All’inizio l’immaginazione. Una scrittura che oscilla tra fantastico e reale

 

Volete sapere dove sono nata?… Non sono nata nella fluttuante isola di Delo, né sono uscita dalle onde del mare o dalle profondità di un antro, ma sono nata nelle Isole Fortunate, dove tutto cresce senza bisogno di essere seminato e coltivato, dove non si sa che cosa siano il lavoro, la vecchiaia e la malattia.
Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia

 

Ciudad de las Artes y las Ciencias, Valencia, Spain, March 2007Quando ci si appresta alla stesura di un racconto è necessario percorrere con le proprie gambe l’ambiente che si vuole narrare. Viaggiare all’interno della realtà permette di cogliere quelle immagini che sono fondamentali perché il racconto possa essere verosimile e il lettore possa sentirlo come proprio. È muoversi sullo spazio reale con quell’occhio fotografico che nello scatto coglie l’essenzialità e la verità delle cose, che cattura il lettore e la sua immaginazione. Lo scrittore scrive a partire da immagini con la finalità di suscitarne altre nel lettore. Egli è colui che mostra realtà possibili.

Dove nascono le immagini?

L’importanza dell’immaginazione nella scrittura sta dunque nell’originare mondi finzionali, creando punti rete e nuove connessioni tra parole liberate dall’uso/abuso che quotidianamente se ne fa. Questo processo di ricerca di nuovi legami, raccordi, punti di contatto tra termini, a volte, conflittuali e opposti, è una lettura originale del “già dato” e il quotidiano viene innalzato a cifra dello straordinario, del nuovo, del non ancora detto e scritto.

“L’immaginazione realistica è l’immaginazione più visionaria. Difficile è immaginare ciò che c’è” scrive Giulio Mozzi nel suo (non) Un corso di scrittura e narrazione (Terre di mezzo editore, pp. 240, € 14,90). Va prestata particolare attenzione al concreto perché il racconto che forza la realtà sia credibile. L’immaginazione è fondamentalmente e in ultima istanza un’espansione massimale della realtà. La scintilla che accende il fuoco dell’immaginazione ha origine nel reale.

Quale allora il compito dello scrittore?

Cogliere nessi, corrispondenze e somiglianze tra fatti, situazioni, persone, concetti che appaiono opposti e privi di co-relazioni. La realtà nel suo narrarsi si diluisce nell’immaginazione, facendola, a sua volta, lievitare a cifra del reale. Il mondo finzionale appare agli occhi del lettore possibile. Il testo, intreccio di reale e finzione, tocca il sentimento del lettore costringendolo a una presa di posizione. A un nuovo ritorno che coglie la molteplicità del reale.

Un esempio semplice, ma che nella sua semplicità dice come l’immaginazione sia prigioniera di gabbie culturali. Un giorno mio figlio mi porta un disegno fatto alla scuola materna. Ha raffigurato, con l’aiuto di un suo compagno, due bambini che si danno la mano. Noto che i bambini sono sospesi a mezz’aria e gliene chiedo il motivo. Mio figlio, di rimando: “Ma papà, non vedi che stanno saltando?”. Avevo inconsapevolmente scartato a priori questa possibilità; la mia immaginazione si è cristallizzata su un solo dato, cioè il fatto che in un disegno, per un bambino della sua età, uomini, animali e cose debbano essere saldamente ancorati alla terra. Questo pre-concetto mi ha impedito di esplorare altre strade, altre possibilità come il fatto che potessero stare sospesi nello spazio perché “stanno saltando”. Spesso, soprattutto con il passare degli anni, la nostra immaginazione si fossilizza. Occorre, dunque, liberarla.

Come fare?

Un esercizio che può aiutare in questo processo di liberazione è quello di relazionare, con delle preposizioni articolate, delle parole prese a caso da un libro. Un lavoro di questo tipo stimola la nostra mente a esplorare possibilità, forse, mai prima sperimentate. È uno sguardo nuovo su parole desuete. Nuove possibilità di storie che si generano a partire da relazioni tra parole, spesso, stanche e affaticate, usate e abusate.

Le relazioni semplici tra termini, possibilmente opposti, danno vita a nuove storie capaci di creare un’ambientazione di attesa. Il narratore è colui che spiega che là fuori c’è qualcosa di diverso da quello che abbiamo sempre osservato. Coglie il non-detto, le storie che tutti hanno sotto gli occhi, ma che non vedono. L’ovvio viene sospeso per l’introduzione di nuove situazioni, creando nel lettore quell’atmosfera di attesa, preludio di una storia non ancora narrata. Nasce così la condizione di lettore in “trepidante attesa”. Agganciato all’amo della curiosità non si fermerà finché non sarà arrivato al termine della storia.

Le storie nascono da “binomi fantastici”, concetti che apparentemente non hanno nessuna relazione, ma che obbligano a uno sforzo di immaginazione per provare a coglierne.

Proviamo insieme un binomio fantastico

A titolo di esempio provo a relazionare due termini che ho usato in questo scritto: “immagine” e “racconto”.

L’immaginazione del racconto/Il racconto dell’immaginazione
L’immaginazione nel racconto/Il racconto nell’immaginazione
L’immaginazione sul racconto/Il racconto sull’immaginazione

A partire da questi binomi elementari si possono sviluppare già sei temi diversi!

Mi piace concludere questo post, in cui ho tentato di tracciare delle possibili relazioni tra realtà e immaginazione, citando i primi versi (di poesia si tratta) di una canzone di Fabrizio De André ,in cui la realtà si carica di altri significati, di nuove visioni.

In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
(dalla canzone Il suonatore Jones)

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