#SalTo14: Costruire una grammatica dell’indignazione?

Devo dire che il mio Salone del Libro non poteva cominciare meglio. Nell’anno in cui l’ospite d’onore è il Vaticano, un dialogo tra Marco Revelli, Giovanni De Luna e Loredana Lipperini è un buon viatico.

Al di là delle contingenze elettorali europee, che vedono la Lipperini e Revelli coinvolti nella lista l’Altra Europa, infatti non posso che condividere la necessità di costruire un sistema di condivisione, quale appunto è una grammatica, per dare ordine a un discorso sull’indignazione che serpeggia.

Grammatica dell'indignazione | edizione GruppoAbeleBarbarie, cultura, comunità, condivisione, parole: ecco i lemmi che hanno attraversato con maggior frequenza l’incontro. Di particolare potenza, a mio modo di vedere, l’intervento di Loredana Lipperini che ha scelto di non attestarsi su questioni a prima vista formali come la difesa della Costituzione dall’assalto di un ceto politico che sembra essere morente e rampante allo stesso momento.

Per Loredana la parola indignazione, pur così presente, è stata svuotata di ogni contenuto, di ogni contenuto condiviso e slegato dal singolo evento. Oggi siamo tutti indignati, forse, per la “nuova tangentopoli” che pare emergere attorno all’Expo 2015 di Milano, ma il cerino dell’indignazione è destinato a spegnersi e poi a riaccendersi per qualsiasi altro evento, facendo dimenticare quello precedente.

L’indignazione è depotenziata dalla perdita del senso di comunità, che risale almeno al 1987, con le prese di posizione neo-individualiste del primo ministro inglese dell’epoca, Margaret Thatcher. E se ognuno pensa per sé, non è possibile costruire un senso comune di indignazione.

L’indignazione è depotenziata dalla perdita delle parole, cioè dalla perdita della capacità di interpretare un testo e quindi di leggere il mondo che ci circonda. La perdita delle parole è la perdita della cultura, cioè lo smarrimento di una visione e di un progetto del futuro da pensare insieme agli altri.

Concludo con la sintesi di Marco Revellil’indignazione va articolata in un discorso, altrimenti non potremmo neanche più discorrere.

Lettura: AA. VV. Grammatica dell’indignazione, edizioni Gruppo Abele

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