Quel che chi scrive non può dimenticare/3-4-5

Cinque pro memoria per non perdere il filo (seconda parte)

Proseguiamo la breve e un po’ bizzarra carrellata di quanti, pur accompagnando gli scrittori sulla strada del successo, rischiano di essere dimenticati:

 

3) Gli “editori”

penna libro

Il redattore è impietoso, correggerebbe anche se copiaste dal sommo poeta


Ogni testo deve passare attraverso lo sguardo di un redattore, qualunque sia la modalità con cui si sceglie di pubblicare. Una lettura competente, esterna e professionale permette di scoprire ambiguità o contraddizioni che all’autore possono comprensibilmente sfuggire (di solito non dubitiamo di ciò che abbiamo pensato, elaborato, elucubrato, immaginato, finalmente espresso e poi ancora rivisto e rifinito). Quindi sottoponetevi senza paura a un giudizio altrui!
Se dalla valutazione del professionista dipenderà la “carriera” del vostro testo (possibilità di pubblicazione, selezione per una lettura pubblica, partecipazione a un concorso), cercate di accattivarvi la simpatia del redattore, pulite in anticipo alcune grossolanerie, per nulla significative, ma che possono creare sfiducia intorno alle potenzialità del vostro testo. E siate convincenti soprattutto nell’incipit, nella struttura generale e con uno sforzo creativo nei titoli! Poi qualche correzione arriverà di sicuro, ma benevola (e benevolmente sarà accettata, anche se dentro di voi immaginerete le peggiori torture per il correttore insensibile)…


4) I lettori

lettori di sasso

Due lettori rimasti di sasso


Eh, sì, rappresentavano già il punto 1, ma i lettori proprio non vanno dimenticati; prima di tutto perché un testo privo di qualcuno che lo legga non vive davvero; e poi perché ci sono innumerevoli tipologie di lettori e, anche se si volesse circoscrivere il numero dei destinatari (come esempio estremo, magari solo uno…), bisogna sempre considerare molte variabili (…di che umore sarà quando leggerà il testo?).
Queste due ragioni basterebbero a giustificare la ripetizione. E inoltre, se al punto 1 si parlava di contenuti, ora va richiamata l’attenzione anche sullo stile di un testo, che non deve essere eccessivamente ostico o ambiguo o a tratti incomprensibile. Sia nella struttura delle frasi sia nelle scelte lessicali sia nella coerenza del tono. Scorrevolezza, chiarezza, anche un po’ di calviniana leggerezza. Per non fiaccare l’amore per la lettura.

5) Chi scrive

Ci vogliono interesse, passione, coinvolgimento, lucidità per avere il coraggio e la costanza di scrivere un testo sensato e denso. Nelle pagine che si cristallizzano e offrono si mette molto di sé. Perciò, non vi dimenticate di voi stessi! Occorre essere sempre motivati e avere più o meno un’idea dei propri orizzonti. Inoltre conviene scrivere di argomenti o ambienti che si conoscono per non perdersi nel costruire un mondo letterario slegato da ogni esperienza o sogno. Bisogna, infine, scrivere mantenendo una propria coerenza… o incoerenza, ma che sia propria, non dettata da mode o aspettative esterne.
Insomma, sentite di avere qualcosa da dire, desiderate esprimere qualcosa che preme per esplodere all’esterno? E allora scrivete, con attenzione ai compagni di viaggio che abbiamo elencato, ma anche pronti a difendervi dalle loro lamentele (soprattutto di personaggi e lettori) e dai loro tentativi di influenzare e snaturare la vostra ispirazione (in
particolare da parte di lettori e redattori)!

 

Alcuni dei punti tratteggiati qui con leggerezza faranno parte, con una maggiore articolazione e un più incisivo approfondimento, degli incontri e dei laboratori degli Opifici di scrittura narrativa.

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