Conosci le tue regole di scrittura

Manca poco di più di un mese all’inizio del nuovo Laboratorio. Le iscrizioni procedono a gonfie vele: dopo il successo dell’Opificio di scrittura del 2013, anche la Traversata di scrittura narrativa 2014 sembra iniziare nel migliore dei modi.

Hemingway preferiva la matita, Chatwin scriveva solo su Moleskine

Appunti sulla Moleskine

Appunti su una Moleskine

Nel primo incontro, il 5 marzo, si ragionerà anche su un argomento spesso poco considerato: i luoghi, i tempi, le modalità e i mezzi di scrittura.
Perché Hemingway preferiva usare la matita, anche se poi spesso scriveva su macchina da scrivere? E che dire di Bruce Chatwin, che prendeva appunti solo su libretti Moleskine? (Per paura di perderli nei suoi viaggi e non ritrovarli, nella prima pagina di ogni Moleskine che usava offriva una ricompensa a chi avrebbe riconsegnato il libretto all’indirizzo che riportava in calce: era la sua “assicurazione” anti-smarrimento).
In generale, molti autori famosi avevano e hanno delle abitudini davvero particolari. Non sono (solo) idiosincrasie, tantomeno si tratta di personali trovate pubblicitarie per far parlare di sé. Semplicemente, il mezzo con cui scriviamo non è ininfluente su ciò che andiamo a scrivere e su come siamo capaci di farlo. Il mezzo, per esempio una matita, o la nostra penna stilografica, o una particolare tastiera di un computer, influenza innanzitutto la concentrazione. Non solo: influenza la velocità con cui riesci a scrivere, e questo non è un dettaglio di poco conto. Proviamo a ragionare sul perché facendo un esempio.

Il mezzo influenza la scrittura

Dalì

Persistenza della memoria, Salvador Dalì, 1931. (New York, Museum of Modern Arts)

Io, Fiorenzo Oliva, autore di Il mondo in una piazza, so per esempio che per prendere i miei appunti quando abitavo a Porta Palazzo, il quartiere di Torino dove è ambientato il libro, è stato fondamentale l’uso del mio portatile. Avevo necessità di appuntarmi molti dettagli sugli eventi che mi capitavano e, più passavano i minuti, più i dettagli si perdevano nel vuoto. Al computer riesco a scrivere molto velocemente, a mano sono molto più lento. Se avessi scritto i miei appunti su una Moleskine, avrei “perso per strada” molti preziosi dettagli che invece il portatile ha salvato.

Attenzione: questa è stata la mia esperienza, perché queste sono le mie caratteristiche (sono molto veloce a scrivere su una tastiera) e i miei difetti (dopo pochi minuti da una conversazione, per esempio, inizio a chiedermi: “Cosa è successo esattamente? Ma quel tizio come è arrivato a fare questo discorso? E quella ragazza cos’è già che gli ha risposto?”. In pratica, mi bastano pochi minuti per dimenticare molti particolari preziosi).

Non ci sono regole universali, ma devi sapere quali sono le tue “regole”

Hai mai pensato a quanto può essere importante anche il luogo in cui scrivi? E il tempo che dedichi alla scrittura? Prova a pensarci, a razionalizzarlo. Scrivi di giorno, di notte? Generalmente sei stanco o riposato? Pensi davvero che non cambi nulla? Se ti metti davanti al computer a scrivere dopo una intensa giornata di lavoro, stanco e nervoso, pensi di poter avere la stessa fantasia e la stessa capacità di scrivere di quando, per esempio, sei in vacanza o particolarmente rilassato? Magari sì, anzi, magari tu scrivi meglio quando sei nervoso e batti rumorosamente la tastiera del tuo pc.

Il punto però non è questo. Quello su cui vogliamo farti ragionare è che non esistono “regole” o modi di scrittura universali. Il punto è che tu devi conoscere quali sono le tue regole, qual è il metodo di scrittura che a te è congeniale.

Ora leggi la citazione di Raymond Carver qui sotto, prenditi qualche minuto di tempo e pensa alle tue modalità e “regole” di scrittura.

In quel periodo immaginavo che se fossi riuscito a ritagliarmi un’ora o due al giorno solo per me, dopo il lavoro e la famiglia, sarebbe stato più che abbastanza. Il paradiso. Ed ero contento di avere quell’ora. A volte però per una ragione o per l’’altra non riuscivo a prendermela. E allora confidavo nel sabato, benché a volte succedessero cose che mandavano a monte anche il sabato. Ma c’era ancora la domenica in cui sperare. Domenica, forse.
(R. Carver, Da dove sto chiamando)

 

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