penne colorate

10 regole per lavorare nell’editoria

2579630425_de8660e1691. Ricorda sempre chi è l’autore

Non dimenticarlo mai: il testo è dell’autore, tu sei al servizio del testo e lavori dietro le quinte.

2. Non pensare di fare un lavoro creativo

Anche se a molti piace pensare che lavorare con i libri sia un lavoro creativo, non è così. Sei un operaio dell’industria culturale, anche se pensi di non esserlo.

3. Scordati di santificare le feste

Sabati e domeniche saranno giorni lavorativi, per non parlare delle notti. Non sei né un medico né un infermiere, ma le urgenze sono più frequenti in casa editrice che in ospedale.

4. Il mondo dell’editoria non è magico

Anzi, non esiste nessun mondo dell’editoria. In redazione non si fa colazione disquisendo di Murakami né si pranza recitando sonetti. È un lavoro, punto.

5. Ricorda che “pubblicare” ha un significato

Pubblicare significa rendere pubblico. Tieni a mente il pubblico di riferimento. Non pensare di essere – solamente – tu il destinatario del testo.

6. Tu sei il migliore alleato dell’autore

Perché correggi i suoi errori, gli segnali le incongruenze, verifichi le fonti che ha usato e suggerisci all’autore il modo migliore per trarsi d’impiccio di fronte agli ostacoli della comunicazione.

7. Ma sei anche il suo incubo

Perché gli imporrai tempi strettissimi e lo obbligherai a rivedere i suoi testi fino alla vittoria – tua – per sfinimento.

8. Usa tutti gli attrezzi nella tua cassetta

Usa la pialla per sgrossare, usa un bulino per decorare. Evita come la peste di normalizzare un testo secondo i tuoi personali gusti.

9. Non ti fidare della memoria

Soprattutto quando sei arcisicuro di un’informazione, una data o un luogo. Controlla sempre su più fonti. No, Wikipedia da sola non basta quasi mai.

10. Il libro di carta non è un feticcio

E il computer non è il demonio. Impara a usare tutte le tecnologie, l’era di Gutenberg è agli sgoccioli, mica vorrai smettere di seguire le altre nove regole?

 

3 commenti su “10 regole per lavorare nell’editoria”

  1. sì, sono convintissimo – da redattore – di essere un operaio dell’industria culturale (splendida definizione!), ma… voglio un degno sindacato! Può essere equiLibri digitali?

  2. alessandro wei

    In linea di massima questi 10 punti sono condivisibili, ma mi sembra che la facciate troppo cruda. Lavoro in una piccola agenzia editoriale e non ho trovato altrove ambienti altrettanto stimolanti e ricchi di spunti culturali: il lavoro è duro e spesso monotono, ma ci si arricchisce anche in cultura, in rapporti professionali spesso improntanti alla condivisione del sapere. Gli autori con cui ho a che fare non sono dei fanatici della perfezione ma spesso accettano la creatività dell’editor di buon grado.

  3. Il taglio del post è ironico. Certo meglio una casa editrice di una miniera di sale 🙂
    Nel contempo volevamo cercare di smitizzare il lavoro “culturale” riportandolo, appunto, alla sua dimensione di lavoro. Lavoro che ci appassiona, sia chiaro!

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