#SalTo13, un ricordo

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Oramai il Salone Internazionale del Libro è passato da una settimana e in una settimana le idee si posano, la stanchezza e la pioggia abbandonano le ossa e i sensi di colpa di madre sfuggente sono un ricordo.

Nel frattempo il mondo “culturale” della rete, o perlomeno quello su cui si posa il mio uccellino blu, ne ha parlato, l’ha scandagliato su più fronti. Parole ben scritte e informative, esattamente quello che avrei voluto leggere sui luoghi di informazione cartacea ai tempi sine-web.

Ho letto tanti #SalTo13 in soli sette giorni, ognuno col suo perché e dietro #nickcheprendonocorpo stanchi, ma anche inebriati del fascino che la palude del Salone – volenti o nolenti – ci ha lasciato addosso.

Qui a equiLibri digitali i perché li abbiamo scritti in maniera lucida e personale prospettiva (con estrema trasparenza ammetto di promuovere il post di @alemiglio!) e a me non resta che parlarne da lettrice, cittadina di Torino ed equilibrista. Sulla base delle mie scelte di dibattito e lì dove si posano le idee tra tweet e nickname!

DOVE si pOSANO LE IDEE

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Ritocco di un’immagine tratta da “The age of innocence”

 

#SalTo13, giovedì 16 Maggio 2013

La mia prospettiva comincia da uno scrittore e dalla sua opera. Che salone sarebbe senza le penne che danno vita alle favole narrative di cui questo evento si fa portavoce e mercato di piazza?

Alcuni autori fanno la loro comparsa in uno stand e creano meccanismi contagiosi di fanatismo, folle fastidiose di gente che inspiegabilmente si arrampicano su qualunque trespolo a metri di distanza, sperando di fotografare un lembo di pelle oppure ottenere irragiungibili copie autografate. Io ho scelto di assistere alla presentazione del secondo libro di Marco Braico :“Metà di tutto”. Lui l’ho conosciuto e intervistato qualche giorno prima del Salone, per conoscere la sua esperienza di pubblicazione cartacea e digitale (casa editrice Effatà) e poi dai numeri (di tutto rispetto!) siamo passati a parlare del libro. Un manufatto editoriale che è la parte manifesta di un progetto, dove la parola rimane il mezzo comunicativo più potente che esista; un libro e una sfida: comunicare coraggio e rivincita anche là dove la malattia accompagna un tratto di esistenza. Mi sento di dire che questo libro crea sorrisi ed empatie, traspone emozioni nella stessa maniera ironica e sopra le righe con cui Braico parlava a un’intima platea. Esattamente la stessa genuinità con cui, davanti a un caffè, mi spiegava il senso del suo testo: il mio progetto è diventato un team di persone, qualcosa che attraverso il mezzo libro arriva alla collettività.

Il mio #SalTo13 si è aperto con il sapore della collettività e un tantino di quel retrogusto lo sentivo già all’ingresso fagocitante della “bolgia dantesca del libro”; quest’anno per noi era anche il salone di equiLibri digitali, un’idea collettiva da comunicare con la tastiera, a una rete di persone!

#SalTo13, venerdì 17 Maggio 2013

Da lettrice media mi avvicino al container “senza tetto” che è la sala #book<<<tothefuture (l’ossimoro delle virgolette all’indietro, mi sembra ancora illogico!). Ascolto l’incontro Informazione locale e verticale, gli ebook aumentano l’offerta? come una profana lettrice e pensando che per definizione in quella sala ogni contenuto sarebbe stato accessibile, avulso da linguaggi settoriali e soprattutto abituato a rivolgersi a una rete di lettori.

Non tutti questi requisiti sono stati soddisfatti nella mia esperienza e il post di Alberto Bullado declina così una delle inquietudini del fenomeno:

E poi le disquisizioni micragnose ed esoteriche da “addetti ai lavori”, poco comprensibili per un pubblico di lettori profani che dovrebbero invece far parte del nostro pubblico, e l’elocutio tragicamente ombelicale degli stessi blogger.

 

Si parla di instant book, quegli approfondimenti puntuali e autonomi su temi tanto settoriali da essere verticali, una narrazione che sale sulla scala a chiocciola del suo stesso terreno informativo e ne trae forza. Argomenti “di nicchia” che richiedono visioni più allargate della notizia flash; secondo @vittoriopasteris la qualità e la domanda li rende anche più competitivi dell’informazione atavica da cui provengono. Per @AveCecilia è un prodotto ibrido di giornalismo on line, che per sopravvivere si scontra con la realtà di tutto il salone “del futuro”.
Se è lavoro culturale, come retribuirlo? Cosa potrebbe inficiarlo? Come sopravvivere oltre l’ideologia di libertà e indipendenza no profit?

Queste domande suoneranno come eco di tutto il mio piccolo viaggio e di risposte ne ho sentite tante, tutte confuse nell’acustica irritante della sala e tutte mostravano un’alternanza tra visione centripeta-ombelicale di qualche blogger e spinta al cambiamento dello status generale di qualche altro.

In quel venerdì 17 non potevo perdermi il dibattito attorno al libro di @rcasati: “Contro il colonialismo digitale”; il tema è davvero irrinunciabile e il mio sguardo sul risvolto apprendimento 2.0 era già stato lungamente fissato dentro equiLibri, ma le risposte è difficile esaurirle nella giungla della scuola digitale e chi poteva darmele, se non una conferenza ad hoc in una comoda sala, questa volta dotata di acustica ottimale. Nonostante le contingenze felici le risposte non sono state tante, le domande nemmeno possibili, le similitudini libro-insalata cercavano una coerenza che personalmente non ho riscontrato e non solo io, come scrive @bibliocartina qui e commentiamo anche noi. I contenuti di tutto rispetto del testo di Casati sono stati appena sfiorati e così, per rimediare al sapore un po’ vacuo, ho sentito l’urgenza (e lo consiglio anche a voi) di rileggere questo articolo dello stesso autore, dal titolo perfettamente consono al dibattito stesso: “Mal di scuola digitale”.
La lettura digitale è stata avvicinata sulla trama del potere distrattivo, di una fruizione di contenuti da proteggere, del mistero evangelico dei temibili “nativi digitali” e poi?
Io avrei avuto un paio di domande, qualcosa del genere: “se il piatto vegetariano libro deve configurarsi con altre vesti, attraverso concezioni diverse di istruzione, come preparare contenuti da vero Masterchef?”

La mia giornata si conclude dove è cominciata e stordita da flutti umani, melting pot di suoni e frastuoni, ascolto un dibattito sui Nuovi mestieri dell’editoria nell’era 2.0, attenta a carpire rivelazioni che avrebbero fatto luce su un lavoro in evoluzione che in parte conosco e vivo. Mi è sembrato di assistere a una disquisizione sul valore fondante dell’editor (meno male!), ma anche al manifesto dell’oggetto ebook, il suo ruolo salvifico nei riguardi di prodotti editoriali finiti nell’oblio. Gli ebook non vanno mai fuori catalogo, la loro natura smaterializzata concede possibilità a piccoli editori, ma genera anche prodotti di dubbio valore culturale. Come fare sensati distinguo?

Ho ascoltato con sfrontata soddisfazione parole sulle cesellature editoriali, quelle antiche opere manufatturiere che consentono all’arte di scrivere di resistere e conservare dignità di forma e contenuto. Meno fiera e più dubbiosa, la mia reazione al proclama di uno dei relatori che in sintesi contrapponeva l’ebook – definito “una figata”, all’odore della carta, ovvero un “feticiccio fatto libro”.

bttfMa è davvero necessaria questa contrapposizione? Ormai siamo tutti convinti di essere andati oltre, vero?
Bastava alzare gli occhi sulla scritta che teneva a battesimo la sala ed era sempre lui, il libro che vola verso il futuro; mi sembra riduttivo figurarlo come un banale trasloco su bit e un odore stantio di cellulosa.
A mio avviso una delle sfide da cercare dentro questo #SalTo13 è l’idea di un ebook futuribile, sperimentale, rischioso, non una brutta copia moderna; una maggiore conoscenza che non tema alcun destino infausto per librerie preesistenti. Quello che ho trovato nelle campagne fotografiche di Zandegù: “Non aver paura dell’ebook”, che con sottile ironia testimoniano l’essere dentro il cambiamento, senza paura di conoscerlo, attrezzandoci con ferri del mestiere diversi

#SalTo13, sabato 18 Maggio 2013

Piove su Torino, sembra di dover tagliare le zucche per Halloween, ma la prima conferenza della giornata è davvero scelta con un’inclinazione particolare, dettata anche – ma non solo – dal genere grammaticale in cui ricado. Un femminile plurale collettivo bersagliato dalla violenza del femminicidio, che viene esaminato in maniera convincente da Loredana Lipperini (alias @LaLipperini), Michela Murgia (alias @KelleddaMurgia) e le blogger della 27esima ora (@La27ora). Un dibattito dentro un’immensa sala gialla piena di donne e uomini (illuminati!) condotto con passione ed emozione palpabile. Il tema scotta, le statistiche annuali urlano, qualche barbaro ancora tenta di confutarle come esagerazioni mediatiche, ma il clima nella sala rimane intenso, vivace. Il fulcro dei discorsi attorno al libro: L’ho uccisa perché l’amavo e alle esperienze umane raccolte dalle blogger si può contrarre in un semplice: il femminicidio va declinato.

La parola è un mezzo potente, instillato quotidianamente in ognuno di noi e finchè continueranno a parlare di mogli e non di donne, di omicidio passionale (i poeti romantici si rivoltino pure sulla tomba di Calliope!) e non di delitto per mano di un uomo, finchè il vocabolario stesso dei giornalisti, di una certa opinione pubblica, di un retaggio culturale non cesserà di derubricare la parola Donna, fino a quel momento… come pensiamo di crescere i nostri figli al rispetto, come crediamo che possa trovare il coraggio di andarsene una donna che subisce violenze quotidiane, se fin da bambina ha assorbito suoni di predominio che recitavano: va beh, pazienta, sopporta, può succedere.
Sono uscita con una sottile commozione, ammirata dalla vena pulsante delle parole, convinta che la forza generatrice delle donne si traduce in svariati modi tutti ugualmente degni: figli, idee, amore e sodalizi.

Diamo responsabilità alla parola pubblica. – Loredana Lipperini –

 

Di responsabilità e parola pubblica hanno parlato anche due personaggi noti alla Blogosfera, l’avvocato @mgiacomello e la lettera @abcdeeFFe, nonchè noto blogger in carne e ossa. L’idea era far luce sulle Contraddizioni e le insidie dei diritti d’autore per self-publisher e blogger. Così tra domande e dubbi, i relatori hanno gettato sul pubblico astante una piccola bussola per orientarsi nel dedalo di contratti, licenze e inghippi della rete. Ma non solo! Si è parlato di Web 3.0 e di deontologia del blogger, con una disposizione al confronto, alla chiarezza divulgativa.IMG_0598

Da coinquilina della rete sono tornata a casa soddisfatta e, come un bambino tracotante dopo una caccia al tesoro, ho tirato le fila di argomenti e discussioni, di intuizioni che ora avevano un volto. Così in un empatico processo di associazione scoprivo che @El_Pinta era quel simpatico ragazzo che mi sedeva accanto twittando compulsivamente come me, che eFFe non era l’omone barbuto dipinto dalla mia immaginazione, ma un ragazzo di corporatura normale con un evidente spirito critico e che Marco Giacomello nascondeva il giurista dietro un’apparenza quasi fanciullesca.

In una commistione divertente di facce e idee è finita anche questa giornata, ma non la pioggia battente sulla mia Torino!

#SalTo13, domenica 19 Maggio 2013

L’avventura è giunta quasi al termine e tra pasti costosissimi, stand brulicanti quasi come se piovessero libri gratuiti (FALSO!) e una certa alienazione, arriva il momento di andare oltre qualche riflessione sul pamphlet di eFFe; la conferenza Book blog, editoria e lavoro culturale: cosa succede in Italia? prometteva fuochi d’artificio e in fondo ero lì per comprendere ogni aspetto del lavoro culturale, per adempiere anche alla mia piccola parte e per vedere le idee germogliare.

Ciò che è emerso è un dibattito ancora non sepolto: rapporti sfumati con l’editoria, pratiche imperanti che vedono blogger impegnati in un lavoro che appaga ma non paga, la gratuità del talento mosso e promosso dalla crisi stessa del settore culturale e l’immagine netta che già un po’ romanticamente mi portavo dietro del blogger operaio e fieramente liceale, artigiano della cultura che prende a picconate ostacoli e luoghi comuni con sforzo di analisi. In tutto ciò rimangono dissepolti contesti non sostenibili di gratuità, doppi lavori, dichiarazioni di trasparenza e sogni che vorrei veder realizzati nella logica di un Paese civile: prevedere fondi dedicati a chi di lavoro culturale non ci campa ma lo costruisce con salti parabolici e autorevolezza.

Il mio ricordo del #SalTo13 si schiude proprio nella scritta Book to the Future, verso nuovi scenari e sperimentazioni. Come tutte le strade da esplorare appaiono dubbi, tempi di attesa, riflessioni su cui soffermarsi, e personalmente non mi aspettavo di vedere il futuro materializzarsi per magia, ma esattamente ciò che vi ho raccontato: tentativi che sfoderano una battaglia tra paladini della cultura, che divulgano senza dimenticare il lettore, che fanno congetture sui libri di domani e discorsi attorno ai libri.

Che questo #SalTo13 sia un volo verso i prossimi, verso un domani a cui toglieremo quella preposizione “to” per vedere finalmente scritto su quella sala: il libro, il futuro, così come recita il tweet di un amico!

#SalTo13, ma qualche libro l’ho comprato?IMG_0622

Si! E con trasparenza ve li mostro, così uno accanto all’altro:

–       la “guru” Loredana Lipperini (qui la scheda del libro) e “la fatina radical chic” Noemi Cuffia (alias @tazzinadi) (qui la scheda del libro),
–       due donne (cosa volete da me, ho fatto le mie scelte di genere: letterario e biologico!),
–       due libri che prometto di recensire da lettrice quanto prima!

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