emozionArti di scrittura

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Gli scrittori raccontano, è questo il loro mestiere. E poi ci sono i grandi scrittori, che sanno dare il nome alle cose, le definiscono nel tempo di pochi capoversi, a volte di una riga, una parola. Ai grandi scrittori non servono lunghe descrizioni per suggerire una forma o l’idea di quella forma, a loro basta ricrearne l’eco e subito quella diviene emozione.

Nominare le cose è il primo passo per difendersi dalle cose stesse, dal loro continuo mutamento. Tutta l’arte assurge il compito di scovare emozioni e fare in modo che salgano a galla da qualche stipite della coscienza.
Per evocare emozioni uno scrittore deve averle comprese veramente sia che le peschi dal suo vissuto sia che le plasmi con l’immaginazione; è necessario possedere la natura di ciascun’emozione per poterla comunicare. Chi scrive addomestica la lingua portando la narrazione verso gioia, timore, frustrazione o sgomento, finché giunge il punto fermo.
Gli strumenti sono assiepati nella sintassi, nel ritmo incalzante o silente del discorso, nella danza dei segni interpuntivi ora frequenti e vicini, ora isolati come pause di fiato.
Tra cortine di doviziosi dettagli, dentro i personaggi e le righe impariamo a difenderci dalle cose.

Si tratta proprio di una questione di difesa. In base alle teorie evoluzioniste di Darwin, le emozioni rappresentano un vantaggio evolutivo della specie umana, poichè ci permettono di far entrare stimoli esterni e reagire in maniera efficace a situazioni che richiedono una risposta istintiva e immediata per la sopravvivenza. In tutte le specie, l’evoluzione implica la relazione con i simili e la necessità di comunicare. Le scritture di ogni tempo sono un passo avanti per conoscere, riconoscere e nominare le emozioni.

Le parole annoverate per declinare le differenti tipologie di emozioni sono tantissime, più di quelle che mi sarei aspettata prima di una curiosa chiacchierata con un’amica che mi chiedeva: “Ma tu sai quanti nomi hanno le emozioni?”. Non lo sapevo, e mi ha colpito la categorizzazione capillare del termine. Le emozioni sono differenti dai sentimenti, perché sono stimoli istantanei, che risiedono in noi meno tempo e con meno incisività delle passioni. Da dove vengano e come nascano è incerto, ma ho l’impressione che raccontare emozioni sia un fatto più di letteratura, che di scienza.


La pioggia lo infastidiva. Senza ombrello e infreddolito sentiva addosso una sensazione di annegamento; il cappotto bagnato e la vista delle pozzanghere opalescenti confinate nell’acqua torbida della città gli lasciava una fonda inquietudine. Due incroci e sarebbe arrivato in libreria; doveva solo resistere all’asfalto grondante, alla stizza verso automobilisti, ombrelli vaganti e schizzi di fango spruzzati come macchie di china sui jeans. Dentro il piccolo locale, negli angoli della libreria, sarebbe andato tutto bene, perfino l’umore appiccicoso. Entrò con passo svogliato e inspirando si girò nella direzione della poltrona in stile vittoriano. Da quando pochi anni prima decise che quella sarebbe stata la sua libreria, o forse proprio come motivo di quella scelta di fedeltà assoluta al luogo, c’era stato un richiamo profondo tra lui e la poltrona. Nelle ore tra la scelta, il vaglio e la contemplazione dei libri, il suo occhio si posava, metodicamente, sullo schienale e poi sulla seduta, in un rituale d’assenso. Era nell’angolo sinistro, nascosta dagli scaffali di saggistica. Qualcos’altro, però, decise di andare storto in quella giornata: la poltrona era occupata. Ingiustamente qualcuno se ne era appropriato. Quella presenza usurpatrice lo irrigidì e, passandole accanto, sgarbatamente le sfiorò le gambe con disprezzo vero; lei occupava una sua proprietà. Dopo qualche respiro tirò fuori dalla tasca dei jeans un foglio spiegazzato per rileggere le parole scritte dal terapeuta, “Conquistare la consapevolezza di ogni termine della lista” – recitava l’appunto – e lui, con la stessa rigidità con cui un soldato obbedirebbe a un ordine, si impose di ricordare uno stralcio di letteratura per ogni emozione. Ognuna di quelle parole l’aveva già incontrata in un libro, ne era certo; alcuni libri negli anni li aveva prestati – si ostinava, in maniera inspiegabile, nella dispersione di proprietà intellettuali – altri, probabilmente, erano ancora in scatole del trasloco, ma in libreria ci sarebbero stati tutti. Secondo il terapeuta, dando un nome alle cose,  avrebbe superato uno stato – come lo aveva definito? – criolizzato. Fuori lo attendevano: pioggia battente e una domanda al neon.

 

Che Fare? 1968-73 by Mario Merz 1925-2003

“Mangiare arte”, rivisitazione dell’opera provocatoria di Mario Merz

 

 

quando sei annebbiato

… di Venezia non ricordavo nulla, e quando il vaporetto mi portò dalla stazione lungo il canal Grande, e da destra e da sinistra cominciò a rivelarsi ai miei occhi il merletto di pietra dei palazzi anneriti dal tempo, mi sentii proiettata in un’altra dimensione, dove tutto all’improvviso era divenuto leggero, aereo, di merletto, dove non si poteva (e non se ne aveva affatto desiderio) misurare la vita con i vecchi metri, dove tutto all’improvviso era diventato diverso: l’impossibile – possibile, il pesante – leggero, l’irrimediabile – triste e allegro insieme. Qui e là apparivano tra gli edifici stretti canali attraversati da minuscoli ponti, chiese che si scioglievano nell’oscurità; nell’aria rosata luci rosa pallido brillavano immobili o sembravano planare sull’acqua… La sensazione di una strana lentezza sottomarina mi riempì tutta – la sensazione di un particolare ritmo rallentato, mai provato prima, in cui il mio respiro e i miei movimenti si fondevano con il movimento del vaporetto, in cui accanto a noi, in una triste fissità contemplativa, passava la vecchiaia e la miseria dei palazzi che guardavano l’acqua e me, pensierosi nel loro fascino inaccessibile.

Da Il giunco mormorante di Nina Bergerova (edizione Adelphi)

 

oppure malinconico

… mentre spegneva le luci e trovava ancora qualcosa da rimettere a posto, ebbe la sensazione strana di non essere lì, e di rifinire i dettagli della vita di un’altra. Con una punta di sconcerto capì che, in un solo giorno, una certa distanza a cui aveva lavorato per anni, si era scostata con eleganza – una tenda in un colpo di vento… Si mise a leggere qua e là, senza metodo, come avrebbe potuto passeggiare in una galleria di quadri. Non lo faceva per cercare di capire qualcosa, o per trovare delle risposte. Solo si godeva i colori, quella particolare luce, il passo sicuro, le orme di una certa immaginazione. Lo faceva perché tutto quello era un luogo, e in nessun altro luogo lei avrebbe voluto essere, quella notte.
Da Mr Gwyn di Alessandro Baricco (edizione Feltrinelli)

 

quando non v’è rimedio alla cupezza

Il direttore della scuola mi telefonò in ufficio… Non era colpa del maestro, disse. Di per sé la ferita al capo non era pericolosa, ma il dottore aveva poi trovato la spiegazione per quella morte così rapida, una cisti…
Nessuno aveva colpa. Nessuno. Mi alzai prima che avessimo potuto ordinare qualcosa, posai uno scellino sul tavolo e ci lasciammo. Tornai nel mio ufficio, ma poi ritornai subito al caffè per bere un caffè, anche se avrei preferito del cognac o della grappa. Ma non ebbi il coraggio di bere un cognac. Ormai era mezzogiorno e dovevo tornare a casa e dirlo ad Hanna. Non so come ci riuscii e che cosa le dissi. Mentre ci allontanavamo dalla porta d’ingresso e attraversavamo il salotto, lei doveva già aver capito. Accadde tutto così in fretta. La dovetti accompagnare a letto e chiamare il dottore. Aveva perso la ragione e urlò finché non svenne. Urlò selvaggiamente come durante il parto e di nuovo tremai per lei, come allora. E come allora, mi augurai soltanto che non le capitasse nulla. Pensavo continuamente: Hanna! Mai al bambino…
Esiste un gelo dentro di noi che ci fa sembrare ugualmente distanti le cose più vicine e quelle più lontane.

Da Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann (edizione Adelphi)

e vorresti riconoscere la felicità

Cancellammo implacabilmente tutto ciò che aveva preceduto il nostro stare insieme, perché eravamo certi, al di là di qualsiasi atto o dichiarazione di fede, del significato della nostra esistenza presente. I nostri momenti coincidevano con un’antica attesa di felicità, un ricordo infantile sepolto. Quello era il passato a cui eravamo legati, e tutto ciò che era accaduto dopo ci appariva come un diversivo nella lunga attesa necessaria a tornare a quella condizione primaria. E quando capimmo che eravamo destinati a esser felici, tutto cambiò.
Da Le furie di Janet Hobhouse (edizione BUR)

affrontare il tempo di essere indignato

Poter fornire un giorno la verità, dimostrare che i veri colpevoli sono coloro che si nascondono dietro il paravento della rispettabilità, i dignitosi signori che usano chiunque e se la cavano sempre, qualsiasi regime cada. Gli Averoff. Il potere che non muore mai, che si veste di tutti i colori, di tutte le menzogne. Ti prese una gran rabbia. Ti tornò l’energia. Ti rizzasti in piedi sulla branda e, con la biro rossa di Zakarakis, scrivesti sul muro: « Tha martirizò. Io documenterò».

Da Un uomo di Oriana Fallaci (edizione BUR)

accettando l’inquietudine

Il ricordo della ragazza bianca, il suo corpo doveva esser lì, sdraiato attraverso il letto. A lungo lei deve essere rimasta la padrona del suo desiderio, ciò che per lui significava emozione, immensità della tenerezza, cupa e terribile profondità della carne. Poi è arrivato il giorno in cui è stato possibile, quello appunto in cui il desiderio della fanciulla bianca si era fatto così forte, così incontenibile da fargli apparire la sua immagine come in una vampata di febbre…
Da L’amante di Marguerite Duras (edizione Feltrinelli)

 

 e infine riconoscerti ancora incantato

Mi incantai davanti alla vetrina di un negozio di pipe e ci rimasi un sacco di tempo, mentre il mondo intero spariva a eccezione di quella vetrina e delle pipe. Le fumai una per una, immaginando di essere un grande scrittore e di scendere da una grossa auto nera con un’elegante pipa di radica in bocca e in mano un bastone da passeggio, seguito dalla donna con la volpe argentata, visibilmente orgogliosa di me. Firmammo il registro dell’albergo, poi ordinammo un cocktail, ballammo un po’, prendemmo un altro cocktail e io recitai qualche strofa in sanscrito, e la vita mi sembrava meravigliosa perché ogni due minuti una fata mi fissava estasiata e io, il grande scrittore, ero costretto a farle un autografo sul menù, rendendo pazza di gelosia la mia compagna con la volpe argentata.

Los Angeles, dammi qualcosa di te! Los Angeles, vienimi incontro come ti vengo incontro io, i miei piedi sulle tue strade, tu, bella città che ho amato tanto, triste fiore nella sabbia.

Da Ask the dust di John Fante (edizione Einaudi)

davanti a un’emozione di…

La ragazza si alzò silenziosamente dalla poltrona; l’aveva regalata a Marta il giorno dell’inaugurazione della libreria.
Lo osservava da almeno mezz’ora senza capire che cosa stesse facendo con quella pila incoerente di libri; si aggirava scoordinato da uno scaffale all’altro, come un’orbita che non chiude il cerchio. I suoi gesti le sembravano un curioso connubio di follia e sconforto, accompagnati da una gran determinazione nello sfogliare le pagine. Avrebbe voluto leggere il foglio che tirava continuamente fuori dalla tasca; copiando sopra frasi gonfio di soddisfazione – o forse era felicità – oppure… che cos’era? Ogni volta lo ripiegava e via, di nuovo con quella bizzarra danza, accatastando i testi uno sull’altro, scostando indispettito certi libri e mostrando per altri gesti di compiacimento maschile un po’ grotteschi.
– Magari – pensò con malizia – potrei proporre un baratto: lui mi mostra il foglio e io cedo la mia poltrona per un pomeriggio.
Avvicinandosi a lui urtò il castello incerto di brossure con il gomito. Tutti i libri caddero a terra.
Lui riconobbe chiaramente nello sguardo della ragazza una sfumatura dell’unica emozione a cui ancora non era riuscito ad associare una storia; dargli un nome. Possedeva il senso
di  stupore.

 

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Twiggy Lawson, all’anagrafe Lesley Hornby, supermodella, attrice e cantante inglese. Icona degli anni ’60 e della swinging London

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