Il senso di scrivere…

 

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immagine tratta da “the age of innocence”

Ho riflettuto a lungo su come comunicare a te, aspirante scrittore, un possibile senso di scrivere.

Non si trovano manuali di teorie esplicite, ma narrazioni che raccontano passione, lavoro e diverse radici di senso.
 Comunicarne una sopra tutte non è possibile e qui trovi semplicemente la mia.

Come suggerito da Fiorenzo: documentarsi è la base. Per dirla alla Hemingway, una delle travi dell’architettura sottesa a ogni scritto. Ho letto testi che han fatto la storia della scrittura e fra tutti “Il mestiere di scrivere” di Raymond Carver.

Tra le pagine ti accorgi che l’#arte di scrivere racchiude codifiche, cadute a ogni angolo e inghippi. Di inghippi ce ne sono tanti quando scrivi, e penso all’evocativo titolo dell’opera di Flannery O’Connor : “Nel territorio del diavolo”. Nel mondo di Oz delle narrazioni è necessario imparare, da chi il mestiere lo conosce, consiglia e pensa corsi.
Di fondo, però, vive lo stesso interrogativo di sempre. Perchè scrivere?

 

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Scrivere chiede un cammino dentro volte concentriche, scorze di parole e di noi

Dapprima scribacchi qualche frase urgente o imbrigliata in uno sforzo che non vuol quietarsi, poi tornando indietro, riscrivi e pulisci i detriti, usando impietose cesoie.
Una frase che scrisse Checov balugina ricorrente tra i miei pensieri sulla scrittura: “Non dirmi che la luna splende, mostrami il riflesso della sua luce nel vetro infranto.”
La parola sa farlo, può comunicare al lettore – a tutti i suoi cinque sensi – un riflesso.

Nel cammino verso il centro della frase, si avvicinano gli angoli nascosti, i volti e le cose comuni assumono spessore. Le emozioni si appesantiscono e si fermano sul foglio.
A volte accade che gli scritti diventino empatiche macchie rosse di senso.

Il senso di scrivere… lungo un sentiero di preposizioni e comparazioni.

dalle parole

Senso
La facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni… Per Aristotele era: κοινὴ αἴσϑησις, la sensazione comune, ovvero la percezione proveniente da tutti i cinque sensi che accompagna ogni esperienza e restituisce una nuova consapevolezza.

Il senso è anche la direzione, un’unica via lastricata di parole che sa perfettamente dove è diretta.

Significato
Il contenuto espressivo di qualsiasi mezzo di comunicazione (parole o frasi, gesti, segni grafici). Eraclito sosteneva che le parole significano naturalmente e sono del tutto adeguate a rappresentare la mutevolezza della realtà.

Scrivere racchiude entrambi questi termini; segue le nostre percezioni, mostra con schiettezza la direzione sul reale che percorriamo noi e lo scritto, e trasforma l’intero processo in parole che “significano naturalmente”.

nelle parole

Un aspirante scrittore compone storie, versi; usa generi e stili differenti e – nel profondo – desidera dar vita a suggestioni. La suggestione si erge su narrazioni efficaci e va oltre: nel territorio della parola. Lì lo scrittore conosce solo una parte delle leggi che la governano.
La parola devi amarla per poter scrivere qualcosa il cui fascino superi i massimi sistemi della logica; la devi amare come se avesse corpo – non solo in termini editoriali – carne e ossa.

Interno della Sagrada Família

Scegliamo la scrittura perchè è in quella forma d’arte – e solo in quella – che riconosciamo
l’intelligenza della reazione metabolica,
l’equilibrio della pianta,
la bellezza della “stella del mattino”,
il tutto conosciuto e quello misterioso.
La fune tesa tra struttura e intuizione.

È la struttura di un’incompiuta Sagrada família che fregio dopo fregio prende forma lungo i giorni. Una sintassi che tesse un asse di innumerevoli relazioni (J. L.Borges) tra le parole, col lettore e con noi stessi.
Chi scrive usa il cesello per le scorze, sistema parole come in un gioco imperfetto di equilibri. Ammirando la cattedrale della letteratura di tutti i secoli, riconosce il lavorìo di umane narrazioni che, come il progetto di Gaudì, non vede fine.

È l’intuizione da trovare, verità e follie che ci appartengono, agghindate a storie. Fissare segni che diventano caratteri, uomini e donne con un volto e vicende tanto vivide da essere uniche.
Ognuno di noi ha immaginato un volto per Anna Karenina e il fatto straordinario è che lei ha un’infinità di volti possibili e tutti, come d’incanto, sono precisi, sostanziali e veri.

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immagine tratta da “the age of innocence”

 

Vedeva lo scintillio degli occhi, tremulo e avvampante,
e il riso di felicità e di eccitamento che senza volere le increspava le labbra; vedeva la grazia misurata, la sicurezza e la levità dei movimenti.
(Capitolo XXVI “Anna Karenina”, Lev Tolstoj)

 

 

 

Il riflesso “tremulo e avvampante” di un volto di donna, narrato da Tolstoj e rifratto lungo i secoli. E se il segreto fosse in quei due aggettivi per un solo sostantivo? Secondo lo scrittore russo Isaak Babel’, solo un genio… can afford two adjectives to one none!

delle parole

Chi scrive cerca i suoni, le pause di silenzio e le impressioni delle parole.
Cito due versi di cui sono noiosamente innamorata.

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Come ci si innamora delle parole?
Te le senti addosso e parlano, evocano persone, stati d’animo e diventano un suono, un tocco, forse una carezza. Parole disposte in giochi semantici che acquistano forza dalla propria vibrazione acustica, “poesie visive” e dipinti di sintassi come nella poetica sperimentale di E. E. Cummings. Un mettersi insieme che suggerisce ordine o – forse – il divino segreto delle cose.

È così che ti innamori delle parole. Accade di trovare l’analogia imperfetta tra due termini, il salto tra pause del discorso, lo strappo tra i toni… e non te li togli più di dosso!

Il fuoco d’artifizio del maltempo
sarà murmure d’arnie a tarda sera.
– Eugenio Montale –

Il miele selvatico sa di libertà,
La reseda sa d’acqua,
– Anna Achmatova –

L’accostarsi dei suoni e dei significati si fa percezione e sembra di sentire il ronzio protratto delle api dentro l’alveare, oppure lo sciabordio lieve di un rigagnolo d’acqua.
Le parole vanno dritte nella direzione che lo scrittore voleva esprimere. La comunicano.

Metti insieme due cose che non sono mai state messe insieme prima. E il mondo non è più lo stesso. Julian Barnes  – Levels of Life

A te aspirante scrittore, consiglio un primo esercizio d’#arte di scrivere.
Prova a partire da un ricordo, un quadro, una melodia e scrivi quante più parole ti vengono in mente associando almeno due termini non universalmente congiunti, ma amanti in cerca del loro grado di libertà.

a parole

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immagine tratta da “the age of innocence”

 

Scrivere è avvicinarsi a parole intraviste, regalate, interiori, attorno a noi e buttarle sul foglio come panni stropicciati da dispiegare; un esercizio assiduo per udire i moti della sintassi. Onde di toni che si alzano e si abbassano tra i segni interpuntivi. Dita che corrono sulla tastiera e lasciano schiume pronte a scorrere oltre.

Il lettore intuirà se siamo stati capaci di far ridere e piangere una parola, come direbbe Roberto Vecchioni.

 

 

 

Per il secondo esercizio d’#arte di scrivere pensa un lemma (io ho scelto: scrittura) e poi collegalo a cinque persone. Con buona probabilità scriverai frasi a metà tra i tuoi ricordi e le loro parole… qualcosa di molto simile a un odore.

La scrittura…
–    accarezza una vicinanza.

–    apre mondi immaginari a un’ecologia fiduciosa di possibilità.
–    compensa la conoscenza e mima il coraggio.
–    è l’ombra innocente di realtà irreversibili.
–    crea mondi e ultramondi, utopie e ucronie.

… è una finestra socchiusa. Dallo spiraglio vedo parole diventare granelli di sabbia, poi massi che cadono in una zona d’ombra improvvisa. Laggiù si siedono chete e, come ciarliere cicale, bisbigliano del mistero.
Questo, il mio senso di scrivere.

A te, aspirante scrittore, non resta che [in]seguire il tuo.

2 Comments

  1. Ismaele Kaltenbrunner 31 agosto 2013
  2. Laura Lo Giudice 31 agosto 2013

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