A metà strada tra immagine e parola: il fumetto

Ricordo una notizia di fine maggio che mi incuriosì, si trattava del comunicato stampa, che l’editore Baldini e Castoldi pubblicava in merito alla temporanea chiusura della rivista “Linus”.

Cari Lettori,
 con un pesante ma giustificato ritardo eccoci a comunicarvi lo stato dell’arte. Linus si è temporaneamente fermato per una serie di problemi gravi e di complicata soluzione, riguardanti stampa e logistica e conseguenti a un difficile momento della società editrice….

Peanuts GroupMaggiori dettagli in merito potete trovarli in questo articolo pubblicato su “Sbam! comics”, rivista on line dedicata al fumetto e ai fumettofili. La notizia si è diffusa generando commenti accorati, lettori appassionati con un po’ di fiato sospeso di fronte alla possibilità di non trovarsi più in quel luogo quotidiano fatto di callout e schizzi di Charles Monroe Shultz. Snoopy nella buca delle lettere, Linus e la simpatica banda di Peanuts arguti, la copertina – edita e di lana – più famosa del mondo.

Comprensibili le dichiarazioni di sollievo di molti appassionati fumettofili alla notizia che “Linus” ritornerà in edicola il 5 luglio! Messaggi come questo: Sono mille anni che sono abbonato a Linus, lo ero anche quando aveva il formato di giornaletto, e non avrei sopportato che morisse prima di me, restituiscono l’affetto per quel mondo di vignette talvolta pungente e stimolante che ha segnato un pezzo di storia dell’editoria italiana, disegnandola.
Da cosa nasce il fascino delle parole custodite in piccole nuvole di fumo?

Il fumetto: voce spontanea di un’immagine

Va da sé che i fumetti appartengono all’immaginario infantile di molti di noi e tanti hanno coltivato questo genere letterario negli anni, attribuendo significati nuovi dentro il medesimo piacere della lettura.
Per comprendere come nasce il fascino del fumetto, ho fatto due chiacchiere con Enrica Cavallo, insegnante della scuola dell’infanzia, che per anni si è dedicata all’educazione all’immagine, partecipando al progetto del comune di Torino: Laboratorio Immagine Arcobaleno e dedicandosi a percorsi didattici per bambini e adulti sul fumetto.
L’immagine con le sue tante declinazioni ha animato le attività di Enrica, che mi ha mostrato esperienze di laboratorio con i bambini più piccoli, progetti che partono dal teatro delle ombre ed esplorano mezzi fotografici, specchi, camere oscure fino ad arrivare al fumetto e poi al cinema; alcuni di questi progetti si sono concretizzati in  “Storie in TV” (percorso didattico che rende il bambino protagonista del mondo catodico) e la pubblicazione del volume  “La TV delle meraviglie” (qui la scheda dell’editore).
La definizione che Enrica attribuisce al fumetto recita:

Il fumetto è un linguaggio.

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Lo storyboard del fumetto realizzato dai bambini di una scuola dell’infanzia.

Un bambino nell’età evolutiva si accosta al mondo tramite immagini, sperimenta la coscienza di sé attraverso lo specchio, le proprie fotografie e mondi dove quelle immagini si muovono e comunicano.
La narrazione-fumetto lo accompagna nell’importante passaggio dall’immagine percepita come realtà, all’immagine come linguaggio che traduce la realtà stessa. Il messaggio si articola gradualmente in sequenze autonome, ciascuna delle quali custodisce un proprio significato, ma diventa narrazione solo se in continuum con le successive, favorendo astrazioni di spazio e tempo.

Il percorso didattico costruito nei laboratori del fumetto parte dalla fotografia: l’immagine sperimentata fin da piccolissimi può essere trasformata mediante ritagli di personaggi fantastici (dame, cavalieri e pirati) su cui incollare il proprio volto e ideare storie. Il secondo passo è la costruzione di sagome con arti mobili attraverso cui i bambini colgono il movimento e quindi la possibilità di compiere azioni e intraprendere un viaggio narrativo. Infine nasce l’intuizione della parola, la voce viene attribuita spontaneamente alle sequenze di schizzi e compaiono piccole nuvole di fumo! Pur non sapendo ancora leggere, ho visto bimbi raccontare il proprio fumetto con naturalezza, facendo parlare le immagini attraverso segni che, al di là della decodifica, hanno un solo compito: narrare.

La poetica del fumetto: l’inferenza

Inferenza è un termine latino, come riporta la preziosa pagina della Treccani, che deriva dal verbo inferre, nel senso di “far trascorrere, passare” il ragionamento da un concetto all’altro.
Il linguista Roman Jakobson parla di “formulazione di inferenze” sulla lingua, intesa come sistema di segni utili alla comunicazione. La formulazione di inferenze consiste quindi nella capacità di formulare deduzioni e quindi un messaggio, a partire da un oggetto reale e visibile.

Immagine tratta da "the age of innocence"

Immagine tratta da “the age of innocence”

Il linguaggio del fumetto induce il processo della deduzione, del sillogismo, il ragionamento per associazione tra immagini e parola scritta. Un sempre attuale “mito platonico della caverna” che pone il bambino come l’archetipo del prigioniero. Crescendo si libera delle prime associazioni mentali tra immagini e realtà e va alla scoperta di un mondo che ha significati da interrogare alla luce del sole, attraverso strumenti consoni al mondo fanciullesco dove l’immaginazione è straordinariamente capace di farsi narrazione.

 

Pensare per immagini

Una suggestione sul ruolo dell’immagine nella consapevolezza della realtà l’ho ritrovata dentro le opere fotografiche e gli scritti di un artista del nostro secolo prematuramente scomparso: il fotografo Luigi Ghirri, la cui visione è sintetizzata in un sognante: “How to think in pictures”. Consigliatissima la visione del video sulla mostra dedicata all’artista al Maxxi di Roma.

Profonda l’analisi del pensiero di Ghirri che disegna Gerardo Regnani, di cui riporto un piccolo stralcio da un bellissimo scritto che trovate qui.

Ma ogni immagine, al di là dell’apparente familiarità del “contenuto” di superficie, può comunque rinviarci ad una rappresentazione mentale del fantastico, così come lo ha concepito Ghirri sulla base della lettura degli scritti di Roger Callois (1913-1978). Nell’universo narrativo cui si fa riferimento, il fiabesco si accosta alla realtà senza provocare particolari traumi, a differenza del fantastico che, all’opposto, rivoluziona scandalosamente il reale assumendo le forme di una “apparizione” sconvolgente… La fotografia, di fronte al riapparire di un panorama imperscrutabile, assume il ruolo di miracoloso strumento di conoscenza in un cosmo talvolta impenetrabile, divenendo così un rassicurante e metaforico “doppio” del mondo – tangibile o intellettuale – che è fuori di noi.

Alla forza metaforica dell’immagine, nel fumetto si aggiunge l’interdipendenza con la parola, ponendo il lettore a metà tra due linguaggi e completando le esigenze di entrambi nella forma del racconto. Le parole che escono dai fumetti hanno il potere di parlare, superano il limite degli scripta e si fanno suoni, onomatopee, perfino espressioni vivide e filosofie di pensiero disincantate e ironiche.
Da queste radici nascono variopinte e leggere scritture a fumetti, che hanno fatto la storia, l’hanno persa in giro, hanno utilizzato la parodia come mezzo per interpretare e sdrammatizzare personaggi ed eventi, così come mostrato in questo e nel correlato post, dall’equilibrista Francesco Caligaris.

Il mondo che conosciamo è un susseguirsi continuo di visioni o forse dovrei dire apparizioni virtuali e sfuggenti, rivisitate con mezzi digitali, parole disposte in architetture grafiche e immagini che non sempre concedono lo spazio della comunicazione. Oggi più che mai si rischia di essere come anestetizzati dalle percezioni visive, dimenticando quelle pause di riflessione necessarie per estrapolare significati. Nel fumetto, l’immagine che parla concede pause in un meraviglioso connubio di conoscenza e astrazione; qui la realtà delle cose non è una verità a tutti i costi, ma un semplice esistere con fantasia.

Le cose non hanno significato, hanno esistenza.
 Le cose sono l’unico senso occulto delle cose. -Fernando Pessoa-

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Immagine tratta da “the age of innocence”

N.B. A proposito di immagini non posso che soffermarmi ed essere grata al meraviglioso mondo virtuale “the age of innocence” da cui provengono molte delle illustrazioni che accompagnano questo e altri post. Grazie a @Cindiequindi per il suo innato gusto estetico!

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