Perché una Traversata nella scrittura?

L’Orfelinda, goletta a tre alberi, vele da brigantino e una buona stazza per affrontare le traversate nei mari del Sud, aveva a bordo sette uomini di equipaggio, due scialuppe e un portolano, il libro delle rotte conservato disegno_marinaiogelosamente dal capitano Antonio Pescetto.

(Francisco Coloane, Antartico)

 

In questi ultimi mesi abbiamo proposto, sul nostro blog, una serie di post che riprendevano i contenuti e l’atmosfera del Laboratorio di scritturaOpifici di scrittura narrativa”, organizzato da equiLibri digitali nella primavera scorsa. È stata un’esperienza unica e originale in cui “ciascuno ha potuto lavorare individualmente sul proprio racconto, ma il confronto con gli altri ha permesso un moltiplicarsi dei punti di vista e delle sensibilità, dando vita a un respiro culturale di gruppo” (introduzione all’ebook  Devo andare: ho la metro da perdere, dove sono stati raccolti i racconti realizzati durante il Laboratorio).

Una serata finale in cui le voci di alcuni attori hanno letto i passaggi più significativi dei racconti, accompagnati dalle note vivaci di strumenti musicali e dal fiato sospeso di più di 100 persone… facendoci prendere coscienza, ancora una volta, che il desiderio di scrivere e di essere letti è una delle attese più profonde che animano il pensiero dell’uomo, un vero e proprio modo di lasciare tracce di sé.

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Una buona stazza per affrontare le traversate

Nell’aria ancora echeggiavano le voci dei racconti e – sarà stato per l’estate ormai alle porte – pensieri e parole già rotavano attorno al prossimo viaggio, ovviamente di scrittura. Continuiamo a immaginare lo scrivere come uno spostamento, un percorso, un cambiamento che costantemente trasforma il nostro mondo.

Sole-caldo-estate-mare-vele gonfie di vento… Ecco, l’immagine della traversata nel mare della scrittura prendeva corpo. Insieme a espressioni ambiziose e accattivanti allo stesso tempo: Traversata di scrittura. Spiega le vele del tuo racconto… Anche il titolo prendeva forma e sostanza. Abbiamo pensato a cinque incontri che abbiano come riferimento il mare e le sue strade con le navi che lo solcano: Se la mappa è una pagina in bianco – Bussole per orientare la rottaNodi marinai per dar forza alla scrittura – Al timone in mezzo ai flutti – Quando il canto delle sirene è in un porto sicuro.

 

È tempo di mettersi in mare

Suggestivo l’inizio con cui Herman Melville apre Moby Dick:

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e 20131127_092947specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in strada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c’è nulla di sorprendente in questo.

 

Scrivere è viaggiare; vedere nuovi paesaggi, provare nuove emozioni, gustare nuovi sapori. È avere uno sguardo nuovo e originale sul mondo. Ascoltare e raccogliere storie.

Pazienza, costanza, progettualità, capacità di osservare in modo acuto ciò che ci circonda, per creare storie in cui ci si possa ritrovare, sperimentarsi con una lingua sempre nuova, capire che cosa va messo e cosa tolto in un racconto, insomma per avere un’idea propria della vita, del mondo e comunicarla attraverso la scrittura.

È un tempo in cui ci si prende cura di sé, un rigenerarsi che produce benessere, un mettersi in mare per lasciar fluire la vita in tutta la sua bellezza e il suo rigoglio.

 

Che rotta prendere?

La traversata che ti proponiamo è un’occasione per arricchire, consolidare, approfondire, scoprire una scrittura che, affondando le radici nel passato, prova a gettare uno sguardo sul futuro, su come potrebbe essere lo scrittore e il libro digitale.
foto 1Un viaggio in cinque tappe (da marzo a maggio 2014), cinque rotte in cui lavorare insieme sulla scrittura, per smaliziarsi nel reggere il timone dei contenuti e impratichirsi nel fare nodi marinai allo stile, per esplorare isole di testo scoperte o generate da
autori più o meno celebri, per confrontarsi nell’interpretazioni dei flutti che attraversano letture e scritture, ma soprattutto per lanciare il proprio messaggio in bottiglia: un racconto che (con la revisione, la rielaborazione, l’editing di un docente), insieme a quello degli altri partecipanti, prenderà vita in un ebook e in un libro cartaceo.

Lascia che il vento di un percorso personale e collettivo spieghi le vele al tuo desiderio di scrivere.

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