Dieci cose che non ho mai osato chiedere, perché non volevo saperle!

 

1- Non voglio sapere tutto, non voglio sapere tutto subito, tutto sempre, tutto ora. Lasciatemi qualcosa per dopo, lasciatemi un po’ di ignoranza, di curiosità, di progressività, di possibilità di apprendimento o di ricerca.
Vorrei a volte capire, discutere, studiare, mettere in dubbio, mettermi in dubbio. Sapere non è una priorità assoluta. A volte posso preferire l’assaggio una bevanda senza conoscerne tutti gli ingredienti e l’intera storia. Posso rimandare l’approfondimento di una notizia. Posso addirittura scegliere di mantenere un punto interrogativo.

 

2- Non voglio sapere che alcune foche cercano piacere sessuale importunando i narvali o che Miley Cirus in un video postato da sua cugina indossava slip con disegni di trichechi e pesci spada o forse foche e narvali…
Insomma, non voglio essere martellato con notizie che interessano solo esperti o fanatici, non voglio notizie “fuffa”, parole con cui riempire spazi vuoti nelle colonne destra dei quotidiani online o nei nostri cervelli.

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3- Non voglio sapere quanti colpi gli ha dato e con quale parte della roncola e con quali acidi ha tentato di disfarsi del corpo e in che condizioni era tale corpo quando è stato rinvenuto…
Intendo dire che i dettagli scabrosi non sono particolarmente utili a comprendere un fatto e neanche a rilevarne l’orrore. Spesso ne possiamo fare a meno. Anche perché non si capisce se l’obiettivo è farci addolorare di fronte all’atrocità o abituarci gradualmente e solleticare un’inclinazione sadica e una curiosità morbosa.

 

4- Non voglio sapere che cosa ne pensa Michael Douglas dell’istruzione in Cina, Carla Bruni della guerra tra le due Coree, Matteo Renzi dell’andamento dell’Atletico Madrid, Fabio Capello della prossima stagione della Scala.
Che ognuno si occupi del proprio campo, almeno quando parla in pubblico! Che i giornalisti rivolgano domande pertinenti, giacché ci sono già fin troppe distrazioni! E soprattutto che gli opinionisti tacciano, se non si sono prima adeguatamente preparati! Basta a chi ha opinioni su tutto, a chi vuol dire sempre la propria, a chi con superficialità prende posizione, convinto che sia poi sufficiente gridare più forte per accreditarla!

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5- Non voglio sapere che in questo momento sei in un locale sotto casa mia: se non mi hai dato appuntamento, forse non desideravi uscire con me… Che conosci un mio compagno delle elementari: io non lo vedo da quindici anni e forse tu l’hai incontrato in una gita aziendale (e, se invece entrambi lo frequentiamo, vorrei preservarmi la sorpresa di trovarmelo di fronte alla tua cena di compleanno)… Che in questo momento stai sorseggiando un succo di frutta alla pera in un bar di Pietra Ligure, dopo aver acquistato un frullino a immersione…
Per favore: che le condivisioni siano reali, non casuali! Che non diventi un hobby violare la propria privacy e la tranquillità degli altri! Che tra amici (colleghi, conoscenti, ecc.) ci si racconti anche qualcosa e non si lasci tutto a una cronaca in presa diretta… Molto più dettagliata, ma anche molto più noiosa.

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6- Non voglio sapere con che nomignolo ti chiama tuo cugino quando ti fa gli auguri per l’onomastico, come gli rispondi tu tirando in ballo parenti che non conoscerò mai e aneddoti di cui avrei preferito rimanere all’oscuro.
Non mi interessa assistere forzatamente a conversazioni che non mi riguardano, solo perché spesso ci troviamo a parlare a tutti e a nessuno… o a una persona specifica dimenticando che lo stiamo facendo in pubblico o in un gruppo allargato. Nel mondo reale era più facile accorgersi dell’inadeguatezza di certi argomenti o registri, nel guazzabuglio di social network e applicazioni di messaggistica istantanea il confine è labile… E cadiamo tutti nel baratro!

 

7- Non voglio sapere chi sono, da dove vengo, dove vado… Risposte esistenziali su cui l’umanità si interroga da secoli e all’improvviso la risposta si trova nell’abuso che fanno dei miei dati gli strumenti di cui mi servo.
“Vuoi che completi io con i tuoi dati?” Molto gentile, ma prima o poi il codice fiscale lo imparo… “Vuoi che ti memorizzi la password?” Comodissimo, ma poi la prima volta che cambio computer sono bloccato. E… Sì, mi hai beccato: lei la conosco; ma magari lascia che la cerchi io, se mi interessa trovarla… Sì, sono proprio io, ma avrei preferito non riconoscermi; mi avrai mica segnalato a qualcun altro?… No, non sono io, è mio zio, potresti evitare di farmi imbarazzare ulteriormente?…
E infine non voglio capire chi sono affidandomi a test che mi dicono età, intelligenza, attitudine, professionalità, simpatia, somiglianza con Marty Feldman…

 

8- Non voglio sapere che cosa voglio, che cosa desidero, che cosa mi piace. Mi sembra abbastanza personale e mutevole, potrà l’ormai maledetto mezzuccio lasciarmi un po’ di libero arbitrio? Pare di no, in quest’ambito – collegato in parte al punto precedente – gli strumenti si sbizzarriscono.
Stavolta la pietra filosofale del mio piacere è facilmente creata dall’incrocio di indirizzo di posta elettronica, social network, ricerche effettuate e siti preferiti… Incrocio di dati che non avrei voluto, non ho desiderato, non ho permesso. Eppure, in continuazione mi viene suggerito che cosa vorrei comprare, ascoltare, mangiare, vedere, che cosa potrebbe farmi andare in brodo di giuggiole. Ma non voglio la pappa pronta! E voglio poter cambiare gusti!

 

9- Non voglio sapere che cosa sto per scrivere, cercare, fare. La predeterminazione già mi pesa come concetto esistenziale/filosofico/trascendente, figuriamoci quando mi accorgo di essere prevedibile anche per un ammasso di bit.
Tornando ai “sì” di prima [inizialmente espressi con stupore, poi con dispetto, irritazione, ecc.]… Sì, avevo proprio in mente di calcolare questo tragitto, ma la prossima volta lascia a una discussione tra me e mia moglie la decisione se partire da casa nostra o da casa dei suoi… Sì, stavo per aprire quel programma, ma la smetti di farmi sentire un incapace?… Sì, volevo scrivere quella parola, ma mi sono sbagliato… No, volevo scriverla sbagliata… No, volevo scriverne una che anche tu non conosci! Ah, beccato! [delirio totale, quando ci si rallegra di poter beffare una macchina e schernirne l’ignoranza]

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10- Non voglio sapere se questo post è coerente con il precedente Elogio dell’ignoranza; e, se non lo sapessi già (avendolo
composto), non vorrei neanche sapere che cosa c’è scritto in quel post. Sarei curioso di scoprire quali sono le cose che non vuol sapere il lettore di questo decalogo, ma temo di contraddire il punto 4 nel chiederlo…
Ma il bello del relativismo, del non avere il sapere in tasca e di non volerlo neanche, sta anche nella possibilità di contraddire un poco se stessi, soprattutto se a vantaggio di uno scambio tra voci e idee altrui.

 

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