#SalTo14: Self-publisher, tirate fuori dai cassetti i vostri sogni!

Il terzo incontro al quale ho partecipato al Salone del Libro (venerdì 9, alle 15, nella abbastanza mai esecrata – anche quest’anno – sala Book To The Future) aveva un titolo molto promettente… Self Publishing: i sogni si pubblicano, non si chiudono nel cassetto.

All’incontro, moderato da Alberto Grandi (redattore di Wired), si è fatto un po’ il punto della situazione sull’autopubblicazione e, a dire il vero, non sono emerse novità notevolissime per chiunque segua da presso la questione o abbia letto almeno qualche post sul nostro blog. Però…

Il percorso del self-publisher

Deserto rosso, Rita Carla Francesca Monticelli

Come nella più classica delle presentazioni, la self-publisher Carla Monticelli ha raccontato il proprio case history. Un percorso di autopubblicazione che parte da un blog, passa dalla collaborazione con FantaScientificast (e quindi da una corposa e attiva community di appassionati lettori di fantascienza) fino ad arrivare alla pubblicazione di Deserto rosso, inizialmente diviso in quattro volumi.

Rita Monticelli, naturalmente, parla anche della necessità di promuoversi, perché il libro, da solo, non si vende. E l’autore potrebbe trovarsi a dover gestire una risorsa molto scarsa: il proprio tempo. Certo, se la proprio presenza in rete è già consolidata prima di pubblicare, il passaparola dei lettori è una leva potente che dà una grossa mano all’autore. In effetti questi non dovrebbe considerare i social network un canale per la promozione diretta, ma uno strumento per la creazione di un rapporto diretto con i lettori, per la creazione di conversazioni.

C’è il rischio che il lettore scelga e segua lo scrittore ancora prima dei testi? Rita Monticelli parla senza molta timidezza della necessità del self-publisher di svolgere attività di auto-branding. Che cosa significa? Che il prodotto non è il libro, ma l’autore. In parole povere, caro self-publisher, TU sei la merce.

Il guru del self-publishing

Dopo qualche simpatica polemica digitale, ho finalmente conosciuto Antonio Tombolini dal vivo ed è molto simpatico. Tombolini è il capo di Simplicissimus, che dal 2009 distribuisce ebook in Italia e dal 2012 si impegna con Narcissus nel self publishing.
Tombolini ricorda che il self-publishing non nasce con il digitale, perché nel passato ci sono stati molti autori che hanno pubblicato libri scavalcando l’editore e rivolgendosi direttamente allo stampatore (il fenomeno delle cosiddette vanity press).

Con il digitale, però, lo scenario cambia: la barriera d’accesso alla pubblicazione si abbassa perché non è più necessario investire centinaia di euro in copie a stampa del libro. Il digitale, inoltre, cambia radicalmente la motivazione dell’autore: il self-publisher non è più solo l’autore indipendente, ma è l’editore di sé stesso.

Lo scrittore, grazie al digitale, può giocare lo stesso gioco degli editori tradizionali: distribuzione, promozione, creazione della copertina, editing, correzione diventano il terreno su cui confrontarsi e, proprio grazie a questo fatto, chi pratica i mestieri del libro potrebbe trovare un terreno fertile in una comunità di autori che si autopubblicano (e questo aspetto mi sembra veramente interessante, e non solo perché io pratico uno di questi mestieri).

Il parterre dell'incontro

I relatori di Self Publishing: i sogni si pubblicano, non si chiudono nel cassetto

Silenzio, parla Kobo

Diego Marano e Camille Mofidi di Kobo, retailer presente in 190 paesi, hanno senza dubbio contribuito a rendere più internazionale la discussione.
Partiamo da una premessa: la tecnologia digitale si sviluppa con grande velocità e oggi il self-publishing offre la possibilità di pubblicare il proprio libro a costo praticamente zero (anche se Marano, che è manager di Writing Life, consiglia di investire del denaro per editare, correggere e migliorare il proprio testo).

Un altro vantaggio del digitale? Non c’è il turn-over forsennato dello scaffale materiale, dove un libro, se va bene, rimane esposto tre settimane. L’ebook rimane “per sempre” in vendita, compito dell’autore è, anche, promuovere continuamente attraverso il social media marketing.

Camille Mofidi ha introdotto invece il discorso molto interessante dell’importanza per l’autore di essere presente su tutte le piattaforme di distribuzione. Non ha senso ignorare, per esempio, la comunità di lettori di Amazon o di Google Books e bisogna considerare che nicchie di lettori italofoni sono presenti in tutto il mondo (per esempio a Londra c’è una nutrita comunità di lettori italiani).

Facci sapere cosa ne pensi