Pensieri [di]versi su [In]Edito, festival dentro l’editoria indipendente


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Ha senso scrivere di un evento accaduto un mese fa? Secondo me sì. Perché tra le rapide obsolescenze dell’era digitale, alcuni confronti non hanno una data di scadenza a breve termine, ma offrono spunti di riflessione senza tempo. Perciò lascio correre qualcuno dei ricordi dei due giorni a cui abbiamo partecipato. Con stile futuristico.

Se sentite puzza di marcio, eran davvero ricordi scaduti… O è la Dunimarca.

Nel mezzo del cammin del mes di giugno (1)
ci ritroviam cercando indipendenza
colpiti dai dubbi come da un pugno

avvinti da un brio che fingesi lenza. (2)
Si comincia con digitale e carta: (3)
non è che con l’un si possa far senza

dell’altra. Ma non basta che si parta
nel produrre ebook asserendo “Ah, c’ero
anch’io”. Serve anzi abilità di sarta

per cucire bit o carta d’acero
e saper in qual direzione or vado. (4)
Restan certo obsolescenza e macero (5)

tra i problemi; e il lavoro si fa rado.
Frenan gli editori, premon di device (6)
i produttori. Siamo ormai nel guado (7)

le grida “Miracol!” o “Al lupo!” come ice
cream si sciolgon e quasi son sparite. (8)
Sabato però non è un campo di mais

la varietà di opinioni, ma lite (9)
per comprender chi è più furbo o puro,
se il mercato è barca o monolite, (10)

se un passaggio epocale è ormai maturo.
Va affrontata la realtà a “brutto grugno”?
Qualità e libertà sono il futuro? (11)

 

Le note non saran del Sapegno, ma le ho scritte con un certo impegno e senza ritegno alcuno:

(1) [In]Edito – festival dentro l’editoria si è tenuto a Macao, a Milano, tra il 14 e il 16 giugno 2013 (qui trovate il programma)

(2) Ambiente molto suggestivo e vivace, i banchetti delle case editrici indipendenti trasudano genuinità, anche solo perché si parla con chi davvero lavora con passione alla produzione libraria (e non con storditi e sperduti commessi gettati nello stand di una BMzz-p5CcAAjFCJ.jpg-largegrande fiera da una potente e distante casa editrice). Piacevoli le letture serali accompagnate dal jazz sprigionato da una tromba (con annesso musicista). Interessante la presenza dei Letter Press Workers. La qualità di dibattiti, seminari e presentazioni avrebbe meritato un pubblico più numeroso (forse hanno frenato l’afflusso lo sciopero dei mezzi pubblici del 14 giugno o una diffusione della notizia in ambienti autoreferenziali?)

(3) La prima tavola rotonda, moderata da Jacopo Cirillo, ha visto partecipare Alessandro Del Fanti, esperto di tecnologie digitali, Marco Liberatore, che sta lavorando per doppiozero, Marco Giacomello, giurista esperto di diritti digitali, Luciana Cumino, bibliotecaria di Cologno Monzese, ed eFFe, tra l’altro autore del pamphlet I book blog. Il confronto si è sviluppato in grande accordo, ma in ogni caso la platea ha apprezzato la varietà di punti di vista sul tema “carta + digitale”.

(4) Come ha sostenuto Marco Liberatore, con l’avvento del digitale (e la produzione di ebook più per seguire lo spirito del tempo che per effettiva consapevolezza delle potenzialità della nuova forma) il processo editoriale si è spostato di un passo: ci sono contenuti e forma, ma non si sa in che direzione si sta andando.

(5) Unico elemento di disaccordo è il discorso sul macero: eFFe ha citato la posizione di un collega secondo cui il digitale non elimina la carta ma il macero; Marco Liberatore ha messo in guardia dai rifiuti che si creeranno con i device in disuso, problema per ora inesploso e quindi spesso sottovalutato.

(6) Tutti i partecipanti al dibattito hanno lamentato la mentalità nocivamente conservatrice di molti editori, soprattutto di quelli grandi; eFFe ha però spiegato come fattori esogeni (quali gli interessi dei produttori di device) forzeranno la situazione.

(7) L’espressione “Siamo in un guado”, su cui tutti si sono trovati concordi, è un’immagine usata da Marco Liberatore per dire che ormai si è avviata una profonda trasformazione di cui però non si intravede ancora alcun approdo.

(8) Il dibattito della prima tavola rotonda forse non ha rivelato novità eclatanti, ma ha permesso un confronto vario e civile e soprattutto scevro da posizioni ideologiche e sterili. Tutti hanno manifestato le proprie idee e raccontato le proprie esperienze, evidenziando vantaggi e problemi del digitale e invitando ad avere più coraggio nell’immaginarne le potenzialità.

(9) La seconda tavola rotonda, “idee + mercato”, moderata – per quanto possibile – da Andrea Coccia, è stata animata dal vivaceBMzhp1bCIAEY5pu susseguirsi di interventi di Massimo Roccaforte (Nda distribuzione), Federico Di Vita (autore di Pazzi scatenati – Usi e abusi dell’editoria), Pino Tripodi (DeriveApprodi), Andrea Staid (Eleuthera), Paolo Canton (Topipittori) e altri… Il problema della possibilità di produrre e distribuire libri di qualità e indipendenti è stato affrontato con passione, ma – sommerso dal dilemma legato al sottostare o meno alle logiche di mercato – è sfociato in una discussione abbastanza dura con brevi ma confusionarie degenerazioni.

(10) Il mercato – come scritto alla nota 9 – ha dominato il dibattito: indispensabile seguire alcune sue regole e mirare al guadagno, magari con più attenzione a distribuzioni anche solo territoriali e non nazionali? Come gestire il diritto di resa? Necessaria o sciagurata la iperproduzione? Possibile insistere su qualità, indipendenza e libertà, allontanandosi dal mondo commerciale?

(11) Dai due giorni (su tre) in cui abbiamo vissuto [In]Edito abbiamo rafforzato la convinzione che spetta a quanti lavorano oggi nell’editoria il compito di immaginare come collocarsi nei processi che stanno cambiando profondamente la fruizione dei testi ma anche la loro elaborazione (Dino Tripodi per esempio ha sostenuto che l’editore è in qualche modo un autore collettivo). {…un po’ come se Dante Alighieri avesse scelto di scrivere opere anche in volgare, accantonando il latino per qualche esperimento}
 
 

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