Posso anch’io diventare uno scrittore di successo?

Tre storie di scrittori


Howey
Hugh Howey, North Carolina, un ragazzo intorno ai 35 anni, lavorava part-time in una piccola libreria all’interno di una grande università americana quando ha scritto una short-novel fantascientifica di 12.000 parole, un racconto dal titolo Wool. Sono passati due anni dalla prima pubblicazione su Amazon. Oggi Hugh Howey ha riscritto Wool trasformandolo in un romanzo vero e proprio, ne ha scritto quattro sequel, vendendo più di mezzo milione di copie e guadagnando più di un milione di dollari. Non solo: Wool sbarcherà anche a Hollywood. Alla regia niente di meno che Ridley Scott. Tutto questo – attenzione – prima che il libro sia giunto nelle librerie.

John Locke ha sessant’anni, nato e cresciuto negli Stati Uniti. Middle class americana, agente assicurativo. Gli piace scrivere inventandosi storie di azione, con protagonisti 007 alla James Bond. Fino a un anno fa aveva anche lui – come molti – un romanzo nel cassetto, ma rimaneva un perfetto sconosciuto. Poi, a un tratto, la sua vita è cambiata, e da pochi mesi è entrato a far parte del Kindle Million Club. Un Club in cui l’accesso è riservato agli autori Amazon che hanno venduto più di un milione di copie dei propri eBook. Tra gli altri membri del club ci sono i più grandi best-seller (soprattutto autori americani) degli ultimi anni, tra cui lo Stieg Larsson della trilogia Millennium.

HockingAmanda Hocking è una ragazza di 25 anni. È entrata anche lei nel Club degli autori. Anche lei più di un milione di copie vendute. Scrive dei fantasy ispirandosi alla saga Twilight. Temi: ragazze alla ricerca di se stesse, e vampiri.

Cos’hanno in comune le tre storie?
Beh, direi che i punti in comune sono almeno quattro:

1) Si sono autopubblicati: selfpublishing
2) Sono tutti americani, e quindi scrivono in lingua inglese
3) Pubblicano ebook
4) Hanno serializzato il proprio prodotto

Sembra facile? Sì, ma il libro non si vende da solo!
Evviva l’autopubblicazione, sembrerebbe. Ma occhio: la cosa più facile, autopubblicandosi, è quella di appagare per qualche giorno il proprio ego, e poi lasciar lì il libro, non letto da nessuno se non da pochi amici.

Perché un libro non si vende mai da solo. Serve capacità, voglia, possibilità, determinazione per seguire la promozione passo a passo. Quanti autori sono in grado, e hanno la possibilità (di tempo, denaro, ma soprattutto di conoscenze e capacità) di seguire l’aspetto economico-finanziario e promozionale del proprio libro appena autopubblicato? La risposta mi sento già di darla, senza nessuna statistica alla mano: pochissimi.

Il lettore al centro, la chiave è la capacità di coinvolgere
Ogni autore che voglia provare a emergere, quindi, dovrà confrontarsi e scontrarsi con altre competenze, legate alle strategie di marketing e di mercato. Strategie che, però, non hanno nulla a che fare con la letteratura.

Per quanto riguarda Locke, come già avevo scritto in questo post sul mio vecchio blog Mondi digitali, le armi vincenti sono state il prezzo quasi irrisorio (99 cent), belle gambe di donna in copertina, titoli accattivanti e libri ben scritti (così sembra) sulle avventure da agente della CIA del personaggio immaginario Donovan Creed. Lo stile divertente, il linguaggio semplice, storie piccanti e, soprattutto, una grande capacità imprenditoriale dell’autore hanno fatto il resto.
lettore-della-metropolitanaÈ finita qui? No. Sul suo sito John Locke parla con i lettori, chiede informazioni. Dice che vuole scrivere su un argomento scottante, lo accenna in un post, chiede consigli. “Voi mi leggereste? Che ne pensate?”. Il lettore è al centro di tutto. Locke sostiene di aver avuto più di 500 risposte in 24 ore, qualcosa di incredibile, ricevendo più di 100 e-mail o messaggi di sostegno per entrambe le decisioni. Dopo un grande dibattito, la decisione: John Locke non pubblicherà il libro. I lettori hanno vinto. Ma poco importa. Se l’avesse pubblicato, i lettori avrebbero vinto lo stesso. Hanno parlato, si sono confrontati con l’autore, sono diventati protagonisti.

Anche per Howey i dati sono impressionanti. Può vantare più di 5.000 recensioni su Amazon, quasi 2.500 su Goodread. Lettori entusiasti, altri più dubbiosi, in ogni caso lettori coinvolti e convinti di essere ascoltati se decidono di dedicare un po’ del loro tempo a scrivere recensioni o a provare a indicare domande/dubbi/commenti all’autore.
Per mettere il lettore al centro, loro il lettore se lo sono creato. Si rivolgono a un target specifico. C’è chi si rivolge a ragazze giovani, chi a uomini sopra i 35 della middle class. Testi semplici, protagonisti in cui il lettore “tipo” può riconoscersi e immedesimarsi facilmente.

Howey, Locke e Hocking ce l’hanno fatta, perché io non posso?
Sono Fiorenzo Oliva, ho scritto e pubblicato un libro, in cartaceo, che si intitola Il mondo in una piazza. Ho altri progetti di romanzo in programma. E quindi mi chiedo: Oliva può diventare il nuovo Howey?
No.
Volete sapere perché? Le risposte sono tante, provo a scriverne qualcuna.
Beh, innanzitutto il mercato italiano non è quello statunitense! Qui gli eBook stentano ancora a decollare.
11_englisch_sprechende_laenderE poi, e questo non è un dettaglio di poco conto, una cosa è vendere in lingua inglese, rivolgendosi quindi al mercato di mezzo mondo, un conto è pubblicare in italiano. Secondo i dati ONU, parlano inglese come madrelingua circa 800 milioni di persone (vedi cartina qui a fianco). Metteteci dentro anche chi la conosce quasi perfettamente come seconda lingua. Si supera ampiamente il miliardo. Con queste premesse, se ci pensate bene, vendere un milione di ebook non è poi questo dato così eclatante.
Propongo un rapido calcolo:
1.000.000.000:1.000.000=60.000.000:x
x=60.000
Quindi, vendere un milione di ebook in inglese equivarrebbe a venderne 60.000 in italiano. Non si tratta di cifre pazzesche.

In secondo luogo, John Locke, oltre a scrivere dignitosamente su argomenti che attraggono il grande pubblico, conosce le pratiche commerciali e – lo ha dimostrato – ha un incredibile fiuto per il business. Io sono molto determinato a diventare uno scrittore, penso sul serio di avere delle potenzialità (talvolta scrivo addirittura bene!), ma su business, numeri e autopromozione non sono particolarmente ferrato. Ho, cioè, ancora bisogno di un editore. Ne ho bisogno in un momento storico in cui – John Locke lo ha dimostrato – l’editore non è più la “figura unica” attraverso cui ogni autore deve passare se intende pubblicare. E se non avessi bisogno di un editore avrei perlomeno bisogno di un service come equiLibri digitali, dove posso trovare delle persone (evidentemente non parlo di me!) che di marketing se ne intendono e che possono prendere in mano la mia campagna promozionale per progettarla e seguirla a livello professionale, come io non sarei assolutamente in grado di fare.
Perché se io la sera, prima di andare a dormire, mi metto a scrivere un romanzo mentre il mio collega di equiLibri digitali Luca Di Francesco, prima di andare a dormire, si studia le ultime strategie di guerilla marketing, un motivo c’è.
Ognuno è capace a fare il suo lavoro.
 
E non è plausibile che tutti gli scrittori possano diventare esperti di marketing.

(Questo post è una piccola parte di un intervento proposto durante il Laboratorio di scritturaOpifici di scrittura narrativaorganizzato da equiLibri digitali a Torino dal 20 marzo al 13 maggio 2013).
 
 

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