Il segreto di una notte da ricordare/2

ovvero in Spagna e Portogallo con I promessi sposi

Fiorenzo Oliva

Il vostro eroe sta partendo da casa per andare al suo matrimonio.

Il bel ragazzo che ammirate alla vostra destra sono io il giorno del mio matrimonio. Pedalavo su questa bicicletta del secondo Novecento scorrazzando per la città insieme ai miei tre testimoni (uno dei quali, Luca, lo potete trovare anche nella voce Chi siamo di questo sito). Con una bici a testa, pedalavamo allegramente verso il Comune – dove da lì a pochi minuti mi sarei sposato con Sabrina – suonando il campanellino e attirando l’attenzione per le vie della città. Un altro equiLibrista digitale, Alessandro, stava per fare – su richiesta degli sposi – un brillante intervento durante la cerimonia, citando Heinrich Böll e il subcomandante Marcos. Era l’8 giugno 2012. Nostra figlia aveva due anni e mezzo.

I promessi sposi in viaggio di nozze

Un mese e mezzo dopo siamo partiti per il viaggio di nozze. In 3, certo. Perché se ti sposi quando hai già un figlio la “luna di miele” ha un sapore molto diverso da quello che vedi nei film, o che ti eri immaginato da piccolo.
Partiamo, con il camper, direzione Spagna e Portogallo.
Ormai, dopo il viaggio in Sicilia dell’anno scorso, ho una vasta esperienza di audiolibri. Per un anno intero, tutti i giorni, nei miei viaggi in macchina per andare a lavoro mi sono nutrito di audiolibri. Ho ascoltato tanti classici che non avevo mai avuto il coraggio di leggere, ma non solo: ho potuto spaziare dal Candid di Voltaire a Guerra e pace fino alle emozioni di Luther Blisset con Q. Una modalità di guida davvero grandiosa.
Ma che audiolibro scegliere per questo viaggio? L’anno scorso ero partito con il David Copperfield letto da Silvia Cecchini, e in questo post la scorsa settimana ho raccontato come in una sola notte mi sono innamorato sia di Dickens sia della Cecchini.
La scelta dell’audiolibro mi ha reso dubbioso per giorni. A un tratto, l’illuminazione: è da una vita che voglio rileggere I promessi sposi. Quale lettura migliore per il mio viaggio di nozze se non le incredibili avventure di due che si devono sposare, lottano per farlo e alla fine ci riescono anche? In fondo anch’io sono appena stato un promesso sposo, seppur solo per pochi mesi e vivendo qualche avventura in meno di Renzo Tramaglino.

In Bassa Valsusa sono già in visibilio

Trovo l’audiolibro al primo colpo, di nuovo su Liber liber. Scopro con un certo entusiasmo che a tenermi compagnia sarà di nuovo la voce di Silvia Cecchini.

Guidando di notte

Guidando di notte: foto di Alvimann senza copyright.

Se non hai ancora letto il primo post cui accennavo poco fa, sappi solo che l’estate della famiglia Oliva prevede viaggio in camper con partenza di sera e guida ininterrotta dell’eroico padre di famiglia (il sottoscritto) fino alla mattina successiva. Nottata solitaria, perché mia moglie e mia figlia se la dormono beate. Ho davanti un’intera notte di autostrada. Una lunga, gravosa, affascinante notte. Col buio intorno, i fari a rischiarare la strada e nelle orecchie un romanzo avvincente.
Partenza da Torino. Di non aver sbagliato audiolibro me ne accorgo già in Bassa Valsusa. Quando superiamo il confine (per i non torinesi: tenete presente che il confine francese è a meno di 100 km dal capoluogo sabaudo!) sono già in visibilio.
Come sospettavo, questo non è il libro palloso e infinito che mi ricordavo dalle mie letture obbligate in seconda superiore. Manzoni e voi lettori abbiate pietà per queste affermazioni. Avevo 15 anni, poco senno, e a occhio e croce non ero neanche tra i più svegli della mia classe.

Milioni di emozioni si susseguono tra un autogrill e l’altro

Ed è così che, nel viaggio notturno da Torino a Bayonne (Paesi Baschi francesi) con il camper più lento del mondo, mi appassiono alle storie di Renzo e di Lucia e dei caratterizzatissimi personaggi che incontrano: prima sorrido e poi mi incazzo con don Abbondio, provo sollievo quando Fra’ Cristoforo entra nelle vite dei protagonisti, a un tratto impazzisco e spero che Renzo e Lucia riescano a sposarsi “a sorpresa” all’inizio del libro (lo so che è difficile che un libro scritto quasi duecento anni fa cambi da un momento all’altro la propria trama, ma che volete che vi dica? Non ho scusanti), soffro quando Renzo è costretto a fuggire, ricordandomi le mille peripezie che dovrà attraversare. Milioni di emozioni si susseguono tra un autogrill e l’altro, superate le Alpi, mentre attraversiamo faticosamente le colline attorno a St. Etienne.
Mi stupisco di ricordarmi tante cose del mio studio di quindicenne e in parte mi rivaluto perché in fondo – anche se non mi piaceva tanto – qualche cosa de I promessi sposi l’avevo davvero capita.

Grandi pagine da amare

Mia figlia alla guida.

Sul camper: mia figlia alla guida.

La notte presto finisce, ma il viaggio dura un mese intero. Ho ripreso l’audiolibro dei Promessi sposi tantissime volte, appena potevo, nei brevi spostamenti diurni come nelle altre nottate di guida (pensate ce ne sia stata una sola?!? Magari…).
I promessi sposi letto (o ascoltato), vissuto e capito da adulto ti apre un nuovo mondo. Peccato che, traumatizzati dalla propria esperienza scolastica, in pochi abbiano voglia di riprenderlo in mano per rileggerlo con un po’ più di consapevolezza. Sia chiaro: io non so se l’avrei fatto se non l’avessi trovato sotto forma di audiolibro.
Ho ascoltato Manzoni nel verde della Galizia, sulle enormi spiagge dell’Oceano Atlantico, nelle piazze di Porto e tra le vie di Lisbona. Ed è proprio qui, a Lisbona, che ho vissuto la calata dei Lanzichenecchi in Italia, il diffondersi della peste, la caccia agli untori, la carestia. Grandi pagine di letteratura e di storia, che non avevo potuto apprezzare da ragazzino e che ho amato moltissimo oggi.

La storia di Cecilia

E poi, la storia di Cecilia. La ricordavo bene perché la mia insegnante ne era innamorata. A me, in realtà, questa scena non toccava granché. Non saprei dire se non mi toccava oggettivamente o solo perché quell’insegnante io la odiavo. (La cosa penso fosse reciproca). In ogni caso, era un passo del romanzo che non avevo particolarmente apprezzato.

R. Guttuso, Cecilia e la madre

R. Guttuso, Cecilia e la madre.

Ve la ricordate la storia di Cecilia? Cecilia è una bimba morta di peste che la mamma tiene in braccio come se fosse ancora viva. Cecilia è una bimba vestita di bianco, che la mamma ha pettinato con cura e vestito col suo vestito migliore, per l’ultima volta. Cecilia è una bimba che la mamma tiene in braccio come se fosse viva, di cui però si notano una manina che cade inanimata e il capo appoggiato con un abbandono più forte del sonno. Cecilia è una bimba per la quale gli stessi monatti provano un insolito rispetto e un’esitazione involontaria, molto diversa dalla tracotanza e dalla prepotenza con cui solitamente trattano le centinaia di cadaveri che quotidianamente derubano prima di caricare sui propri carri. Quando un “turpe monatto” va dalla mamma di Cecilia per toglierle la bambina dalle braccia, la mamma si tira indietro, protegge la figlia con la stessa determinazione che avrebbe avuto se Cecilia fosse stata ancora viva e la adagia lei stessa sul carro, teneramente. È Amore, dignità, rispetto, coraggio. È l’infinito dolore di un genitore che perde il proprio figlio.
La madre riesce a dare a Cecilia un ultimo bacio sulla fronte e a stenderle un panno bianco per coprirla, sfiorandola appena e promettendole che presto lei e la sorellina la raggiungeranno.
Il carro parte, Cecilia se ne va per sempre.
La mamma rientra in casa e si affaccia alla finestra, tenendo un’altra bambina in braccio, più piccola, ancora viva ma già con i segni della morte in volto. Insieme si sdraiano sul letto e aspettano la morte, sperando che le colga insieme.
Questa è la storia di Cecilia.
Ascoltavo.
Piangevo.

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