Oltre il confine del vero e del simile

Il ruolo della verosimiglianza per una scrittura coinvolgente

È spesso raccomandata agli aspiranti scrittori l’attenzione nel proporre un testo verosimile, che non allontani il lettore, risultandogli ridicolo o privo di senso. Eppure, nella pratica della scrittura si rischia di dare un’interpretazione distorta o approssimativa di questo elemento.

Vorrei, perciò, prima di tracciare un sentiero, smentire due pregiudizi:
– il verosimile non è vero;
– il verosimile non è banale.

 

Se non c’entra il vero

Parafrasando un proverbio sulla beltà soggettiva, si potrebbe parlare del verosimile sostenendo che “non è vero ciò che è vero, ma è vero ciò che piace”. Intendo dire che il verosimile non ha alcun bisogno di avere riscontri effettivi nella realtà, ciprifantebensì deve risultare credibile per il lettore e partecipare a rendere piacevole e avvincente la lettura.

Anzi, quando una narrazione si ispira alla realtà (leggi qui un vecchio post sull’argomento) paradossalmente occorre riporre ancor più attenzione alla verosimiglianza di quanto si racconta. Infatti davvero la realtà supera spesso la fantasia e rischia di apparire assurda o insensata. Un testo, invece, deve apparire convincente senza soffrire dei salti logici che caratterizzano la vita.

A proposto di questa mancanza di consequenzialità, un esempio semplice e verificabile potrebbe ritrovarsi tramite un ascolto non convenzionale delle conversazioni. Provate a seguire con distacco una chiacchierata tra amici o addirittura a registrarla. Oltre a notare che è poco narrativa, che non basterebbe una trascrizione a farne un dialogo (ma a questo aspetto dedicheremo ulteriori e più articolate riflessioni in un prossimo articolo sul blog), si avverte anche una certa inverosimiglianza in alcuni passaggi, perché si intrecciano conoscenze pregresse dei dialoganti, fili di pensiero talvolta illogici, battute che stravolgono il registro, cambi improvvisi di tono… Tutti elementi che in un racconto rischierebbero di risultare sgradevoli e poco credibili al lettore.

Anche perché leggendo siamo più esigenti! Di fronte alla vita, solo pochi dubitano della genuinità delle proprie percezioni, mentre davanti a un testo di narrativa, si dà per scontata una finzione da cui ci si aspetta però coerenza. La realtà viene bene o male accettata o almeno creduta, da un racconto si pretendono linearità e un efficace intrattenimento.

Da questo punto di vista, va evidenziato che la realtà talvolta è narrativamente noiosa (si pensi di nuovo alla trascrizione di una conversazione), mentre il verosimile non è – almeno per sua natura – banale.

 

Se si esce dal banale

fili di lana

Uno strambo esempio di fili e… comunicazione

La consequenzialità e la logicità portate dalla verosimiglianza possono, infatti, indurre a pensare che il verosimile finisca con il risultare prevedibile.
Non è così. La linearità a cui ho appena fatto cenno non coincide con la piattezza. Cogliendo l’immagine del filo rosso che dà un senso a un discorso o a un testo, percorrendolo e mantenendolo unito, si può dire che non è necessario che il filo sia ben teso o disposto secondo disegni precisi: può seguire tutti gli arzigogoli che il suo autore e i suoi personaggi vorranno donargli; basta che non sia spezzato o infeltrito.

L’attenzione alla verosimiglianza non impedisce di creare situazioni anomale, pur cercando di non abusarne, né di inserire personaggi strambi (sui personaggi vedi anche questo post). Se gli elementi bislacchi sono particolarmente numerosi o netti, l’autore potrà magari ricorrere a qualche espediente per mitigare gli effetti di stordimento e straniamento nel lettore, per esempio facendo esprimere le stesse sensazioni di stupore al narratore, in modo da ridurre nuovamente la distanza che l’elemento inconsueto potrebbe aver creato.

Il verosimile contempla la vivacità della narrazione, include i colpi di scena, purché sensati e spiegabili, permette e anzi implica l’evoluzione psicologica dei personaggi, in percorsi non bruschi e coerenti con gli eventi che occorrono nella trama.

Anche la sorpresa, l’inaspettato, l’imprevisto rientrano nel verosimile se rimangono nel perimetro del patto accettato dal lettore già alle prime pagine del testo.

 

Se si entra in un patto

Il patto tra autore e lettore è, infatti, un elemento fondamentale da considerare, come ci è già capitato di indicare riflettendo su altri aspetti della scrittura.

Quando ci si accosta a un testo, l’incipit (ma in realtà anche già elementi del paratesto, come la quarta di copertina, il titolo, un’eventuale chiara indicazione del genere letterario) presenta il mondo nel quale il lettore sta entrando e suggerisce alcune ipotesi preliminari che si può scegliere di accettare, continuando la lettura, o rifiutare, chiudendo la costa del volume o spegnendo il proprio device.

È ovvio: se mi accosto a un libro di fantascienza, sono pronto a ritenere verosimili navi spaziali, invasioni aliene, viaggi nel tempo. Se leggo un poema antico, non mi stupirò degli interventi di personaggi divini. Di fronte a un personaggio come Pantagruele, non mi irriterà che mostri un appetito sovraumano. Però potrei rifiutare perfino in un racconto ambientato nel futuro che un essere umano voli, se non mi viene spiegato come ciò sia possibile. Troverei fastidioso che un eroe greco sconfiggesse la morte senza alcuna prova da affrontare. Potrebbe stufarmi Pantagruele se si rivelasse all’improvviso dotato di poteri divinatori o capace di viaggiare nel tempo. Alcuni elementi sono più o meno accettabili a seconda del contesto.

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Che pianeta ci si aspetta per il Piccolo Principe?

I concetti di vero e falso mutano, si rivedono i parametri e si trovano nuovi punti di riferimento (e questo completa e spiega anche come si eluda il rischio della piattezza, della banalità).

Bisogna, infatti, distinguere tra soggetto (idea di fondo) e trama (se ti interessa approfondire leggi anche qui). Il soggetto può essere inverosimile, ma sulla base di quello è importante che gli elementi della trama siano coerenti e sensati.
Saramago con Le intermittenze della morte dipinge una situazione che non si è mai verificata: una sospensione dei decessi. E la inserisce in un quadro provocatorio e ridicolo. Ma, accettata tale stranezza, tutto risulta coerente con il meccanismo presentato, non ci sono forzature e nuovi cambi di impostazione, diverse realtà proposte.
Le opere di Kafka immergono in atmosfere stranianti, ma vi accompagnano i lettori con tale determinazione che sembra di essere calati in un sogno (/incubo) in cui non si ha sentore di essere staccati dalla realtà più consueta.

 

Se si centra l’obiettivo

Verosimile significa, dunque, non cadere in contraddizione, mantenere la coerenza di cui parlavo qualche riga fa e non creare incongruenze o stranezze irritanti (tempo fa ne avevamo discusso anche qui).

Il verosimile appassiona, diverte, coinvolge, commuove, stupisce. Non perché entra nel consueto di chi legge, ma perché permette al lettore di immergersi ventimila leghe sotto il testo, di nuotare tra parole, personaggi, capitoli, di respirare senza ossigeno ma con la forza della letteratura.

Il verosimile non è tornare a casa propria e mettersi in pantofole, ma entrare in una capanna nel bosco – non importa se di marzapane o mattoni, né influisce l’avere boccoli d’oro o peli irsuti e lupeschi – e trovarvi il tepore di un fuoco nel caminetto.

Grazie al verosimile, il lettore riconosce il testo che ha di fronte e si rende disponibile a scambiare la finzione per verità. Insomma, dà vita al testo e ne riceve vita.

P.S.: in questa piccola postilla, vorrei rimarcare l’uso che ho fatto – in questo modestissimo articolo – del modo condizionale e di verbi che indicano apparenza; e oserei, di conseguenza, chiosare tale inconscia scelta grammaticale e lessicale, rimandando alle notevoli implicazioni filosofico-speculative che può avere una riflessione più complessa sulla verosimiglianza, un labirinto borgesiano di sovrapposizioni di piani con universi assiepati in armonia, un incrociarsi di assi cartesiani o di passi cartesiani verso il dubbio sistematico, un’immersione in un relativismo pirandelliano stimolante più acuti e dolorosi abissi di pensiero, ecc.

 

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