetto che fa. [“Leggo” anch’io! No, tu no!]

Perché è l’occasione perfetta per divertirsi a fare un esperimento: vedere che effetto fa leggere almeno alcuni di questi monumenti della letteratura mondiale che mi mancano, raccontando via via il processo; è pur vero che qualcuno dei “grandi” l’ho letto, ma la lista di ciò che mi manca è pressoché infinita. E poi… e poi può essere l’occasione di raccontare una storia divertente e, perché no, edificante: narrare che cosa capita a leggere Hugo o García Márquez a trent’anni passati, non al liceo “quando lo si dovrebbe fare”, ma rispondendo unicamente a un desiderio personale, in seguito a una decisione presa in totale libertà.

Dostoyevsky_on_his_Bier,_Kramskoy

Dostoevskij è morto o sopravvive nelle sue opere? O è proprio vivo e finge di dormire solo per non finire come Diderot, incastrato in interminabili disquisizioni?

In pratica, dunque, leggerò una serie di classici, arbitrariamente individuati di volta in volta in base al sacro principio del “leggo un po’ il cavolo che mi pare” e con scadenze allegramente stocastiche (un progetto che poggia su solide basi, insomma). Quindi mi avventerò su equiLibri digitali, che ha avuto la scellerata idea di acconsentire a ospitarmi, e ne imbratterò il blog raccontando da un lato come è andata in pratica, dall’altro parlando del libro attraverso il mio particolare filtro.
Ovviamente non posseggo né i mezzi né la volontà di fare una vera e propria critica ad autori come Dostoevskij o Kafka (che cito appaiati per via della gran quantità di “k” che mi permettono di inserire su un blog letterario), semplicemente farò le proverbiali quattro chiacchiere circa lo stile, i contenuti e cercherò di dare un volto ed un nome a quella “classicità” che troppo spesso aleggia al di sopra di certe opere ma di rado viene “messa sul tavolo”.

E io, probabilmente, sul tavolo ce la sbatterò proprio.
Povero Kafka.

 

5 Comments

  1. Matteo

Facci sapere cosa ne pensi