Amazon riuscirà a farti pagare senza venderti nulla?

373991-amazon-coinsAmazon stupisce ancora e aggredisce il mercato su due fronti: da un lato il denaro virtuale, i cosiddetti “Amazon Coins”, in prova dal maggio prossimo; dall’altro (in aperta competizione contro Apple) il mercato dei libri digitali di seconda mano, la possibilità cioè di vendere un ebook dopo averlo acquistato (qui un secondo post sull’argomento). Non sono passaggi di poco conto. Analizziamoli con calma.

Un denaro virtuale spendibile solo su Amazon
Poco tempo fa Amazon ha lanciato gli “Amazon Coins”. Si tratta di una moneta virtuale che entrerà in vigore dal mese di maggio per l’acquisto di app, giochi e contenuti in-app sui dispositivi Kindle Fire. Gli Amazon Coins sono una nuova moneta vera e propria (clicca qui per leggere le interessanti FAQ – in inglese – che propone Amazon sull’argomento).

Prima di comprare un prodotto Amazon dovrai “cambiare” i tuoi euro/dollari in Coins, con cui potrai operare l’acquisto. Ti ricordi un po’ di anni fa quando andavi in Francia o in Spagna o in Germania e, alla frontiera, ti fermavi a cambiare 100.000 lire in franchi, pesetas o marchi? Beh, una roba simile. Il cambio con gli Amazon Coins è fissato a un centesimo di dollaro.

La nuova moneta, che per un primo periodo sarà in prova esclusivamente sul mercato americano, sarà inizialmente spendibile solo sull’App store di Amazon e per i prodotti online. Per non “terrorizzare” gli acquirenti, Amazon ha assicurato che almeno all’inizio sarà possibile continuare a pagare i propri acquisti con carta di credito come avviene oggi. Ma si tratta comunque di un primo passaggio. È possibile che, in un futuro neanche tanto lontano, tutti gli acquisti su Amazon verranno ­­condotti­­ con i Coins. (Sul tema, clicca qui per leggere un articolo di Biagio Simonetta pubblicato su Il Sole 24 Ore).

Un piccolo dettaglio: il cambio della valuta non sarà consentito “al contrario”. E cioè, una volta che avrai cambiato i tuoi soldi in Amazon Coins, questi non potranno più essere convertiti in euro. In pratica, se l’operazione-Coins va in porto, presto sarai costretto a “comprare” Coins per concludere il tuo acquisto su Amazon, ma col cacchio che potrai riavere indietro il tuo denaro. Quei soldi sono bell’e che persi, se ti avanzano Coins dovrai utilizzarli per acquistare un altro prodotto Amazon. Oppure puoi decidere di regalarglieli. Oppure, ancora, aspettare che vendano un prodotto che ti interessa.
Vediamo cosa significa nel pratico.

Il cliente paga in anticipo un prodotto che non ha ancora acquistato

Alcuni scenari possibili per il cliente/consumatore di prodotti Amazon, se il progetto degli Amazon-Coins andasse in porto.

1) Vuoi fare un acquisto, e decidi di cambiare esattamente la cifra che vuoi spendere. Il prodotto costa 3,79 dollari. Tu cambi 3,79 dollari, acquistando cioè 379 Coins. In tanti lo faranno, in tanti no. È possibile che, per esempio, tu preferisca cambiare una cifra tonda, per esempio 5 euro, soprattutto se sei una persona che acquista abitualmente su Amazon. Cambi di più, tanto prima o poi quei Coins ti serviranno.

amazo2) Se non hai cambiato la cifra esatta, ma hai deciso di arrotondare per eccesso, le possibilità che hai davanti sono molteplici. Ti rimangono, per esempio, 300 Amazon Coins per un valore di tre dollari. Potresti fare ricerche abbastanza casuali in base ai tuoi interessi, sperando di trovare per caso qualcosa – un ebook, un mp3 – che ti potrebbe interessare e a cui magari non avevi pensato. Se sei fortunato acquisterai un buon prodotto che ti illumina la giornata, nella maggior parte dei casi avrai acquistato qualcosa che – semplicemente – non ti serve. In ogni caso, avrai comprato un prodotto in più che non pensavi di acquistare.

3) Se non hai cambiato la cifra esatta, quei 300 Amazon Coins li puoi tenere lì, tanto ti capita spesso di fare acquisti su Amazon. Tre dollari non sono granché, pensi, puoi anche non spenderli subito e aspettare di trovare un prodotto che ti interessa veramente. Mi sembra che anche questa terza possibilità possa essere molto praticata dagli utenti di Amazon. E evidentemente la stessa cosa sembra anche a Jeff Bezos, CEO di Amazon. Dove voglio arrivare? Al fatto che tu hai già pagato. Hai già speso i tuoi euro e, di fatto, hai un surplus di Amazon Coins con cui non hai comprato nulla. Ma gli Amazon Coins non valgono niente se non sul sito di Amazon.

Si tratta di pochi euro, pensi. Ma prova a pensare in grande. Moltiplica il tuo gesto, i tuoi Coins già acquistati e non spesi, per migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di persone. Amazon si rivolge a un mercato mondiale, fanno acquisti su quel sito in Italia, in Nuova Zelanda, in Argentina. In tutti i continenti.

Tutte persone che avranno ancora dei Coins a proprio nome, un credito aperto che chissà quando estingueranno totalmente (se continui a fare acquisti è anche molto probabile che avrai quasi sempre dei Coins in più) e se mai lo faranno. Amazon così avrà centinaia di migliaia di euro in anticipo, su prodotti non ancora venduti e che chissà quando venderà.

Ebook e mp3 di seconda mano. Una possibilità futura?
Molti specialisti e osservatori del mercato digitale sono rimasti perplessi da questa iniziativa. Qualcosa del genere era infatti già stato tentato in passato – con esiti fallimentari – da Facebook (con i Credits) e da Microsoft (con i Points).

Certo è che, se l’operazione andasse in porto, i vantaggi della nuova moneta sarebbero enormi per Amazon, che di fatto riuscirebbe a creare un’economia proprietaria da cui non uscirebbe più il denaro già cambiato.


mercatino
Se manca un mese all’inizio della sperimentazione per gli Amazon Coins, una seconda e ancora maggiore novità riguarda il mercato dell’usato digitale. Nel 2009, infatti, Amazon aveva depositato un brevetto per tutelare l’invenzione di un mercato elettronico con prodotti di seconda mano, in cui gli utenti possano rivendere i propri beni digitali.

Ebook, ma non solo: sono previsti anche transazioni di file audio, video e applicazioni per computer, anche in modalità streaming. (Sul tema, leggi anche questo articolo di Gabriele De Palma pubblicato sul Corriere della Sera). Per la verità, nello stesso periodo anche Apple ha depositato un brevetto sull’usato.

Un guadagno assoluto per il cliente: il prodotto digitale ovviamente non si può usurare, e pertanto un prodotto usato è perfettamente identico a un prodotto nuovo.
Ma Amazon e Apple che cosa ci guadagnano? Perché “svendere” un prodotto che avrebbe ancora la possibilità di essere venduto a prezzo pieno? E quale influsso avrà un mercato dell’usato digitale sulle case editrici? Ne parleremo in un post la prossima settimana.
 
 

One Response

  1. Mattia 4 aprile 2013

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