Tramando la trama: consigli sparsi per un aspirante scrittore

Daniel Pennac

Daniel Pennac via Flickr

Sembra leggenda ma i protagonisti di questa storia giurano sia successo sul serio. Daniel Pennac si fa prestare da suo fratello Guerra e pace. Nel dargli il libro, il fratello di Pennac azzarda anche a formularne la trama. Ora, non so se tu che stai leggendo questo post l’hai mai letto il romanzo di Tolstoj… Io no, ci ho provato due volte e infine l’ho ascoltato in mp3 in versione ridotta grazie ai tipi di Radio Fahrenheit. E mi è piaciuto molto, devo dire, nonostante le ovvie difficoltà. Se dovessi raccontarne la trama ci impiegherei una decina di minuti abbondanti. Il fratello di Pennac, invece, ha spiegato che Guerra e pace è “la storia di una ragazza che ama un tizio e poi ne sposa un terzo”. [Leggi Pennac D., Come un romanzo, se vuoi saperne di più.]

Che cosa significa questa storiella?

Significa che innanzitutto non devi spaventarti se a un certo punto della narrazione ti accorgi che il tuo manoscritto ha una trama molto simile a quella di un romanzo che hai già letto: ci sono infiniti romanzi molto simili nella trama a infiniti altri. Quanti libri, per esempio, hanno la stessa identica trama della sintesi proposta dal fratello di Pennac per Guerra e pace?
Oppure riduci all’osso la trama de I promessi sposi e pensa a tutti i libri che hai letto in cui qualcosa – un evento, un potere forte, un personaggio – ostacola l’amore dei due protagonisti. E noi lettori passiamo tutto il romanzo nell’attesa sempre più febbrile che finalmente l’amore trionfi, che i due si bacino, si sposino o facciano l’amore. Nel frattempo, succede di tutto: alti e bassi, eventi aggreganti o disgreganti, arrivo di nuovi personaggi, colpi di scena, imprevisti, peripezie di ogni tipo. (Non me ne voglia il buon Manzoni per aver ridotto così all’osso il suo capolavoro!).

Una scrittrice indiana, Arundhati Roy, scrisse molto saggiamente che “le storie che ci appassionano di più sono sempre le stesse: e ce le vogliamo sentire raccontare ancora e ancora e ancora”.

Ma allora ci piacciono romanzi tutti uguali?

Immagine pubblicitaria degli anni '60 via Flickr (http://www.flickr.com/photos/pinkponk/)

Immagine pubblicitaria degli anni ’60 via Flickr

Assolutamente no. Innanzitutto perché in ogni caso la trama è anche più del suo osso, dell’idea di fondo che la anima: ci sono anche tutti gli episodi e i corollari che la arricchiscono, vivacizzandola, movimentandola, “colorandola”. E poi la trama è importante ma deve essere complementare a come viene presentata, come un piatto di cui sono fondamentali gli ingredienti, ma che cambia completamente in base alla ricetta, ai tempi di cottura, alle spezie, ecc. Infatti, per strutturare la sua narrazione, le decisioni che lo scrittore deve prendere sono una miriade: una volta che hai maturato un’idea di trama, tu, che in questo momento stai leggendo il post e hai anche un manoscritto o un progetto di romanzo nel cassetto, come organizzi la narrazione? Il narratore è interno o esterno? Da quale punto di vista strutturi l’intera narrazione? Usi dei flashback o procedi con una narrazione lineare? Stai facendo grande utilizzo dei dialoghi?

Pensa al romanzo di Pia Pera Il diario di Lo. Si tratta di un romanzo in cui la trama è assolutamente identica a quella del celebre Lolita di Vladimir Nabokov. Dmitri Nabokov, figlio dello scrittore, ha infatti lottato a lungo nel tentativo di avere un riconoscimento economico quando il libro è stato tradotto in inglese e pubblicato negli Stati Uniti – e l’ha ottenuto, seppur in forma minima (vedi questo vecchio articolo di Repubblica, se sei curioso della storia). Quindi, un libro con la stessa identica trama. Ma è stato cambiato il punto di vista: Il diario di Lo è la storia raccontata dagli occhi di Lolita. Ne è venuto fuori un romanzo di cui si conoscono già tutti gli elementi della trama ma che è totalmente diverso dall’originale.

Quando una trama è una buona trama?

Lo sintetizza bene Raffaele La Capria nel libro Il sentimento della letteratura (Mondadori, Milano 1997, p. 60):

E quando è che una trama è una buona trama? Quando i fatti e le situazioni vanno (inevitabilmente) incontro ai personaggi, ne rivelano il carattere e il destino, ed entrano così in quella realtà romanzesca che è il dominio della letteratura, dove tutto è allo stesso tempo imprevedibile e fatale, guidato da una specie di Provvidenza, la “provvidenza narrativa”, un po’ simile a quella di Manzoni, dove alla fine in un modo o nell’altro i conti devono tornare.

E allora, un consiglio

Foto di Mauro Paolis via Flickr

Foto di Mauro Paolis via Flickr

La Capria tocca un punto focale: le “situazioni che vanno incontro ai personaggi e ne rivelano il carattere e il destino”. (Dei personaggi avevamo parlato in altri due post qui e qui).
Se stai leggendo questo post significa che ti piace scrivere e scrivi. Prova nel tuo manoscritto nel cassetto a legare il più possibile le azioni della trama al carattere dei personaggi. Magari inizia con un semplice racconto, per poi arrivare a farlo in qualcosa di più complesso.

Ti stupirai di come sarai riuscito a creare una tua “Provvidenza narrativa”.

 

(Questo post è una piccola parte di un intervento proposto durante il Laboratorio di scrittura “Opifici di scrittura narrativa” organizzato da equiLibri digitali a Torino dal 20 marzo al 13 maggio 2013).

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