di-Letto in-Scritto, oppure, dalla Lettura alla Scrittura

 

tumblr_mseqmqB4Bf1s7a0b4o1_500Lo dico bisbigliando:

ogni libro letto è una combinazione diversa di appena 26 lettere!

 

Leggendo, a un certo punto della vita – forse proprio quando nasce la voglia di scrivere – ci appare chiaro che c’è del mistero nei libri, un velo da strappare.

Appena 26 lettere per ogni narrazione mi ricorda un altro appena: 5 basi azotate per comporre ogni singolo mattoncino di Dna.

Da numeri finiti hanno origine moltitudini di forme e parole, come se esistessero le stesse regole tra natura e scrittura. Per chi aspira a scrivere, questo è motivo di profondo fascino e sfida! Una sfida che non tende all’imitazione, perchè in ogni scrittore esistono espressioni tanto diverse, quanto due sguardi disegnati dallo stesso codice genetico.

Chi non è stato colto dal fascino voluttuoso di un testo, quel momento in cui siamo affabulati dall’architettura delle parole e assorbiamo significati molteplici a seconda di emozioni presenti e passate nella nostra vita.

 

Mi autocito perché sono assolutamente convinta che leggere sia per la maggior parte di noi una questione di fascino, ma per un aspirante scrittore è imprescindibile. Le letture sono iscrizioni sotto pelle che nutrono il desiderio di scrivere, l’hanno condotto fino a noi. A volte quando scrivo ho la consapevolezza che le mie parole si muovono su un terreno che non è mai stato vergine e che di alcune pagine lette ricordo perfino la font dei caratteri o l’allineamento, le emozioni generate e le domande. Quel personaggio ero io o forse lui aveva vissuto in una parte di me?
Non è importante quante o quali letture abbiamo addosso, ma sentire che ci accompagnano, alcune più fulgide, altre passeggere, e non possiamo farne a meno. Il desiderio di scrivere è nato lì e loro – i libri – sono prodi cavalieri pronti a scortarci per un tempo indefinito.

1704443_0Il mio primo compagno è stato “Un uomo” di Oriana Fallaci. Alekos Panagulis dentro le parole di questo libro non è solo l’eroe rivoluzionario greco, ma è con orgoglio “solo” un uomo.
L’ho letto il primo anno di liceo, a puntate su un pullman, perdendo la mia fermata più di una volta perché quando riesci a sentire il bruciore di sigarette spente sulla pelle dentro una stanza di tortura… scendere alla tua fermata è un dettaglio di poco conto.
E poi c’è la penna della Fallaci, una saetta, incisiva, dura come i tanti reportage di guerra e struggente come solo una grande scrittrice sa essere. Ricordo una foto in bianco e nero di lei tra i bombardamenti; lo sguardo che non lascia tempo all’oblio, gli occhi lunghi e penetranti sotto un elmetto e una coltre di fumo di sigaretta.
Mi chiesi come piangeva quella donna, perché di sicuro era possibile avvertirlo dentro la pagina. Quella pagina l’ho poi trovata e vi riporto uno stralcio.

La felicità è un abbandono che a mezzanotte conduce alla casa col giardino di aranci e limoni dove entriamo in punta di piedi e incuranti dei poliziotti che controllano ogni tua mossa… È un albero di gelsomini che fiorisce sotto la finestra alla quale ci siamo affacciati perché tu ne colga un ciuffo e tu me l’offra insieme alla tua timidezza. È una stanza di cui non vedo più lo squallore, le poltrone unte e sbucciate… È una lacrima che inaspettatamente ti scivola giù per la guancia […]. Dopo ci fissiamo stremati, la testa appoggiata sullo stesso guanciale, ed esclami: “S’agapò tora ke tha s’agapò pantote”. Cosa significa?

 

2522349Il secondo cavaliere è comparso qualche anno fa ed è “Il dottor Zivago” di Borìs Pasternàk. Come molta letteratura russa, anche questo libro va letto con gli scarponi, immaginando una lunga salita dove resistere alla tentazione di abbandonare le pagine e tutti quei nomi con suoni indicibili, la dettagliata topologia urbana delle strade di Mosca. I personaggi che si intrecciano sulle vite dei protagonisti li affronti chiedendoti: “Ma quanti sono e cosa ci fanno a corollario della vita di Jurij e Larisa?” Se resisti, a un certo punto, si aprono le tende e potresti quasi salutarli al mattino i vari Nikolàj, Pavel, Tonja… e anche la neve su Mosca ti sembra sia sempre stata l’ecosistema dentro cui vivi. Jurij e Larisa sono due anti-eroi, vivono gli stesssi conflitti di ogni uomo. Tentano di conservare le idee sotto il peso dell’ideologia politica in un paese che sta cambiando per sempre e soffiano aria sulle braci di un’umanissima grande passione amorosa. Si sfioreranno fino alla fine, rincorrendo il sogno di una fiamma accesa nella neve.

Tormenta, tormenta su tutta la terra
fino agli ultimi confini.
Una candela bruciava sul tavolo,
una candela bruciava.

 

Cortazar_Dunlop_Autonauti.inddL’ultimo eroe a cavallo di un drago (nel caso specifico, è proprio un drago!) è ancora sul comodino con un segnalibro posto circa a metà. Un libro non ancora finito, che già suggerisce la nostalgia dell’ultima pagina. “Gli autonauti della cosmostrada di Julio Cortázar. Un viaggio atemporale i cui protagonisti sono proprio lo scrittore e la sua compagna Carol Dunlop; non c’è una traiettoria lineare che porti alla meta, e così può aver luogo il desiderio di sperimentare se stessi a bordo di un camioncino volkswagen rosso di nome Fafner, eco wagneriano che non varcherà mai i confini dell’autostrada che da Parigi porta a Marsiglia.
Cortázar è stata una scoperta recente, uno scienziato della narrazione dotato di equilibrio, rigore scientifico e una profondità che arriva leggera. Riesce a scrivere periodi di cinque, sei righe tutte in tensione verso l’alto, senza cadere mai di tono o significato. Solo la follia della logica può arrivare a sfiorare certe architetture; il viaggio degli autonauti sarà ancora oggetto di discorsi tra equilibristi.
Tra le opere di Cortázar spicca Rayuela, una narrazione fuori dagli schemi del tradizionale patto tra autore e scrittore e un gioco che noi di equiLibri digitali abbiamo preso come suggestione da reinterpretare nell’architettura dell’ebook: Devo andare. Ho la metro da perdere.

…l’autostrada parallela che cerchiamo forse esiste solo nell’immaginazione di chi la sogna; ma se esiste (è troppo presto per fare affermazioni categoriche, e tuttavia si direbbe che siamo lì da ventiquattro ore… ), non solo comporta uno spazio fisico differente ma anche un altro tempo.

 

Per il terzo esercizio d’#artediscrivere pensa al personaggio e all’atmosfera di una lettura cara; ripercorri quel tempo, mescolando i significati della narrazione con il ricordo. Prova banalmente a scrivere pagine che raccontano del protagonista dentro cui hai vissuto, miste ad altre che parlano di te lungo i giorni della lettura. Mescolare le due narrazioni può essere divertente e con buona approssimazione ne nascerà una nuova storia.

Come giunge la scrittura?

 

tumblr_m8ee2wgaQm1qcexemo1_500Scrivendo il mio primo libro [Ossi di Seppia] ubbidii a un bisogno di espressione musicale. Volevo che la mia parola fosse più aderente di quella degli altri poeti che avevo conosciuto. Più aderente a che? Mi pareva di vivere sotto una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena mi separava dal quid definitivo. L’espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: una esplosione, la fine dell’inganno del mondo come rappresentazione. Ma questo era un limite irraggiungibile. E la mia volontà di aderenza restava musicale, istintiva, non programmatica. – Eugenio Montale –
(Intervista immaginaria, originariamente in “La Rassegna d’Italia”, I, n.1, gennaio 1946)

Montale si racconta, ci dice come è giunta a lui la scrittura. Cercando l’esplosione dentro l’espressione assoluta; lo chiama il quid definitivo, e in fondo irraggiungibile.
Chiude con un’espressione che sogna l’assoluto, e ha la forza di un’umana aderenza alla scrittura.

tumblr_mocv0gjRAA1rbbx6qo1_500Chi scrive comincia per diletto, aspirazione, necessità, per parlar di sé o per parlare agli altri.
A chi scrive, talvolta, accade di inviare agli amici lunghe lettere scritte a mano (pur nell’era della posta elettronica). Capita che l’album dei ricordi di un figlio abbia in esergo una poesia, seguita da tre pagine fitte di prosa e come epilogo una firma in grafia tremula.
La scrittura può essere ricerca di un riparo di fascino; il desiderio cocciuto che davanti alla tastiera appaiano parole, in cui scorgere la possibilità di vivere coperti da un mare di altre esistenze.
Di Larisa ho avuto qualche respiro e ho anche sognato un albero di gelsomini sotto la finestra e un giorno… farò un viaggio reale nell’immaginazione.

Si scrive e si legge allo stesso modo. Dentro volte concentriche spesso oscure, cercando una nuova combinazione dei magnifici 26 che illumini un angolo, il filo sottile di parole in bilico. Fragili equilibri illuminati a giorno. Una forma di felicità che rincorri da quella prima brossura che ha ancora odore di pullman.

La lettura deve essere una forma di felicità, quindi consiglierei di leggere molto, di continuare a cercare una felicità personale, un piacere personale. Questo è l’unico modo per leggere.” – J. L. Borges –

 

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