L’avanzata degli scolari tra Istituzione e poesia

Un soffio di venti e versi nei cieli della pedagogia

zanzottoCome equiLibri digitali ci occupiamo con interesse di scuola, approcci pedagogici (per esempio qui), editoria scolastica (tra gli altri post vi segnaliamo questo) e poesia (potreste sbirciare o rileggere qua o ) ed è con l’emozione dell’ultimo giorno di lezione – sebbene la scuola sia cominciata solo da una settimana – che abbiamo incontrato e proponiamo una riflessione di Marco Triches, educatore e italianista, a partire da alcuni versi di Zanzotto. Un breve ma intensissimo viaggio nel mondo dell’educazione e della poesia, in universi fatti di libri e di persone, in spazi pedagogici istituzionali e in momenti di incontro e crescita informali. Un intervento appassionato e suggestivo da leggere tutto d’un fiato per arrivare alla palpitante conclusione.

Alla luce di quale educazione?

 

Il Centro di Lettura.
Distinguere un poco raccogliere mettere da parte
per dirne bene: in tutto:
rigirando bene tutto sotto la lampada…

(Andrea Zanzotto, Misteri della Pedagogia, Pasque)

 

Passa un’infinita catena di scolari tra i banchi delle scuole. Si può forse parlare di un esercito di microscopici protagonisti, tutti compatti tra loro, come nelle marce più belle: in cui gli eroi stanno in fila e non si capisce chi sia da guardare, per quanto sian tutti splendenti. Una luce che da qualche parte deve pur venire, che però è talmente accecante da non mostrar nulla oltre sé, oltre OLYMPUS DIGITAL CAMERAla forza che l’ha fatta arrivare.

Da un lato stanno proprio gli scolari, nell’attimo prima d’entrare a scuola, dall’altro ci sta quest’ultima. Del clamoroso bagliore che fanno i primi giungendo, s’ammontano tavoli, piani, registri e trabocchetti nella seconda: rigirano sotto la lampada le piccole testoline, già tutte ordinate per l’insegnamento.

Il “Centro di Lettura” di cui parla il poeta veneto Andrea Zanzotto è tuttavia anche il campo, fiorito, di “meli pieni di pioggia” che si stende al di fuori dei confini dell’istituzione; anzi, dell’Istituzione. Il tempo che sta al di fuori della scuola. Il luogo in cui “si imparte e comparte la vivanda”: un paese di balocchi, una specie di nazione dell’abbondanza, dove tutto è ricco, gaudioso e pieno. Come le botti immaginate da piccoli, i salami ben stretti, la frutta con quei colori accesi che pare da sola illuminare le stanze della casa.
 aulaÈ il posto ricreativo, educativo, sociale, un calco non tanto della regia scolastica (tutto quell’impianto di amministrazioni, regole, tolleranze e chiusure, che si può immaginare come un ponte levatoio) quanto della scuola. Qualcosa che rimane “nel luogo dei meli e delle viti”, in fondo al “pozzo delle delizie grigie”: tanto ricco e tanto folto pare il paesaggio che è fatto di forre, fossi e buchi dove i piaceri son mediocri. Cosa accade dello scolaro, del suo tempo libero, e dei luoghi in cui questo tempo è accolto, nella variopinta trama dell’educazione?

 

Vai al bosco o sei con Dante?

 

Primavera baco e natura
da troppo in ambage
fuori del Centro di Lettura
vanno al bosco vanno in muda
vanno in vacca dormono della quarta
e noi del Centro invece – oh notte –
siamo con Dante e la maestra
e il maestro reggente e gli uditori
alla questua dei valori
siamo tesoro non turbato

 

Con Zanzotto si suggerisce niente più che una sorta d’aperta campagna. Immaginare i colli, i rivi d’acqua e le ordinate piantagioni. A ogni coltivo, l’aia, la casa, i fienili e le rimesse. Su tutto il lavoro umano, il continuo operare di omini su e giù per le colline, tra le stradine, le righe degli orti, le cataste di legna e le matasse d’erba messa a seccare. Poi la notte, ogni arnese è riposto, ed è dolce il sonno campestre, quando solo il solido tetto separa i sogni dalle chiarissime stelle.

Fuori dal preciso progetto agricolo (sono interessanti a tal proposito le “contadiniere”, quelle scatole che ai contadini servono a tenere i documenti dei lavori), quello che da sempre sta fuori dallo spazio della città, quello dell’uomo e del civile: “Vanno al Bosco”, “vanno in vacca”, lontani dal “maestro reggente”, dal “tesoro non turbato”. Tutto ciò che alimenta la gioiosa protuberanza delle cose – il loro lume – sta al luogo dell’educazione, così come al bosco – e al buio che da sempre l’accompagna – sta il terreno vignainesplorato, abbandonato da ogni regia.

Quanto stare in vista dei lavoratori, del loro impegno, e del conseguimento d’un fine comune fa bene all’animo, tanto questo stesso fenomeno dell’uomo è in sé la più concreta affermazione d’una guida. V’è sempre, per quanto non sia d’uno ma d’ognuno, un comando che soggiace all’opera: qualcosa che sta oltre ogni gesto dei lavoranti, lo motiva, lo sposta, con il suo fine, sempre un po’ più in là, fino alla conclusione.

Il dubbio come strumento di libertà e fragilità

Questo percorso è anche, con Zanzotto, il venir meno di una certa libertà: la capacità umana d’aver dubbio e di fare del proprio esistere l’alimento reale di tale dubbio.

 – oh cieli della pedagogia –
per andare avanti
indenne attraverso «i dubbi eccessivi le negazioni
che feriscono i bambini» e il Centro di Lettura
i cuori – sì i cuori
le menti – sì le menti
e tolgono respiro e sostegno alle colline
e non parano le frane
non rassodano non pagano
(e sbattono le porte
e stridono le piogge
e volano le tegole
e – sotto vento –
i meli i meli      e poi più).

 

Crolla un intero paesaggio, d’un tratto, si spaccano quelle cose d’un mondo che innanzi dava piacere guardare. La stessa avanzata degli scolari, con quel lume che così poco riguarda la scuola e così tanto a essa dona luce: è a tal punto fragile da porsi allo stesso piano dei campi coltivati tra le periferie e i nuovi cantieri.

Che cosa accade all’osservatore adulto di fronte a tale pericolo, a tale irresistibile fragilità di ciò che è bello? S’affanna, accorre, giudica come nei momenti d’urgenza. Si tenta di mantenere vivo qualcosa che, con tutte le cautele volutegli, a stento respira. Così il paesaggio di certe aree montane che diventano cartoline irreali; così con quei bambini che ai parchi, nei cortili degli istituti, nelle sale per i compiti paion così coperti da paraurti da non aver più un torace tutto loro.

Restituire pensiero e vita ai processi di crescita

Si tratta di quei “cieli della pedagogia” che tutto circumnavigano, che sono talmente giustificati da mai porsi in discussione, mai nel terreno boschivo del dubbio (“ti sei fatto male?” – “si!” – “starai più attento?” – “si!”). Non sono tanto metodi, e grammatiche e ideologie a discutersi qui, quanto i fondamenti stessi: ciò che in fondo è veramente bene, come evitare la caduta stessa a un bambino che cade. È in quest’origine, i “meli pieni di pioggia” di Zanzotto, così buona e autentica, così giusta, che sorge tutta quell’attenzione che l’adulto pone nel bambino. La pedagogia in fin dei conti si gioca tutta qui.

Le istituzioni non sono tanto ciò che stabiliscono, ma la folla intera che da sotto le sostiene; se non c’è fiducia nello spazio sociale, è impossibile a questo mantenersi in piedi per il solo suo nome. Ci vogliono aiutanti, lavoratori, operatori, educatori disposti ad assumere, ognuno nella lunga catena con un proprio carretto e le pale per i mucchi da trasportare, il proprio pezzo di carico per il OLYMPUS DIGITAL CAMERAfrutto d’una più equa società. Tutto questo è ragionevole al pari della buona verdura tolta dall’orto, e dalle tavole imbandite la sera dopo il lavoro contro le difficoltà del giorno.

Quando una persona si trova a saltare oltre un fossato, questa dimentica tutto per fare di sé una sola cosa: il suo salto. Se un pensiero soltanto turba la mente dell’atleta, questo fallisce. Ciò che sembrava così netto, preciso, buono, s’accartoccia come la peggiore delle falsità di fronte ai testimoni rivelati. Questo il potere del pensiero, di quel tormento che è in fondo il dubbio. L’adulto e il minore potrebbero trascorrere ogni pomeriggio tra le reciproche attenzioni, tra fiumi, prati, boschi e grandiose città: ogni loro dubbio sposterebbe tutto, in un istante, come il graffio che cancella ogni panorama, restituendo soltanto la propria nuda vita.

 

Facci sapere cosa ne pensi