Darwin e l’evoluzione contaminano le scritture!

A quale genere di mutazione digitale andranno incontro?

 

«Si scrive sempre per qualcuno. Raramente per molte persone. Mai per tutti.» - S.G.Colette -

«Si scrive sempre per qualcuno.
Raramente per molte persone.
Mai per tutti.»
– S.G.Colette –

All’inizio del secolo scorso, la scrittrice francese Colette non poteva certo prevedere che l’evoluzione digitale della scrittura, sia essa narrativa o lirica, avrebbe contraddetto la sua affermazione. Tuttavia anche nel nostro millennio potrebbe accadere che qualcuno (uno a caso) rimanga avvezzo al libro di carta, senta la necessità di un luogo privato e senza interferenze, ma per amor di conoscenza sbirci nella rete per comprendere i nuovi contorni che definiscono l’arte di scrivere.

È sufficiente lanciare la più banale delle ricerche per ritrovarsi coinvolti in un dibattito esteso e divergente che -al di là del vivace guazzabuglio di informazioni- ci dà la dimensione stessa del cambiamento. Di qualsiasi natura sia la tenzone, la modalità con cui in rete nasce un pensiero non è più quella lineare tanto cara ai nostri neuroni. Molteplici contenuti fruibili arrivano in maniera intermittente e la capacità di elaborarli abbandona la struttura consequenziale, per approdare in un mosaico di idee interconnesse fra loro. Si aprono le porte alla possibilità di costruire un’opinione propria, che di fatto deriva anche dalle digressioni di un popolo esteso e senza confini. Appare mutata la concezione stessa della parola scrivere, una vera e propria morfogenesi naturale del gesto solitario ed egotico, che in origine confinava la trama tra due cardini, un prologo e un epilogo. Si fanno avanti due nuove entità entro cui si muove tutto ciò che viene scritto, un insolito concetto di tempo e un misterioso spazio da conquistare.

Il tempo

che intercorre tra la creazione delle parole dell’autore e la ricezione delle stesse da parte del lettore, si dissolve nel grande mare della rete. Ciò che viene scritto non decanta più nell’intenzione di chi lo crea e la sua struttura fisica subisce un cambiamento di stato, trasformandosi in emozione simultanea. Una volta innescata, la reazione alchemica non si ferma, continua a plasmare i significati e questa volta è il lettore stesso che li porta dentro di sé e li restituisce alla comunità virtuale, modificandoli. Si ricrea quel fantastico gioco del “telefono senza fili” che facevamo da bambini, ma questa volta i significati non sono distorti (o perlomeno non sempre), sono amplificati, socializzati!

Lo spazio

asfittico da cui nascevano i versi del cagionevole e dolce Keats, oggi deve in qualche modo riuscire in un’operazione emotivamente rischiosa; il connubio tra il luogo privatissimo del pensiero e lo spazio universale che lo conterrà e lo contaminerà.2353609566_0e45eb4850_z

Pensiamo all’arte di scrivere come un caleidoscopio scomposto nelle parti; al suo interno, nel patchwork di vetrini colorati, troviamo gli autori del passato e quelli che vi si affacciano oggi, gli editori o la loro ormai prossima trasfigurazione, i librai che stoicamente resistono e i critici letterari. Non di meno, dalla parte dell’oculare, esiste sempre quel popolo di lettori che sceglie come ruotare i pezzettini di vetro!

L’immagine che emerge, passeggiando tra dibattiti di critici, blogger e comunità digitali di varia natura, è dunque una discussione animata sull’infinità di mondi possibili in cui questa forma di arte potrà riversarsi, respirare ed evolversi. Senza poi considerare tutte le sfaccettature del fenomeno. Un cambiamento di asset globale che coinvolge il ruolo degli editori, dei librai, l’imprescindibile nuova concezione dei diritti d’autore e molto altro ancora su cui qualcuno, più autorevole di me, costruirà una corretta esegesi, ma difficilmente potrà presagirne il futuro. Ipotizzando che l’evoluzione della scrittura sia soggetta alla teoria di Darwin, tanto quanto lo è il collo delle giraffe, è presumibile che il suo DNA si evolverà adattandosi al mutevole ambiente e subirà una vera e propria trasformazione di genere.

La controrivoluzione delle scritture, come la definisce l’interessante articolo di Gallizio editore La letteratura e la controrivoluzione delle scritture è un cambiamento di genere piuttosto, che di veicoli. Non solo sta cambiando la modalità di lettura verso una visione nomade e live a cui i molteplici devices rispondono, ma quello che cambia è l’architettura della comunicazione in parola e, come diretta conseguenza, il linguaggio stesso. Secondo Filippo Pretolani siamo nelle fasi embrionali di un nuovo genere letterario, anzi di una sua naturale evoluzione, paragonabile al salto che ha portato dal romanzo al cinema.

… Tutta la catena del valore legata alla distribuzione cartacea non è più redditizia. Si cercano nuovi modelli di business. Social reading e social writing sono un pezzo di questa sperimentazione. Ma la vera partita credo si giocherà sul self-publishing. Si autoafferma come concetto e come prassi, ma per diventare letteratura deve trovare un format, un genere letterario, un linguaggio (lato autori) e un modello di business (lato producer/editori). Io la considero la più grande operazione di scrittura dell’occidente: mai come adesso tante persone scrivono e rendono pubbliche le proprie scritture. Però rendere pubblica la propria scrittura è diverso dall’autopubblicarsi. C’è la stessa differenza che c’è tra scrivere in pubblico e scrivere a un pubblico: un conto è scrivere ti amo su un muro, un altro è scriverlo in modo che qualcuno ti riconosca dignità di autore e sia disposto potenzialmente a pagare per la tua scrittura.

 

Se inseriamo questo scenario in un contesto che non lascia il tempo per regolamentare o mettere ordine, poiché ontologicamente il web è in divenire, è ancora più difficile prevedere possibili equilibri. Non resta che immaginare ogni componente di quel caleidoscopio dentro un flusso dinamico dai confini diafani!

Cosa accadrà all’arte di scrivere stretta tra passato, presente e futuro?

Rispondo citando la chiusa con cui Pretolani tira le fila del discorso:

Un giorno qualcuno ha composto il primo sonetto, qualcun altro ne ha tratto piacere e piano piano ne è scaturito un mondo. La forma “libro lineare” non si sfalderà: è solo un caso particolare della grande famiglia delle narrazioni non lineari. Che per la prima volta hanno la possibilità di esprimersi compiutamente!

 

 

2 Comments

  1. Lamarck 15 marzo 2013
  2. Laura Lo Giudice 16 marzo 2013

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