Il giorno della prima-vera poesia

21 marzo 2014, auguri Poesia

 

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La giornata mondiale della poesia cade nel giorno che principia la primavera e non occorre cercar lontane motivazioni o coincidenze, perché i due termini sono collegati da una robusta tela di significati che vanno dal mito alla radice.

Poesia dal greco “ποίησις” significa creazione. Il componimento poetico esiste da prima ancora che si sviluppassero le forme di scrittura; era tramandato a voce, in cantilene, o filastrocche, melodie che vestivano il significato delle parole di ritmo e toni, tramite la metrica. Nasce dalla necessità disperatamente umana di avere “parole in musica”.

Primavera ha origini antichissime; l’etimologia greca e latina del lemma si rifà al termine indoeuropeo vasar, la prima luce del mattino, che in sanscrito è l’aurora, ovvero l’inizio della buona stagione che porta luce e rinascita, fa splendere le forme viventi dopo la lunga attesa invernale.

La primavera torna sulla Terra come Persefone (Proserpina per i latini) dall’oltretomba, gelo dell’inverno; è attesa per sei mesi dalla madre Demetra, che quando il dio Ade la rapì e la portò agli inferi, smise di far germogliare la natura e ricominciò solo dopo aver ottenuto dagli dei il ritorno della figlia ogni primavera.


Un grande bosco corona le acque da tutti i lati,
e con le sue fronde fa velo al fuoco del sole.
I rami danno fresco, la terra umida produce fiori:
è un’eterna primavera.
In questo bosco Proserpina
mentre gioca a raccogliere viole e candidi gigli,
e ne riempie con zelo fanciullesco le ceste e il seno
e in ciò cerca di superare le sue compagne,
fu subito vista e amata e rapita
da Dite, tanto irruppe a precipizio l’amore.
dalle Metamorfosi, di Ovidio (versi, 385-397)


La poesia va letta per tornare alla bellezza quando viene mostrata a parole; i versi scavano nel coacervo di pensieri ed emozioni e li portano a rifiorire tra le sillabe, lì dove c’è melodia e uno sguardo inclinato sulla realtà. Esiste un’architettura di forme che si perpetua come una eco dal profondo alla superficie, dalle stelle agli ovuli, dagli alberi ai neuroni… Come la vite macrometrica di un microscopio che mostra forme di bellezza nascosta dentro le cellule di ogni vivente, così i versi evocano l’immagine ingrandita moltissime volte, di quel che siamo e del mondo che osserviamo.

Non mi resta che tacere e regalarvi un viaggio d’inizio primavera attraverso l’oculare della poesia a fuoco sulla natura visibile e invisibile delle cose.
Il turgore segreto del suo potere nascosto.


Scaglie di farfalla

 

Processed by: Helicon Filter; Processed by: Helicon Filter;

Non avete veduto le farfalle
con che leggera grazia
sfiorano le corolle in primavera?
Con pari leggerezza
limpido aleggia sulle cose tutte
lo sguardo della vergine sorella.

Non avete veduto quand’è notte
le vergognose stelle
avanzare la luce e ritirarla?…
Così, timidamente, la parola

varca la soglia
del suo labbro al silenzio costumato.
Non ha forma la veste ch’essa porta,

la luce che ne filtra ne disperde i contorni. Il suo bel volto
non si sa ove cominci, il suo sorriso
ha la potenza di un abbraccio immenso…
“La vergine”, di Alda Merini

 

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Immagine al microscopio elettronico delle ali di una farfalla, ricoperte di scaglie minute che conferiscono a questi lepidotteri (lepido, scaglia, e pteròn, ala) la tipica colorazione sgargiante.

 


Strade di ragno

 

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Ragno pavone, Australia; immortalato dall’acarologo Jurgen Otto

 

Che dolcezza infantile
nella mattina tranquilla.
Gli alberi tendono
le braccia verso terra.
Un vapore tremulo
copre i seminati
e i ragni tendono
le loro strade di seta:
raggi sul cristallo
pulito dal vento.
“Mattino”, di Federico Garcia Lorca

 

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Ovuli di Luna

 

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… Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora…
in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo.
E così
spengono la luce delle stelle
col sospiro del loro volto pallido.
Poi viene mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore)
scende giù,
sempre giù, ancora giù,
fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l’immensa superficie,
simile a un arazzo,
s’adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda – profonda! –
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell’ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e,
come tutte le cose,
rassomiglia ad un giallo albatro.
“Terra di fate”, di Edgard Allan Poe

 

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Immagine al microscopio elettronico di un ovulo umano e alcuni spermatozoi che tentano di penetrare l’ovulo per fecondarlo.

 


Arboree sinapsi

 

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scatto di Aleiandro Escamilla

 

… Ed un giorno sarà ancora l’invito
di voci d’oro, di lusinghe audaci,
anima mia non più divisa. Pensa:
cangiare in inno l’elegia; rifarsi;
non mancar più.
Potere
simili a questi rami
ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
di fremiti e di linfe,
sentire
noi pur domani tra i profumi e i venti
un riaffluir di sogni, un urger folle
di voci verso un esito; e nel sole
che v’investe, riviere,
rifiorire!
“Riviere”, di Eugenio Montale

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Immagine istologica al microscopio ottico, di un ramo nervoso, con evidenti bottoni sinaptici, che si insinua a toccare fibre muscolari longitudinali.

 


Cattedrali di erba

 

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Credo che una foglia d’erba non sia meno di un giorno di
lavoro delle stelle,
e ugualmente è perfetta la formica, e un granello di sabbia,
e l’uovo dello scricciolo,
e una raganella è un capolavoro dei più alti,
e il rovo rampicante potrebbe adornare i salotti del cielo,
e la più stretta linea della mia mano se la può ridere di
ogni meccanismo,
e la vacca che rumina a testa bassa supera ogni statua,
e un topo è un miracolo sufficiente a far vacillare miriadi
di miscredenti.
“Foglie d’erba”, di Walt Whitman

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Stelo di pianta rampicante, sezionato e visto al microscopio ottico.

 


Vene di terra

 

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Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.

Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d’aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.
“Sei venuta di marzo”, di Cesare Pavese

Micrografia al microscopio elettronico a scansione di una rete di capillari sanguigni (in arancione ) che intersecano le fibre muscolari cardiache (in rosa).

Micrografia al microscopio elettronico a scansione di una rete di capillari sanguigni (in arancione) che intersecano le fibre muscolari cardiache (in rosa).


 

21 marzo 1931, auguri Alda Merini

 

scatto di Rula Sibai, fiori di pesco

scatto di Rula Sibai, fiori di pesco

 

Ciò che lega
la parola del poeta
è il turgore segreto
del suo potere nascosto.
Dalla raccolta “Fiore di poesia”, di Alda Merini

Scatto di Frederic Labaune, Grape hyacinth (Muscari) flower.

scatto di Frederic Labaune, fiore di Grape hyacinth

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