Figurine retoriche, collezionale tutte! – II parte –

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L’album di figurine retoriche non è completo, caro scrittore, e la collezione è molto lunga, per cui andiamo avanti con le presentazioni, gli esercizi di stile e il nostro aiuto per il tuo testo!

Ora che entriamo nel vivo degli artifizi della lingua ho pensato di scriverti qualche riga di incoraggiamento che – ça va sans dire – nasconde le figure retoriche che mi appresto a mostrarti.
Non ti resta che leggere il post e poi cercarle!


Caro scrittore,

Non ti arrendere davanti alle risacche che talvolta incaglieranno la parola a riva come i relitti di quel pensiero che non vuol saperne di fermarsi sulla pagina. Avrai attimi eterni per cedere, ma resisti perché non c’è scrittura che ti risparmierà di mettere mani al ferro.
Tra gli strumenti della lingua cerca rovista scova e più di ogni altra cosa mettiti alla finestra e guarda, lì tra i passanti e le automobili parcheggiate ci saranno gocce fradice, di pioggia imbibite, a innaffiare l’immaginazione che sentivi inaridita.


 

#Sineddoche

Questa figura retorica fa parte della famiglia della metonìmia, ovvero la sostituzione di una parola propria per esprimere un concetto, con un’altra parola a essa legata da una relazione logica. I legami che le uniscono sono diversi dai lacci deboli delle metafore, dove anche solo l’odore di termini distanti basta a evocare un’immagine, e più è vago il filo che unisce, maggiore sarà la sensazione trasmessa. Qui esiste una relazione logica e immediata, attraverso cui lo scrittore scambia, per esempio, la causa con l’effetto.

s’accendon le finestre ad una ad una come tanti teatri…
da “Sera di Liguria” di Vincenzo Cardarelli

 


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 Nota bene

Se Cardarelli avesse scritto: le finestre sono illuminate, non avremmo pensato con la stessa lucida chiarezza a vecchi borghi di mare nelle sere estive, nell’ora in cui per le vie vedi spuntare luci a ogni angolo, sui poggioli degli edifici, una dopo l’altra. E subito dopo non avremmo udito il fermento nei piazzali antistanti i teatri, quando sta per iniziare lo spettacolo e le luci spente in platea cedono il passo al ronzio dei riflettori sul palco.


In particolare, la sineddoche sostituisce una parola con un’altra, attraverso un nesso quantitativo.

Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema
ma pari più non gli era il mio respiro
e non era più un lago ma un attonito
specchio di me una lacuna del cuore.
da “Un ritorno” di Vittorio Sereni


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Le vele sono la parte che regge il tutto, l’elemento della nave su cui si erge da solo il pensiero del viaggio, del vento e dell’aria… allo scrittore non serve specificare altro per farci immaginare l’intero veliero sparire oltre il bianco della sua scia.

 


 

 #Asìndeto

L’asìndeto appartiene alle figure retoriche di parola, ovvero la sua struttura riguarda l’espressione linguistica, più che gli arzigogoli di significato; lo contraddistingue l’assenza di congiunzioni che esplicitamente legano e coordinano una serie di concetti.

– paradossale – il Tempo di Milano l’alibi
e il beneficio della nebbia cose occulte
camminano al coperto muovono verso di me
divergono da me passato come storia passato
come memoria: il venti il tredici il trentatre
anni come cifre tramviarie
o solo indizio ammiccante della radice perduta
una sera di nebbia agli incroci di ogni possibile sera.
da “L’alibi e il beneficio” di Vittorio Sereni

 

… cosa può essere un uomo in un paese
sotto il pennino dello scriba una pagina frusciante
e dopo
dentro una polvere di archivi
nulla nessuno in nessun luogo mai.
dalla raccolta “Gli strumenti umani” di Vittorio Sereni

 


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Pensa a come sarebbe stato meno incisivo se Sereni avesse scritto: nulla e nessuno e in nessun luogo e mai, al posto di questo ripetersi in ascesa di parole senza congiunzioni che danno l’idea di un crescendo in mezzo al nulla.

 


 

#Similitudine

La similitudine (dal latino similitudo, “somiglianza”) è la figura retorica in cui si accostano persone, animali, sentimenti, immagini e situazioni per implicite associazione di idee; come abbiamo già detto nella I parte, a differenza dell’analogia, la similitudine è introdotta da particelle correlative: come, sembra, pare

Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Cesare Pavese

 

Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Cesare Pavese

 

Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.
Cesare Pavese

 

#Similitudine con #Ossimoro

I poeti usano le figure retoriche come faceva l’Ispettore Gadget con i suoi arnesi occultati dentro l’impermeabile. All’occorrenza ne tirano fuori una due tre e… talora le combinano assieme.

Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Cesare Pavese

 


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Qui Pavese combina la similitudine dell’orizzonte e amplifica ancora la forza evocativa del paragone con un paradosso, utilizzando l’aggettivo chiuso, che è quanto di più illogico esista per un orizzonte.
O forse l’assurdità amplifica in due sole parole un confine che non lascia varchi alla speranza?


 

#Iperbato

L’iperbato (dal greco = “passare oltre”) è una figura retorica che rappresenta un’inversione nell’ordine naturale delle parole all’interno di una frase.
Si realizza inserendo uno o più parole tra termini che sintatticamente andrebbero uniti e così si crea un andamento irregolare della frase, rispetto all’ordine previsto.

i fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite.
da “Passerò per Piazza di Spagna” di Cesare Pavese


 

Il nostro album inizia a riempirsi e a terra rimangono le carte plastificate delle figurine appena scartate. Non ti resta che appiccicare le figure retoriche al posto giusto e attendere il prossimo post per scoprirne di nuove, senza temere di incrociare qualche “doppia” e per di più “retorica”!

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