I libri scolastici non piacciono a nessuno

copertina dell'ebook Testi scolastici 2.0 di Emanuela ZibordiHo fatto due chiacchiere con Emanuela Zibordi, aka @melamela, insegnante e autrice dell’ebook Testi scolastici 2.0. Il libro è un manuale essenziale, rivolto agli insegnanti alle prese con le nuove tecnologie e ha un taglio molto pratico. Questo perché, dice Emanuela, «quando ho pensato al libro ho cercato di scrivere nella modalità più semplice, dando indicazioni pratiche anche per non tediare gli eventuali lettori. Chiaro però che ci stavano a monte molte riflessioni, non solo mie ma fatte anche con tanti colleghi in varie discussioni».
Così ho deciso di farmi raccontare alcune di queste riflessioni. Buona lettura.

 

Testi scolastici 2.0 è un agile manuale rivolto agli insegnanti che vogliano creare ambienti di apprendimento e pubblicare etext. Come valuti la preparazione della classe insegnanti di fronte alla svolta epocale del passaggio al digitale?

La valutazione che posso dare non ha nessun fondamento statistico perché non conosco la realtà globale. Posso dire che nella mia scuola non c’è ancora la cultura diffusa nell’utilizzo delle ICT per la didattica, almeno per la maggioranza dei colleghi. I docenti sanno ormai utilizzare i PC, ma soprattutto a livello di applicativi offline.
Manca l’idea che si possano creare risorse e condividerle in ambienti di apprendimento virtuali dove c’è scambio di conoscenze e dove è possibile approfondire diverse tematiche grazie a un continuo interscambio. Il gap non si genera solo dalla mancanza di formazione tecnica specifica, ma anche dal non conoscere le potenzialità della rete per cambiare metodologia didattica.
La situazione che presento, statistiche a parte, non credo sia diversa nelle altre scuole, salvo casi rari di eccellenza.

Ho lavorato in una libreria scolastica e il tema del costo eccessivo dei libri è stato pane per i miei denti. Anche tu nel tuo libro parli del costo dei manuali scolastici e del loro sottoutilizzo. Ti va di approfondire la questione?

Premetto che non sono contraria all’acquisto dei libri quando questi sono utilizzati; purtroppo così come sono strutturati i testi non sono più funzionali. Lo erano tempo fa quando il docente aveva bisogno di tutto perché i manuali erano l’unica risorsa disponibile in classe.
Non vorrei andare sul personale, ma anch’io sono andata a scuola e i testi li ho utilizzati molto poco. Tutti in classe prendevamo appunti perché, giustamente, il docente aveva bisogno della propria autonomia. Ecco, la parola chiave è proprio “autonomia” nel decidere cosa e come dire le cose, nello stimolare compiti che non siano quelli confezionati da altri e far interagire gli studenti anche fuori dall’aula. Questo meccanismo connettivo avviene già spontaneamente fra i teenager: i miei studenti hanno gruppi su facebook molto attivi, perché non sfruttare questa loro capacità di condividere e creare insieme?

Non pensi che la critica ricorrente basata sul prezzo dei libri dei testo rischi di essere svilente del lavoro culturale e possa essere anche debole, soprattutto perché spesso le famiglie non battono ciglio quando si tratta di acquistare smartphone o abbigliamento griffato?

 Un oggetto costa tanto o poco a seconda dell’uso che se ne fa. Se un testo viene usato marginalmente, che costi 10 o 50 conta poco, se ne intuisce lo spreco. Meglio spendere per libri o ebook “veri” e leggerli appassionandosi alle storie, facendo propria la conoscenza che passa anche dall’emozione. Abbiamo talmente tanti autori che scrivono di letteratura, storia, scienze, arte e lo fanno perché la gente si innamori della conoscenza. Sono per un approccio globale nel quale introdurre le tecniche.

Quello che dici mi fa pensare che ci sia bisogno di libri scolastici che siano libri genuini, con una forte autorialità e un robusto filo narrativo.

Vorrei farti un esempio: se nelle scuole ci fosse in programma la storia del cinema, faresti vedere cento spezzoni di film o dieci film integrali? Personalmente sceglierei dieci film rappresentativi da vedere dall’inizio alla fine. Mi sembra che per capire un autore e la sua tematica sia importante conoscere come si evolve la storia in modo da apprezzare tutte le sfumature: narrative, stilistiche, estetiche, ecc. È una scelta tra quantità e qualità. Cosa paga di più in termini di motivazione, di passione e quindi di apprendimento?
Quanti libri interi leggono i nostri studenti? La maggior parte zero! Per forza poi non si appassionano alla lettura e di conseguenza allo studio.
C’è abbondanza di libri che trattano qualsiasi argomento e per qualsiasi età e altri vengono pubblicati continuamente.
In particolare nel mio ebook propongo di costruire il libro di testo insieme agli studenti come processo dell’insegnamento-apprendimento; alla fine il percorso è documentato dalla realizzazione di un prodotto culturale, anche perché ricco di interazioni.
Per quale motivo, invece, i libri di testo adottati sono così ostici e poco amati? Non piacciono a nessuno, né ai docenti né agli studenti, però bisogna comprarli. Sembra logico? Inoltre siamo costretti a un paradosso: si fa scuola privilegiando le “tecniche”, ma non si usa la tecnologia.
Proprio sui libri ragionavo con un collega giorni fa a proposito degli studenti che leggono libri. I lettori, durante gli esami finali, hanno una marcia in più semplicemente perché hanno capito e sanno argomentare i contenuti.
Consigliamo ai ragazzi di leggere quando sono soli e mettiamoli nelle condizioni di studiare insieme. È chiaro che poi si abbia bisogno anche di manuali tecnici o di eserciziari, ma servono principalmente al docente che deve scegliere cosa e quanto proporre agli studenti.

Il tuo manuale affronta di striscio il tema dei diritti d’autore collegati a testi e immagini. Come affronti nella pratica questo tema? Come spieghi ai ragazzi il valore del lavoro intellettuale?

Dai miei studenti accetto solo elaborati originali, per questo do per scontato che conoscano i contenuti dell’argomento che trovano sulla rete o sui libri e giornali e poi li faccio commentare con interventi soggettivi; chiedo loro di collegare, di discutere di dare una propria opinione e io con loro, alla pari. È così che mi rendo conto se hanno capito. Ed è quello che mi interessa, che abbiano capito (fatto proprio), non che mi ripetano dei contenuti asettici. Loro stessi, apportando rielaborazione, diventano autori.
Quando devono richiamare risorse di altri mettono i riferimenti biblio o sitografici.
Se si abituano a un lavoro intellettuale e non di ripetizione, ne capiscono il senso senza bisogno che qualcuno spieghi loro il valore che sanno riconoscere in termini funzionali ed estetici.

Che cosa pensi delle nuove proposte editoriali (libri misti, corredati di filmati, esercizi interattivi, gallerie di immagini e simili)?

Quel poco che ho visto è distorsivo del concetto di studio in rete con il digitale. È proprio fuori dalla mia concezione di conoscenza come ricerca condivisa del sapere. In rete c’è tutto, perché sprecare tutte quelle energie per fare risorse chiuse? Il messaggio che sta passando è che basta mettere i contenuti in digitale per fare una didattica innovativa. Tanti, genitori compresi, ci credono. Un bel guaio.

Come reagiscono i ragazzi messi di fronte a una proposta radicale come quella che proponi con il tuo manuale?

I miei studenti bene, si sentono partecipi alla creazione di qualcosa, sono più stimolati ad apprendere perché soddisfatti e, quando pubblico i loro lavori, sono molto orgogliosi.

In generale pensi che la didattica basata massicciamente sulle tecnologie digitali favorisca l’apprendimento?

Secondo Pier Cesare Rivoltella che ho appena ascoltato al Medi@tando di Rimini (puoi leggere il post sul mio sito), l’uso delle tecnologie è variabile indipendente dell’apprendimento. Personalmente credo, invece, che utilizzare questi strumenti in maniera coinvolgente possa stimolare la costruzione della conoscenza, perché ciò che passa attraverso il proprio corpo per azione, emozione e cognizione diventa indelebile, più di sfuggenti contenuti imparati per sostenere una verifica.
Banalmente: per imparare a fare il risotto alla milanese non basta leggere sul ricettario e ripetere a voce le procedure; bisogna fare il risotto alla milanese, sporcarsi le mani. È la differenza che passa tra la conoscenza e la competenza; nella scuola è fondamentale che si raggiunga quella del learning to learn (imparare a imparare), che servirà tutta la vita.

Quindi anche imparare a separare l’attendibile dall’inattendibile, o valutare criticamente le fonti reperibili sulla rete, come prevedono le competenze europee?

Certamente! Una delle competenze fondamentali è quella di riuscire a valutare l’attendibilità delle fonti in internet, ma questo vale anche per le proposte editoriali. Ci sono libri scritti con cognizione di causa ed altri più “fantasiosi”. Quello che vorrei sottolineare è che non è sufficiente un ISBN per dare validità a un contenuto. Anche i testi scolastici a volte mancano di requisiti comunicativi importanti come la chiarezza espositiva. Più in generale in una società libera e pluralista nessun media è immune da errori, inattendibilità o scarsa qualità. Il senso critico va direzionato un po’ ovunque.

Pensi che l’apprendimento “digitale” stia diventando qualcosa di diverso rispetto all’apprendimento sequenziale tipico del testo scritto?

L’apprendimento sequenziale e soprattutto quello reticolare esistevano ancora prima dell’avvento del digitale. Servono entrambi all’apprendimento: la narrativa si legge di solito in sequenza, ha una scansione logica temporale; i collegamenti e le intuizioni, invece, avvengono in forma reticolare con le associazioni che sono processi cognitivi anche creativi, modi tipici della mente di trovare senso. Internet amplifica questa modalità non lineare, regalandoci anche lo stupore di scoprire ciò che non si sta cercando.

La serendipità di internet contro il testo a stampa?

Non li vedo in conflitto. Alcuni testi scolastici tentano di dare un approccio reticolare ma a mio avviso è fasullo, perché privo della ricerca e della sorpresa; è già tutto scritto secondo una mappa mentale che appartiene all’autore, mentre ogni testa può (deve) creare la propria.
Lasciamo ai libri il loro compito e assegniamo a internet il proprio specifico. L’umanità non ha mai avuto prima d’ora una modalità così facile e rivoluzionaria di reperire informazione, anzi, informazioni sia lineari sia reticolari.
Preciso che nella didattica non esiste una sola metodologia, non c’è un solo un percorso per insegnare; un bravo docente conosce più modi e li sa mixare e utilizzare nella modalità più appropriata per raggiungere obiettivi ben chiari.

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