La accentiamo? Piccola guida all’ortografia degli accenti

post it regole grammaticali accenti

Ti basteranno meno post-it per le regole di cui parlo, prometto.

Un testo senza refusi è un piccolo omaggio che qualsiasi lettore non potrà fare a meno di gradire.

Partiamo dagli accenti.

Anche se a volte i dubbi ti assalgono…

La lingua italiana ti rende la vita abbastanza semplice nel segnare gli accenti. Dimentica pure le distinzioni dei tuoi libri di grammatica: per una buona correzione di bozze non ti serve a molto ricordare se una parola è proclitica, bisdrucciola o quadrisducciola, ma tieni a mente – anzi, segna sul tuo quaderno degli appunti, sul muro di fronte al tuo computer o sui post-it sul tuo frigorifero – le regolette che ti mostrerò.

Tònico o gràfico?

Gli accenti tonici sono gli accenti che danno la giusta intonazione alle parole. Dimentica l’esistenza di questi accenti: sono solitamente impliciti, a parte casi – molto – particolari in cui sia necessario evitare ambiguità.

Gli accenti grafici sono gli accenti che si segnano sulle parole. Da dove saltano fuori? Sono particolari casi di accenti tonici (ti ho appena detto di dimenticarli, ok, ma ne parlo solo adesso) che bisogna scrivere obbligatoriamente se non si vuole guadagnare un segnaccio blu sul nostro testo. È sempre obbligatorio accentare le parole tronche che finiscono per vocale (es. gravità, omertà, libertà, cioè).

Poche, facili regolette

Ecco una cosa che manda nel panico molte persone alle prese con un testo da correggere: gli accenti acuti e gli accenti gravi.
Rilassati, tanto in italiano le vocali a, i, o, u hanno sempre l’accento grave (à, ì, ò, ù), e solo la e può avere l’accento grave (è) se il suono è aperto oppure quello acuto (é) se il suono è chiuso.
Come dici? I libri Einaudi hanno un modo diverso di accentare le lettere? Sì, se veramente ti interessa sapere il perché leggi questo articolo di Silvia Demartini sull’accento grave e acuto, ma dammi retta, adotta le regole che ti sto spiegando e non quelle della celebre casa editrice torinese.

È quasi sempre grave, ma soprattutto non è mai E’

La e vuole l’accento grave quando è la terza persona singolare del verbo essere (è, inoltre fai sempre attenzione alla maiuscola a inizio periodo, che deve essere È, mai E’).
Altri casi di accento grave sulla e sono le interiezioni ahimè, ohimè; le parole di origine straniera ma ormai italianizzate come bebè, bignè, caffè, gilè, purè, tè, ecc.; i nomi propri di persona come Averroè, Giosuè, Mosè, Noè.

mystica_adjustable_spanner_silhouettePer non sbagliare

Quando scrivi su Word o su LibreOffice imposta l’iniziale maiuscola automatica: quando digiti la è a inizio frase e il programma sostituisce la minuscola con la maiuscola È.
Se usi Word scegli Strumenti di correzione, fai clic su Opzioni correzione automatica e nella scheda Correzione automatica controlla che la casella di Inserisci la maiuscola ad inizio frase sia flaggata.
Se usi LibreOffice scegli Strumenti – Opzioni correzione automatica, fai clic sulla scheda Opzioni e controlla che la casella Inizia ogni frase con la lettera maiuscola sia flaggata.

 

Quando ci vuole l’accento acuto?

La e vuole l’accento acuto quando si scrivono tutti i composti di che: affinché, alcunché, benché, dopodiché, perché, poiché, ecc.; nelle parole francesi e spagnole che non hanno cambiato grafia come autodafé, coupé, défilé, équipe, marron glacé, osé; nelle voci verbali tronche al passato remoto (es. poté); nei monosillabi re e tre quando questi sono parte di una parola composta (trentatré, viceré); nel pronome di terza persona e nella congiunzione (né carne né pesce). In tutti gli altri casi l’accento è grave.

Accentare i monosillabi

Solitamente i monosillabi con una sola vocale non vanno accentati mentre si accentano i monosillabi con due vocali: già, giù, può. Non si accentano mai qui e qua, nelle quali la u ha solo la funzione di reggere la q.
Attenzione però, i monosillabi con una sola vocale si accentano quando entrano a far parte di parole composte: gialloblù, strafà, viceré, ventitré.

solo chi fà sbaglia. strafalcione

Meglio non fare, a volte

In realtà i monosillabi accentati sono numerosi, perché l’accento grafico serve a distinguere significati diversi di parole uguali:

  • (voce del verbo dare) da (preposizione);
  • (avverbio di luogo) la (articolo o pronome);
  • (avverbio di luogo) li (pronome);
  • (congiunzione) ne (avverbio o pronome);
  • (pronome di terza persona) se (congiunzione o pronome atono);
  • (affermazione) si (pronome).

Qualche eccezione

Evitare le ambiguità. Gli accenti tonici sono solitamente impliciti (e si possono trovare in ogni buon dizionario) ma in alcuni casi potrebbe essere opportuno segnarli. Vediamo alcuni esempi: àncora (sostantivo) ancòra (avverbio); prìncipi (riferito a persone di sangue blu) princìpi (valori, idee fondamentali); subìto (voce del verbo subire) sùbito (avverbio o aggettivo). Dal mio punto di vista l’accento va segnato solo quando il lettore potrebbe veramente fare confusione tra due significati. Insomma, pensaci due o tre volte e non metterti subito ad accentare perché pensi sia più figo.

Casi particolari. Le parole straniere inserite in un testo italiano vanno scritte con gli accenti originali, facendo particolare attenzione alla differenza tra accenti gravi e acuti. L’accento circonflesso è ormai caduto in disuso in italiano (perciò si scriverà vari e non varî, princìpi e non principî) ma bisogna fare attenzione alle parole francesi che lo richiedono (es. crêpe).

Hai ancora bisogno d’aiuto? Parlane con chi è competente.

One Response

  1. Renato Bruno 7 aprile 2014

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