Capire la vita grazie a un dialogo?

 

Da manoscritto alla pubblicazione: il cammino è lungo e tortuoso.

Da manoscritto alla pubblicazione: il cammino è lungo e tortuoso.

Quando Il mondo in una piazza non era ancora diventato un libro ma faceva parte dei manoscritti relegati al fondo del mio cassetto, mi ero rivolto a un gruppo di professionisti (una sorta di equiLibri digitali di qualche anno fa) per chiedere qualche “dritta” e per capire se quel manoscritto potesse avere un futuro.
Vuoi sapere qual è stato il primo consiglio che mi hanno dato? Riscrivi i dialoghi. A loro parere erano totalmente inadeguati. “Ma com’è possibile?”, pensavo io. Il mondo in una piazza è un libro autobiografico, e i dialoghi si erano svolti proprio nei termini riportati. Come facevano a essere inadeguati?
Semplice, erano inadeguati a un buon testo scritto.

Mai riprodurre il dialogo parlato

Caro lettore e aspirante scrittore, se stai scrivendo un dialogo il primo sbaglio che puoi fare è proprio quello di voler riprodurre il parlato. Un dialogo a voce prevede modalità diverse, tempistiche diverse, una terminologia diversa. Esattamente come un grande oratore spesso non è in grado di scrivere un testo leggibile e dignitoso, allo stesso modo il dialogo orale più interessante del mondo può diventare privo di mordente, inadeguato, persino noioso se sbobinato e trascritto.

Che ne pensi del dialogo qui sotto?

Visto che mi piacciono le prove, ho pensato di farne una con la mia famiglia.
Ieri ero a casa e, verso le 18, quando ho sentito mia moglie e mia figlia aprire la porta d’ingresso, ho acceso il registratore vocale, tramandando ai posteri il nostro primo minuto di conversazione. Poi l’ho sbobinato e ve lo trascrivo qui sotto. I personaggi sono: io (PAPÀ), mia moglie (MAMMA) e mia figlia (IRENE).

MAMMA “Ciaoooo”
PAPÀ “Ehiii”
IRENE “Casaaaa!”
PAPÀ “Ma chi c’è? Il lupo?”
(Silenzio)
MAMMA “Irene, non rispondi a papà?”
(Silenzio)
PAPÀ “Come state?”
IRENE “Dove sono Tina e Lalla?” (i due bambolotti, ndA)
MAMMA “Toglile le scarpe”
IRENE “Papà!”
PAPÀ “Dimmi Irene”
IRENE “Sono stanca [2 parole incomprensibili]”
PAPÀ “Sei stanca come?”
MAMMA “Irene ma hai ancora la giacca. Toglitela subito che qui fa caldo!”
IRENE “Mi dai un succo?”
PAPÀ “Aspetta, prima togliti la giacca e le scarpe”
IRENE “Tu!”
PAPÀ “Tu cosa? Come si dice?”
MAMMA “Ancora con la giacca?”
PAPÀ “Irene, come si dice?”
IRENE “Papà per favore mi aiuti a togliere la giacca e le scarpe?”
PAPÀ “Sì”
IRENE “Papà?”
MAMMA “Com’è andata oggi?”
IRENE “Papà?”
PAPÀ “Dimmi Irene”
IRENE “Dove sono Tina e Lalla?”
PAPÀ “Oggi ho gir…”
IRENE “Mamma dove sono Tina e Lalla?”
MAMMA “Staranno facendo la nanna”

La mia prima impressione? Ma che famiglia è?!?

Una famiglia di Waterford, Irlanda, nel 1934. Pensate quale livello di confusione sonora avrebbe potuto essere prodotta dal ritorno a casa di mamma e figli. Una sbobinatura di quel dialogo reale quale tipo di testo avrebbe prodotto?

Una famiglia di Waterford, Irlanda, nel 1934. Pensate quale livello di confusione sonora avrebbe potuto essere prodotta dal ritorno a casa di mamma e figli in una famiglia così numerosa. Una sbobinatura di quel dialogo quale tipo di testo avrebbe generato?

Ecco fatto, questa è la sbobinatura. Tieni presente che c’è una particolare confusione dettata dall’ingresso in casa della mamma e di Irene. Impressioni? Tante, e tutte con il punto esclamativo alla fine. Rileggendo, ho pensato, nell’ordine:

1) Questa è una gabbia di pazzi! Parlano tutti contemporaneamente e nessuno risponde alle domande degli altri nei tempi in cui mi sarei aspettato. Ma è normale in un dialogo parlato. Tanto più in una fase concitata come l’ingresso in casa, con le persone che si incontrano dopo la giornata di lavoro/asilo, in un momento in cui si salutano, si cambiano, ecc. Ma capite bene che in un testo scritto le cose non possono andare così.

2) Che significa ’sto dialogo? La risposta è una: così com’è, non significa un bel niente.

3) Che palle! Ho letto 30 righe e non è successo niente. Non solo: non si è ancora arrivati a dire nulla.

4) Che famiglia asettica! Dopo una giornata che non si vedono, tutto qui? Non è proprio la famiglia del Mulino Bianco! Ora, noi sicuramente non siamo la famiglia del Mulino Bianco (quale famiglia lo è davvero?!?) però, leggendo quel dialogo, tu – lettore – non hai visto il sorriso che ho fatto quando ho sentito mia moglie e Irene entrare in casa. Non hai visto il bacio che ci siamo scambiati tutti all’ingresso, non ti sei emozionato per la felicità che ognuno di noi tre ha vissuto nell’incontrarci a fine giornata e non hai neanche sentito il tono con cui ci siamo scambiati quelle poche parole. Leggendo, per esempio, sembrava venissero impartiti degli ordini (“Toglile le scarpe”, “Toglitela subito che qui fa caldo!”, “Togliti la giacca e le scarpe!”, “Tu!”, ecc.), ma i toni della nostre voci andavano invece all’opposto.

In pratica, leggendo la sbobinatura di un dialogo vero, hai perso il contatto con la realtà delle cose.
Leggendo la realtà, non hai capito la vita.

Qualche consiglio?

Descrivi sempre anche l'ambientazione in cui si svolge il dialogo. Immaginarsi un ambiente come questo oppure una casa chiusa fa tanto per il lettore. Attenzione: non c'è un ambiente migliore di un altro a priori, dipende tutto da ciò che state scrivendo.

Descrivi sempre anche l’ambientazione in cui si svolge il dialogo. Immaginarsi un dialogo in un ambiente come questo oppure nella cucina di una casa fa tanto per il lettore. Attenzione: non c’è un ambiente migliore di un altro a priori, dipende tutto da ciò che state scrivendo.

I primi consigli sui dialoghi (ne seguiranno altri in post successivi) non possono che riguardare le quattro impressioni prima citate.
Primo consiglio. Scordati un dialogo reale perché le tempistiche orali sono del tutto sfasate rispetto allo scritto. Il dialogo scritto in un tempo relativamente breve deve trasmettere informazioni ed emozioni. (Se hai paura di uscire dal verosimile vai a leggerti quanto avevamo già scritto qui).
Secondo consiglio. Nel dialogo non conta solo il parlato: ha molta importanza tutto quello che c’è attorno. Allora descrivi la scena, i movimenti dei personaggi, il modo di parlare, di gesticolare, gli sguardi. Senza la descrizione un dialogo perde di autenticità.

Per rispondere alla domanda del titolo di questo post, è ormai chiaro che un dialogo mal scritto allontana dalla vita. Allo stesso tempo, i dialoghi – quelli efficaci – sono linfa per molti testi, li rendono vivi, veri, autentici e coinvolgenti. Per cui prova, riscrivi, recita, fai leggere ad altri… e segui (e commenta) i nostri prossimi consigli.

Facci sapere cosa ne pensi